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L’asso nella manica di Jurgen Klopp

Wembley. Inghilterra – Croazia, ultima partita del gruppo 4 della Nations League A 2019.

In palio, paradossalmente, ci sono primo e ultimo posto del girone.
Chi vince prende tutto, e va in semifinale. Chi perde è retrocesso.
Gli inglesi sono sotto 1-0, quando a 12 minuti dalla fine possono usufruire di una rimessa laterale in zona d’attacco. A incaricarsi della battuta è Joe Gomez, giovane terzino del Liverpool FC.
La rincorsa è lunga. La battuta ancor di più. Palla che arriva tesa, direttamente in area di rigore, all’altezza del dischetto. Dalla forza impressa al lancio sembra si tratti di un cross dal fondo, su cui si avventano un paio di giocatori di entrambe le squadre. In seguito ad una deviazione la palla arriva ad Harry Kane, sul secondo palo, che la rimette in mezzo precedendo l’uscita del portiere.
Un gioco da ragazzi per Jesse Lingard, al posto giusto al momento giusto, accompagnare la palla in rete per il gol del pareggio.
In molti potrebbero pensare che la rimessa laterale di Gomez fosse solo un tentativo disperato di acciuffare il pareggio, lanciando la palla in area e affidando tutto al caso.
In pochi in realtà sanno che però, dietro a quella scelta, ci sono ore di lavoro con un allenatore danese, detentore del Guinnes World Record per la rimessa laterale più lunga, che grazie alla sua curiosità e voglia di mettersi in gioco, ha fatto di questo fondamentale del calcio la sua professione, fino a ricevere la chiamata, nell’estate del 2018, dell’allenatore della squadra allora vice campione d’Europa, il Liverpool.

Quando ho saputo di Thomas, mi è stato chiaro che volevo incontrarlo; quando l'ho incontrato, era chiaro al 100% che volevo assumerlo.”
Jurgen Klopp

Come ti sei avvicinato a questa professione?

“Ho giocato per 14-15 anni a calcio, arrivando nella più alta lega danese di U19, in cui giocavo contro giocatori molto famosi come Thomas Gravesen, che in seguito giocò nel Real Madrid.
Avevo una ottima rimessa laterale, ero molto veloce, al punto che non ho mai perso una sfida in velocità durante la mia carriera da calciatore, ma non ero bravo abbastanza per poter diventare un calciatore professionista.
A metà degli anni ’90 ho cambiato sport, ed ho iniziato a praticare l’atletica, dove gareggiavo nelle gare di velocità sui 100 m, 200 m, 400 m e staffetta.
In queste discipline sono stato campione di Danimarca in diverse occasioni, entrando anche a far parte della nazionale danese.
Nel 2000 poi, con la mia squadra, abbiamo vinto l’oro nei Campionati Europei di Parigi, dove io ho corso gli ultimi 100 m.
Nel 2006 ho nuovamente cambiato sport passando al bob, pratica sportiva in cui prima di entrare sullo slittino per affrontare la pista ghiacciata a 140-150 km/h devi essere in grado di correre molto velocemente. Ho praticato il bob per 4 anni, viaggiando in tutta Europa, in Italia, a Cortina, Francia, ma anche Canada ed USA per esempio.
Ovviamente non ho mai abbandonato completamente il mio primo amore, il calcio, ho sempre guardato qualsiasi tipo di partite ed è proprio osservando molto che mi sono accorto quanto poco fossero allenate le rimesse laterali nel calcio: vedevo molti giocatori che non erano in grado di realizzare una rimessa laterale produttiva per la propria squadra, sia da un punto di vista tecnico che da un punto di vista tattico/strategico per cui ho iniziato ad approfondire questo tema e cercare di ampliare la mia conoscenza al riguardo così sono andato nella biblioteca locale per cercare libri che trattassero l’argomento, ma non ce n’erano.
Ho dunque deciso di mettere a disposizione di tutti le mie ottime abilità da giocatore al riguardo e ho tenuto il mio primo corso specifico per rimesse laterali nel 2004 con una squadra di Super Liga, il Viborg, mentre l’anno successivo ho iniziato a lavorare con l’FC Midtjilland.
Grazie alla visibilità che questi due club professionistici mi hanno dato, ho iniziato a lavorare con moltissime squadre di calcio, inizialmente erano tutte interessate allo sviluppo della capacità di battere rimesse laterali lunghe e questo era sicuramente dovuto al fatto che detengo il record mondiale di rimessa laterale più distante, con oltre 50 m di lancio, ma dal 2008 ho iniziato anche a lavorare su altri tipi di rimesse, quelle veloci e quelle “intelligenti” che possono essere
altrettanto letali ed efficaci se ben utilizzate, al pari di quelle lunghe.

Fino ad arrivare, più recentemente, alla chiamata del Liverpool…

Nel 2018, quindi dopo 10 anni di lavoro, ero con mia moglie in un centro commerciale e ricevetti una telefonata da un numero inglese. Inizialmente persi la chiamata ma poco dopo mi arrivò un  messaggio vocale su whatsapp <Ehi Mr.Gronnemark, buongiorno, sono Jurgen Klopp, del Liverpool.>
Riprovai subito a chiamare, senza risposta. Quando ero in macchina, sulla via del ritorno, il telefono  squillò nuovamente. E’ Jurgen, disse mia moglie.
Accostai subito la macchina e risposi alla telefonata che avrebbe potuto cambiare per sempre la mia vita professionale, e cosi fu.
Attualmente alleno 8 club nel mondo sulle rimesse laterali: oltre al Liverpool, con cui ho un contratto a tempo pieno, alleno tra le altre anche l’Ajax, il Midtjilland, il Gent e l’Atlanta United.
Per i miei allenamenti cerco di trarre informazioni utile da ogni aspetto del mio background professionale, e quindi anche dall’atletica e dal bob, cerco di essere sempre innovativo, faccio molte video analisi con gli allenatori, e cerco di rubare informazioni utili anche da altri sport, come il basket, che ho pratico un anno in passato e che ogni tanto pratico nei campetti di periferia, o il football americano.
Sono molti gli aspetti che influenzano il mio mestiere nel quotidiano.

Non sono il primo allenatore che pensa alle rimesse laterali, ma sicuramente sono l'unico allenatore che pensa sempre alle rimesse laterali

Quale è stato il motivo per cui Klopp ha voluto che entrassi a far parte del suo staff?

Quando Jurgen mi ha contattato ricordo ancora che disse: <<Abbiamo avuto una stagione molto buona quest’anno, siamo arrivati quarti in Premier League e stiamo stati finalisti della Champions League (persa poi con il Real Madrid, ndr), ma siamo stati poco efficaci nelle rimesse laterali, dove abbiamo perso moltissimi palloni. Ho tentato di lavorarci sopra, ma non ha funzionato.>>
Lui voleva dunque esattamente questo, aumentare la percentuale di possessi palla mantenuti in seguito a rimessa laterale.
Quando iniziai, questa percentuale era sotto al 50%, adesso siamo oltre al 75%.


Parlando del tuo lavoro con i vari club che mi hai elencato, quanto lavori con questi club?

Il tempo che impiego con ciascuna di esse varia da club a club. Per esempio con il Liverpool e con l’Ajax ho un contratto a tempo pieno, e con loro faccio visita alla squadra 6-7 volte durante l’arco della stagione durante le quali oltre al lavoro sul campo avviene anche un approfondito lavoro di video analisi con l’allenatore sulle rimesse laterali di tutte le partite precedenti.
Oltre alla questione contrattuale, con questi club diventa importante lavorare per tutta la durata della settimana perché a causa dei molti impegni creati dalla partecipazione alle coppe nazionali e internazionali, giocano ogni 3 giorni, e il tempo che possiamo dedicare alle rimesse laterali non è molto.
Negli altri club in cui non ho un contratto full time, invece, le visite si riducono a 3-4 durante l’anno ciascuna di queste per un periodo di massimo 3 giorni, in cui oltre al lavoro sul campo cerco anche di educare gli allenatori del club su come dovrebbero portare avanti il lavoro di addestramento ai loro giocatori.

Hai parlato di educazione agli allenatori per quanto riguarda l’insegnamento dell’esecuzione delle rimesse laterali. Allenando negli U12, ma anche l’anno passato negli U17, mi capita molto spesso di vedere bambini o ragazzi che non sono in grado di eseguire una rimessa laterale in maniera tecnicamente corretta.
A tua avviso come deve essere l’approccio di un allenatore di settore giovanile al riguardo?

Personalmente, oltre ai club professionisti, rivolgo il mio servizio ad ogni tipo di club e mi è capitato dunque di lavorare anche con squadre di bambini per esempio.
Il primo focus attentivo da parte dell’allenatore deve sicuramente partire da come eseguire una rimessa laterale correttamente dal punto di vista tecnico e dunque prima di tutto, insegno ai giocatori come avere una corretta tecnica di rilascio partendo dalla posizione standard con mani dietro alla testa e piedi a terra dietro alla linea.
Dopodichè, il secondo concetto chiave durante l’esecuzione di una rimessa laterale, ed è un concetto  sulla quale lavoro con ogni club, dai bambini di squadre dilettantistiche al F.C. Liverpool, è la precisione.
In molte partite di Serie A, di Premier League o addirittura di Champions League, ci sono moltissime rimesse laterali in cui il possesso viene perso a causa della poca precisione di chi rimette la palla in campo.
Se analizzi con attenzione le rimesse laterali che vengono battute noterai come spesso, anche quelle apparentemente più semplici, con un range di soli 5 – 10 m, siano molto poco precise, con palloni che arrivano al compagno all’altezza del ginocchio, del petto o della testa, tutte parti del corpo con cui il controllo, il dominio o la protezione della palla sono molto più difficili rispetto al piede.
Per questo una parte del mio lavoro, anche con i professionisti, è posta alla cura della precisione.
Quasi sempre, se non sempre, quando arrivo in un club e chiedo ai giocatori di prima squadra o giovanili se abbiano mai lavorato prima sull’aspetto della precisione in situazione di rimessa laterale la loro risposta è no.

E' per certi aspetti buffo per me vedere top player di livello mondiale provare ad essere precisi con le mani e incontrare difficoltà, ma questo è assolutamente normale, perché è una abilità che non hanno mai sviluppato prima perché nessuno, durante il loro sviluppo come calciatori, gli ha mai chiesto di farlo.

Quello della rimessa laterale è un aspetto che viene sottovalutato ma ritengo che debba essere
allenato al pari di altri aspetti del gioco, indipendentemente dal fatto che tu stia allenando a livello di attività di base, nel settore giovanile o in una prima squadra di professionisti.
Con questo non voglio dire che debba essere allenata sempre, ma sicuramente non può essere
ignorata come troppo spesso si vede.

In questo senso, come alleni le rimesse laterali in un club come il Liverpool, per esempio?

Inizialmente, quando lavoro sulla precisione, utilizzo esercizi molto molto semplici in forma graduale per quanto riguarda il livello di complessità.
Con il Liverpool siamo partiti proponendo giochi in cui un giocatore doveva colpire, battendo una rimessa laterale, dei semplici coni posti a differenti metri di distanza dal punto di battuta.
Sembra molto banale ma ti assicuro che non tutti riuscivano a colpirlo.

In seguito abbiamo aggiunto dietro a ciascun cono un compagno, il quale doveva ricevere la palla sui piedi, prima sul destro e poi sul sinistro ed eseguire un controllo orientato prima di trasmettere palla al compagno che ha effettuato la rimessa e scambiarsi i ruoli.

I tempi di esecuzione di questo esercizio sono molto brevi dunque questo ci permetteva di avere diverse stazioni di lavoro che eseguivano lo stesso esercizio con più giocatori per ciascuna di esse.

Questo ultimo tipo di esercizio è molto utile per lo sviluppo della precisione della rimessa laterale ma ha il difetto di essere troppo lontana dalla partita, motivo per cui, una volta affinata la precisione è necessario fare uno step in avanti: utilizzando la stessa identica struttura, per esempio, possiamo far partire il giocatore che deve ricevere il passaggio su rimessa non più, in forma statica dietro al cono, ma in corsa facendolo partire da una posizione differente.

Nei miei allenamenti al Liverpool per esempio i giocatori partivano dalla stessa posizione del giocatore che batteva la rimessa, vicino alla linea laterale. Con Klopp eravamo perfettamente consapevoli del fatto che in partita ciò non sarebbe mai potuto accadere, ma il nostro focus era solo sulla precisione della rimessa laterale in seguito allo smarcamento che il giocatore senza palla avrebbe eseguito, alla destra o alla sinistra del cono, a suo piacimento, motivo per cui non ci interessava molto del suo punto di partenza.

Quando abbiamo voluto rendere la situazione ancora più simile al contesto della partita abbiamo aggiunto un difendente dietro al cono che aveva l’obbiettivo di marcare in maniera passiva il compagno, seguendolo e facendogli sentire la pressione ma senza possibilità di contrastare il passaggio di ritorno.

Ovviamente il giocatore che riceve ha la possibilità di eseguire un altro tipo di giocata, eseguire un controllo con un posizionamento del corpo differente e giocare dall’altro lato del campo, oppure provare un dribbling. Durante l’anno alleniamo anche queste situazioni ma per adesso, ricordiamoci, ti sto descrivendo il primo fondamentale passaggio del mio lavoro, senza il quale non potremmo costruire nulla a livello strategico, che è la precisione, motivo per il quale in questi esercizi ci sarà sempre uno scarico di chi riceve verso chi ha battuta la rimessa.

Nel quinto ed ultimo step, il lavoro diventa invece molto più situazionale dei precedenti: il giocatore che riceve viene marcato attivamente dal difensore e dopo il passaggio di ritorno questi può e deve cercare di togliere tempo e spazio all’avversario che in precedenza ha battuto la rimessa laterale.

Nello stesso tempo, il suo compagno, effettuerà uno smarcamento aprendo una linea di passaggio in una posizione differente dalla linea di corsa del loro avversario.

Molto spesso si vede che, dopo aver giocato palla al compagno che ha battuto la rimessa, chi ha effettuato al passaggio rimane fermo con un atteggiamento passivo, invece è fondamentale fargli capire l’importanza di muoversi dopo aver giocato, per dare soluzioni di passaggio al compagno e per creare nuovi spazi liberi da poter attaccare per i suoi compagni.

Gli aspetti fondamentali nelle rimesse laterali, così come nel calcio in generale, sono proprio questi: tempo e, soprattutto, spazio.

Quando parli di spazi intendi, oltre agli spazi liberi da attaccare, anche le distanze tra i giocatori?

Assolutamente si, durante l’esecuzione di una rimessa laterale è fondamentale che, soprattutto inizialmente, prima ancora di battere, vengano rispettate certe distanze, perché senza di queste viene a mancare l’altro elemento fondamentale necessario, il tempo.

Più chi riceve palla è vicino a chi batte la rimessa e meno spazio e tempo a disposizione avrà per preparare la giocata successiva, e questo vale per chi riceve palla ma anche per chi ha appena battuto la rimessa nel caso di uno scarico, come appena descritto.

Negli esercizi che ti ho appena descritto e che facciamo con il Liverpool a livello di prima squadra il cono è posto solitamente a 9-10 metri da chi batte, con questi spazi si crea uno spazio di buone dimensioni per il giocatore in possesso.

Mi ha colpito una cosa riguardo alle situazioni di allenamento che hai appena descritto: solitamente vediamo rimesse laterali battute lungo linea, per minimizzare gli effetti negativi di una palla persa, mentre tu hai proposto esercizi in cui la rimessa veniva effettuata dentro al campo.

Giocare una rimessa dentro al campo è ovviamente più pericoloso rispetto all’esecuzione della stessa lungo la linea dell’out ma se guardiamo questa giocata da una prospettiva differente è la cosa peggiore che tu possa fare: in quel momento la palla è in tuo possesso, sicuramente devi preoccuparti del tuo atteggiamento in caso di perdita del controllo, ma il tuo focus principale dovrebbe essere come poter trarre maggiori benefici da quella situazione e giocandola in quella zona di campo è più facile perdere la palla che trarre benefici.

Spesso vedo squadre che giocano lungo linea solamente per mancanza di alternative, perché non sanno come altro sfruttare la situazione di possesso.

Giocare dentro il campo senza strategia è chiaramente pericoloso, ma farlo con cognizione di causa invece può essere molto produttivo ed è qui che entra in gioco la mia parte di lavoro, relativa alla creazione di strategie ma soprattutto alla creazione di tempi e spazi e di come sfruttarli.

Nell’analisi delle partite, si è solite dividere il campo in tre zone: la zona di costruzione, la zona di rifinitura e la zona di finalizzazione. L’esecuzione di una rimessa laterale cambia a seconda della zona di campo in cui viene eseguita? E in che modo?

Chiaramente quando batti una rimessa laterale nel tuo terzo di campo il grado di pericolosità è molto elevato, perché se perdi palla il rischio di subire un gol è maggiore che nelle altre zone di campo.

Con il Liverpool quest’anno abbiamo segnato 13 gol in situazione di rimessa laterale, tre dei quali sono avvenuti durante una rimessa avversaria vicino alla loro area, quindi si, certamente hanno un alto coefficente di rischio.

Un altro aspetto che differenzia le rimesse laterale nel proprio terzo di campo rispetto alle altre è l’angolo a disposizione per poter giocare la palla che è certamente minore rispetto alla zona 2, dove hai un angolo di 180° a disposizione o della zona 3, dove puoi giocare con più facilità la palla dentro all’area di rigore.

Diventa però importante riuscire a gestire e giocare con coraggio le rimesse laterali vicino alla propria porta perché uscire dalla pressione avversaria potrebbe aprirti molti spazi da attaccare in

zona 2 o in zona 3, magari anche in situazione di parità o superiorità numerica, a seconda dei giocatori portati in pressione dagli avversari.

In zona 2, come ti dicevo prima, grazie al maggior angolo a disposizione, hai maggior spazio e opzioni di passaggio per poter giocare, dunque è piu semplice, attenzione, dico più semplice, e non semplice, mantenere il possesso subito dopo la rimessa.

In zona 3, invece, la particolarità ovviamente sta nel fatto che se sei in grado di consolidare il possesso potresti avere ottime chance di concludere a rete e magari anche segnare un gol.

In questi casi l’obbiettivo è sempre quello di creare spazi liberi da attaccare, possibilmente dentro all’area di rigore, dove l’avversario è per forza di cosa condizionato nell’intervenire.

Oltre ad una distinzione sulla base della zona di campo, possiamo fare ulteriori distinzioni nelle rimesse laterali?

Io distinguo le rimesse laterali in tre tipi: le rimesse lunghe, quelle veloci e quelle intelligenti.

Penso che essere in grado di battere rimesse laterali lunghe sia molto importante per ogni squadra, per il semplice fatto che riuscire a raggiungere una lunga distanza ti permette di avvicinarti il più possibile alla porta avversaria.

In ogni squadra, che sia prima squadra ma anche in una squadra giovanile di U12 o U13, non avere nessun giocatore in grado di battere una rimessa laterale lunga è uno svantaggio, perché non raggiungerai mai un’area giocabile ampia e pertanto per la squadra avversaria sarà molto più semplice portare il pressing.

Per quanto riguarda quelle veloci solitamente si pensa che battere una rimessa velocemente sia sempre la cosa migliore e che porti sempre dei vantaggi. In realtà non è cosi, ci sono casi in cui battere la rimessa veloce è senza dubbio la cosa migliore che tu possa fare, per sfruttare un mal posizionamento della difesa avversaria, per esempio, ma ci sono altri casi in cui è la cosa peggiore che tu possa fare, perché se la ripresa del gioco avviene in una zona dove la pressione avversaria è molto forte si ottiene esattamente l’effetto opposto. Parte del mio lavoro è anche quella di insegnare ai giocatori a riconoscere quando è utile battere una rimessa laterale velocemente e quando no.

Alcune volte bisogna aspettare anche 6-7 secondi per generare lo spazio di cui hai bisogno per essere pericoloso o semplicemente per mantenere il possesso.

Per quanto riguarda le rimesse laterali intelligenti, si tratta di 30-40 schemi che ho studiato e realizzato nel tempo, a seconda della posizione in campo in cui essa avviene.

È importante però sottolineare che queste distinzioni (rimesse lunghe, veloci e intelligenti) sono per me strumenti per allenare chi batte le rimesse ad essere più intelligente a riconoscere la situazione di gioco e selezionare la migliore opzione fra quelle disponibili.

Dunque non tutte le rimesse laterali vengono eseguite come schemi studiati e provati in allenamento, come per esempio accade nel basket dove i giochi offensivi vengono raccolti da ogni allenatori nei proprio playbook che consegnano ai proprio giocatori affinché li studino e apprendano nel vero senso della parola per poi attuarli in partita…

Esatto, non tutte le rimesse sono preparate a tavolino con movimento prestabilite, anzi, posso sicuramente dire sono un numero limitato.

Solamente con Ajax e Liverpool, con la quale ho anche più tempo per lavorare, prepariamo alcune soluzioni specifiche, ma la maggior parte sono lasciate alla creatività e fantasia dei giocatori che con i loro movimenti e la loro comprensione del gioco devono creare spazi.

Penso che sia molto più importante, e anche questo è un concetto che vale tanto per le prime squadra quanto per i settori giovanili, che i giocatori abbiano le basi di conoscenza utili per sapere come muoversi per creare uno spazio, per se stessi, ma anche per i propri compagni, e per farlo talvolta devi effettuare uno spostamento di anche 10 – 15 metri.

Un altro aspetto fondamentale del mio metodo di insegnare le rimesse laterali è che devono essere viste e pensate dai giocatori come un concetto di squadra e non di singolo perché il giocatore che effettua una corsa per generare spazio ha la stessa importanza del giocatore che riceve il pallone.

Riguardo a questo aspetto della corsa per generare spazio utile, penso che uno degli esempi pratici più concreti sia il gol di Firmino in Wolverhampton – Liverpool, dove durante la rimessa, per far si che la palla arrivasse nei piedi di Salah sono stati necessari movimenti di tre compagni differenti. E’ corretto?

Certamente, senza dubbio.

Se guardi quell’azione può sembrare a prima vista che siamo stati fortunati a segnare, perché prima del gol Salah ha vinto un rimpallo al limite dell’area e ovviamente, quando c’è un contrasto diretto, c’è sempre imprevedibilità perché la palla può finire ovunque, ma in realtà abbiamo creato un sacco di spazio per Momo e più hai spazio, più hai possibilità di essere fortunato.

È molto molto importante fin dal settore giovanile, come detto prima, che i giocatori comprendano l’importanza di ciascun movimento e i benefici a livello collettivo che questi movimenti generano, e che non importa quale giocatore della squadra riceverà la palla, perché l’importante è che la squadra, come collettivo, ne abbia il possesso.

Come avviene la scelta del lavoro da realizzare con la squadra e delle varie tipologie di rimessa laterale sulla quale lavorare? Mi spiego meglio, che tipo di relazione viene instaurata tra il tuo lavoro e il modello di gioco dell’allenatore della squadra in cui ti trovi ad operare?

Cerco sempre di modellare il mio modo di allenare con i principi della squadra in cui alleno.

Se guardi le rimesse laterali delle squadre in cui opero, il 70% delle rimesse sono uguali, il restante 30% è adattato sulla base delle richieste dell’allenatore e le caratteristiche dei giocatori.

Parlo molto con i vari manager, con i giocatori e utilizzo molto la video analisi. Solitamente sottopongo ai giocatori 10 minuti di video analisi in cui cerco di fargli capire i benefici dei loro movimenti, fatti o che avrebbe potuto fare, mentre le analisi che faccio con gli allenatori possono raggiungere anche i 45 minuti o anche di più.

Cerco sempre di avere molto dialogo con ogni allenatore, non inizio mai a lavorare con una squadra dicendo “se volte migliorare dovete fare così”.

E' importante dare un significato a quello che si fa capendo dove e in che modo intervenire, adattando il lavoro allo stile di gioco della squadra.

Trovo che un aspetto fondamentale, anche per i settori giovanili, sia quello di filmare ogni partita perché il giocatore può cosi vedere la situazione in maniera più chiara rispetto a quando siamo in campo, dove la nostra percezione è differente. A volte noto che le situazioni vengono riproposte dall’allenatore sulle lavagnette ma non è la stessa cosa, con il video sono in grado di rendermi conto sicuramente meglio dello spazio che ha generato il mio movimento e i compagni che ne possono beneficiare, o viceversa.

Per farti un esempio pratico di quanto sto dicendo, con il Midtjilland, che ha una squadra fisicamente forte, abbiamo segnato 35 gol nelle ultime 4 stagione con le rimesse lunghe, ma se guardi le partite del Liverpool non le utilizziamo quasi mai perché giocare costantemente con la rimessa laterale lunga non è adatta allo stile di gioco del Liverpool.

Oltre al modello di gioco della squadra, le scelte sono influenzate anche dalle caratteristiche dei singoli giocatori? Immagino che se una squadra avesse in rosa un giocatore con la capacità di battere le rimesse come Rory Delap, il discorso potrebbe cambiare…

Certamente teniamo molto in considerazione le caratteristiche dei singoli giocatori per progettare l’obbiettivo da raggiungere e le modalità di rimessa con la quale una squadra può ottimizzare i propri punti di forza, anche se poi, per quanto riguardo l’allenamento specifico di rimesse laterali, non c’è alcuna distinzione fra i giocatori, e tutti partecipano alle sessioni, indipendentemente dal ruolo, perché è fondamentale che tutti i giocatori siano in grado di battere una rimessa laterale correttamente.

Se fai attenzione, durante una partita del Liverpool, potrai vedere che si alternano alla battuta fino a 8 giocatori differenti durante un match, proprio per il fatto che durante l’allenamento tutti quanti vengono istruiti su questo fondamentale.

Questo vale per ogni tipo di rimessa che viene allenata. Nel caso di allenamento sulla rimesse laterali lunghe ho visto miglioramenti di alcuni giocatori che hanno ampliato la lunghezza delle loro rimesse in modo straordinario. Robertson, al Liverpool, ha iniziato a battere le rimesse laterali con una gittata di 19 metri ed era un parametro molto basso per un professionista come lui, ma con l’allenamento è migliorato fino a 27 metri.

Tornando al discorso delle caratteristiche dei singoli, ovviamente, viene data molta enfasi alle qualità dei calciatori, facciamo attenzione ad individuare chi è bravo nelle rimesse laterali ma anche ha un buon primo controllo perché ai fini del mantenimento del possesso o della creazione di occasioni è altrettanto importante che chi riceva la palla abbia un ottimo dominio della palla.

In questo senso il basket ci aiuta molto a capire questo concetto: quando viene battuta una rimessa la palla non va mai nelle mani del centro, che è solitamente (anche se non sempre nel basket attuale) giocatore di grande stazza fisica ma con una mano più “ruvida”, ma nelle mani di una delle due point-guard.

E’ altrettanto vero però, che se hai in rosa Peter Crouch sarebbe intelligente pensare di giocare molte rimesse laterali lunghe per sfruttarne la stazza fisica, indipendentemente dal modello di gioco utilizzato.

Diciamo che in linea generale quando arrivo in un club guardo sempre a cosa ciascun calciatore deve migliorare in particolar modo e lavoro sempre con tutti, perché è difficile utilizzare al meglio una rimessa laterale se tutti i giocatori non sono a conoscenza dei benefici che può portare.

Una volta consolidata la tecnica e la precisione di cui abbiamo parlato in precedenza, cerco di fare in modo che l’allenamento sia per i giocatori il più stimolante possibile: utilizzo porticine in cui i giocatori possono segnare creando degli small sided games, situazioni di 5vs5 per esempio, in cui la palla viene messa in gioco sempre con una rimessa e tutti i giocatori della squadra si devono alternare nell’esecuzione. In questa maniera i giocatori si divertono ma, avendo una scopo, sollecitano anche la tecnica e la competizione. In questa maniera per loro è ancora più motivante.

Anche se sono un allenatore specializzato su questo aspetto, non posso dimenticare che non si tratta solo di rimesse laterali, ma che sono strettamente legate al gioco, per cui cerco sempre di creare situazioni in cui i giocatori possano imparare divertendosi.

Certamente devo anche lavorare sulla tecnica della rimessa, ma se facessi solamente questo, i giocatori si annoierebbero e il mio allenamento perderebbe di efficacia.

Nella tua esperienza al Liverpool, in che momento alleni le rimesse, all’interno della singola seduta?

Solitamente dopo il riscaldamento o alla fine dell’allenamento stesso, il momento varia sulla base della durata della seduta, dell’obbiettivo della stessa e della distanza dalla partita successiva.

Che tipo di allenatore è Jurgen Klopp, visto da vicino?

E’ un’ottima persona, è sempr molto gentile, simpatico, scherzoso, e soprattutto disponibile.

Inoltre è subito chiaro quando lo conosci che ha una grande attenzione ai dettagli.

Quando mi ha chiamato mi ha detto che al Liverpool avevano avuto una buona stagione, avendo terminato la stagione classificandosi al quarto posto in Premier ed essendo stati finalisti in Champions League, ma che per migliorarsi ancora avrebbero dovuto, fra le altre cose, migliorare la percentuale di possessi mantenuti in seguito a rimesse laterali e quando mi ha contattato non mi ha mai detto cosa avrei dovuto fare, ma si è messo ad ascoltare quelli che erano i miei consigli al riguardo, e quella di saper ascoltare è secondo me una delle più grandi qualità di Klopp.

Quando parli di innovazione la gente pensa che si tratta solo di avere buone idee, ma per me una qualità fondamentale che si deve avere è proprio quella di saper ascoltare, e questo è fondamentale quando sei un coach, saper ascoltare il proprio staff ma anche i giocatori stesso perché anche loro possono avere delle grandi nuove idee.

Se devo evidenziare la più grande virtù di Klopp è proprio questa, lui ascolta, ha una mente aperta, vuole essere sempre innovativo e non si definisce mai come il migliore, ma ha l’umiltà e la capacità di ascoltare i pareri di chi lo circonda come fonte di miglioramento e nuove idee.

E per quanto riguarda gli allenamenti? Cosa è che balza subito all’occhio negli allenamenti del Liverpool?

Nella mia vita ho lavorato anche come consulente esterno per 500 compagnie in Danimarca, ero una sorte di motivatore chiamato per ottimizzare dinamiche e risultati aziendali e ti posso dire che la prima cosa che uno nota guardando un allenamento del Liverpool è la mentalità e la cultura che Klopp ha saputo trasmettere ed instaurare.

C’è un equilibrio fantastico tra il lavoro ad alta intensità e il divertimento.

Se sei troppo serio o se non sei serio affatto questo non è produttiva per la squadra,

non si tratta di seguire uno schema predefinito, con giorni alternati di serietà e di lavoro serio, nel Liverpool questa è la cultura del club, avviene ogni giorno, ed è fantastico fare parte di questa cultura.