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Leggere fra le righe

La prima volta di cui ho memoria in cui ho sentito parlare del concetto delle “Cinque corsie verticali” è stato leggendo il bellissimo libro “Herr Pep” di Martì Perarnau (Libreria dello Sport, 2015).

Da allora parlare di spazi centrali, spazi intermedi e spazi laterali è diventato d’uso piuttosto comune all’interno del mondo del calcio, tanto che non è inusuale notare, fra i campi dei centri d’allenamento delle squadre di massimo livello, il sistema di linee di demarcazione ideato da Guardiola ed in grado di dividere i campi da gioco in 5 settori verticali, cinque corsie, per l’appunto.

Più o meno da allora sono emersi differenti tipi di approccio sulla base di questo concetto. Uno dei più conosciuti è sicuramente il sistema che prevede la divisione dell’ampiezza del campo in tre parti; le due ali e il centro. Louis van Gaal ha differenziato questa struttura attraverso un’ulteriore divisione dello spazio di gioco attraverso tre zone orizzontali (primo, secondo e ultimo terzo di campo) che creano 18 rettangoli, 6 verticali e 3 orizzontali, in cui i giocatori hanno determinati compiti e responsabilità per ciascuno di essi.

Di queste diciotto sezioni, la zona centrale sulla linea di trequarti, la zona 14, è considerata da molti un elemento cruciale del gioco. 

Più recentemente ha creato invece piuttosto scalpore, specialmente qui in Italia, la dichiarazione di Thiago Motta, attuale tecnico del Bologna, che ai tempi in cui allenava nelle giovanili del PSG per primo offrì una differente prospettiva nella lettura del proprio sistema di gioco parlando di 2-7-2, facendo riferimento al numero dei giocatori della propria formazione che occupavano il campo secondo un’interpretazione dello stesso con una divisione in tre settori, due laterali ed uno centrale.

Ma perchè si è sviluppata questa tendenza? E soprattutto qual è il pensiero dietro ad ognuno di essa? 

Cambiando la prospettiva del modo di leggerlo, il 4-1-4-1 può essere interpretato, guardandolo da sinistra a destra, un 2-7-2
La zona 14

Nell’analisi tradizionale, prima della divisione nei citati canali verticali, il campo veniva idealmente suddiviso in una griglia di 18 rettangoli formata dall’intersezione di sei zone orizzontali e tre verticali. 

Di queste 18 sezioni, la Zona 14, chiamata anche The Hole, è stata classificata come quella con maggior incidenza nella fase di finalizzazione di una squadra. Situata al centro del campo, immediatamente fuori all’area di rigore avversaria, la zona 14 è statisticamente il rettangolo che aiuta di più le squadre a segnare. 

Durante gli anni ’90 e i primi anni 2000, alcune ricerche mostrarono che la Zona 14 fu un fattore di grande differenziazione fra le squadre vincenti e quelle non vincenti: le due squadre di maggior successo dell’epoca, la Francia vincitrice della Coppa del Mondo e il Manchester United, vincitore del treble Premier League, Champions League e FA Cup nel 1999, ebbero le migliori prestazioni all’interno di quella zona, poiché fu l’area chiave da cui vennero prodotti la stragrande maggioranza degli assist per i gol segnati da entrambe le squadre.

I passaggi effettuati dalle squadre considerate vincenti provenienti dalla Zona 14 erano mediamente 25 a partita, a fronte dei soli 15 delle squadre “normali”. Di questi il 70% era diretto verso l’area di rigore. Negli ultimi anni è stato riscontrato che in Premier League il 75% degli assist vincenti proviene proprio dalla Zona 14.

Entrare in questo settore di campo, ovviamente, non è però la sola cosa da fare. Risulta fondamentale per esempio, non “sostare” troppo tempo all’interno di questo spazio. Farlo diminuirebbe rapidamente le possibilità che si vengano a creare situazioni di potenziale pericolo per gli avversari. Ciò è dovuto al fatto che gli avversari avrebbero il tempo di arretrare e compattarsi, formando un blocco difensivo davanti alla propria porta difficile da scardinare. 

E’ stato calcolato che “transitare” all’interno della Zona 14 per meno di 2.7 secondi porta mediamente ad una conclusione verso la porta, mentre un’azione che si sviluppa in questo settore per più di 8 secondi non porterà a nessun tentativo di conclusione verso la porta.

La Zona 14, inoltre, è per via del suo collocamento all’interno dell’ideale griglia, la posizione che offre l’angolo di passaggio più ampio nonchè l’opzione migliore per calciare, trovandosi centrale di fronte alla porta.

Mappa della zona 14 nel calcio

Molte squadre, insomma, hanno iniziato a posizionare i loro migliori giocatori all’interno di questa zona – si pensi a Zidane, Ronaldinho, Bergkamp per esempio – ma ovviamente le squadre avversarie hanno iniziato a rispondere schierando a loro volta centrocampisti con maggior attitudine difensiva per contrastarli direttamente intasando la zona di trequarti, penso a giocatori come Makelelè, Gravesen, Vieira, Roy Keane.

Ancora una volta, allora, le squadre offensive si sono dovute adattare, trovando spazi alternativi per trovare giocatori liberi in zone strategicamente vantaggiose. In questo senso gli half-spaces sono fin da subito sembrati la risposta migliore.

I 5 corridoi verticali: l’importanza della zona centrale

La struttura del campo in cinque corridoi verticali è una divisione più focalizzata sugli eventi tattici, sulle aree strategiche chiave e sulle differenti situazioni di gioco. 

Le ampiezze degli spazi tendono a variare in funzione delle scelte di ogni allenatore e dei propri principi, tuttavia, la maggior parte delle volte, essendo una zona particolarmente strategica, la parte centrale tende ad essere leggermente più grande delle altre.

"Voglio tanti giocatori in mezzo al campo. Secondo me è li che deve trovarsi la maggior parte della mia squadra." Pep Guardiola

Il centro è – come negli scacchi – visto come la zona principale del campo. Chi controlla il centro, controlla il gioco. Si può facilmente spiegare il perché con alcuni esempi.

Prima di tutto nel settore centrale la libertà di scelta è maggiore. Non c’è alcun confine creato dalla linea laterale. Ogni giocatori ha circa otto direzioni di gioco possibili per giocare palla e far progredire il possesso (avanti, indietro, sinistra, destra e quattro linee diagonali). Sugli esterni, invece, le direzioni possibili di giocata sono solo cinque direzioni (in avanti, indietro, in orizzontale verso il centro e in diagonale, sempre verso il centro del campo, in avanti o indietro). 

Una squadra che basa il proprio gioco sulla creazione di una maggiore presenza al centro del campo avrà molte più scelte e di conseguenza avrà la possibilità di essere anche più dinamica. L’avversario inoltre dovrà avere cura di difendere difendere non solo la zona centrale , ma anche entrambe le corsie esterne in quanto direttamente raggiungibili. 

D’altra parte, la parte centrale del campo si caratterizza per avere molta densità di giocatori, quindi generalmente c’è meno tempo per prendere decisioni quando un giocatore si trova in fase di possesso. Inoltre, un eventuale possessore, ha anche molto più spazio da dover rilevare nell’effettuare la propria giocata, avendo un angolo di giocata di 360°. Il poco tempo a disposizione per effettuare la giocata, unita alla sfida della mancanza di spazio a causa dell’elevata densità, sono situazioni che non si verificano generalmente sulle fasce, dove la struttura dell’avversario è solitamente meno compatta rispetto al centro. Inoltre all’esterno basterà guardare solamente a 180° per vedere tutto il campo. 

Ma perché ci dovrebbe essere un’ulteriore divisione degli spazi in verticale identificando due half-spaces fra zona centrale e corsie laterali?

Gli spazi intermedi 

I cosiddetti half-spaces in realtà ci sono sempre stati, solo che prima non ne era mai stata evidenziata l’importanza. Si è creata maggior attenzione – e rilevanza – proprio grazie alla diffusione dei principi del gioco di posizione. 

I passaggi negli spazi intermedi riescono a combinare i vantaggi dei passaggi verticali con quelli delle trasmissione orizzontali.

Le giocate verticali sono il modo più veloce per guadagnare spazio. Tuttavia la visuale del campo del ricevitore risulterà piuttosto limitata per via della direzione del passaggio poiché si troverà con le spalle alla porta avversaria senza possibilità di vedere ciò che sta succedendo dietro di lui. Inoltre, con pressione di un difensore, sarà costretto a giocare a muro verso un compagno che si troverà in posizione più bassa.

I passaggi orizzontali invece servono principalmente a spostare il gioco o a cambiare lato del fronte d’attacco, ma non permettono di guadagnare spazio in avanti.

Un passaggio diagonale verso gli half-spaces, invece, è in grado di far guadagnare spazio in avanti spostando contemporaneamente il lato del gioco, fornendo al ricevitore del passaggio anche un buon campo visivo per effettuare la giocata successiva. L’avversario dovrà regolare sia la propria direzione che la propria altezza e anche i singoli giocatori all’interno del reparto dovranno reagire al passaggio in modo leggermente diverso, aumentando il rischio di errori.

Un movimento in diagonale del difensore è anche solitamente più lungo di uno spostamento in verticale o in orizzontale (non in termini assoluti, ovviamente). Una squadra che si schiera con una linea di 4 attaccanti contro una linea difensiva di pari numero, con i quattro giocatori offensivi che si dispongono davanti ai propri avversari, consente all’avversario un facile accesso per poter portare pressione sull’uomo. 

Se invece il posizionamento degli attaccanti è tale da occupare le zone intermedie fra i difensori, le distanze per poter accorciare sull’uomo saranno più lunghe, oltre al fatto che la natura del posizionamento intermedio è quella di mettere un dubbio agli avversari su quale dei due giocatori ad equa distanza dall’uomo dovrà uscire per portare pressione.

I mezzi spazi hanno il vantaggio di essere vicini alle altre zone e di offrire più scelte all’attaccante; Si può quindi combinare con giocatori dalle fasce e dal centro. Qualcuno potrebbe obiettare che vale lo stesso per il centro, ma in realtà la zona centrale non offre la stessa potenzialità di sinergia.

Se i giocatori scivolano tutti al centro, allora manca il potenziale per spostare la palla su una delle due zone di fasce.  Quello che solitamente accade è che entrambe le ali forniscono ampiezza calpestando la linea laterale, ma questa distanza dilatata porta, a meno si casi di palla libera, che questi due giocatori non riescono ad essere una veloce possibilità di combinazione per il giocatore in possesso. Nei semispazi è diverso.

Il semispazio è vicino all’esterno. Il giocatore largo più vicino è quindi una possibilità di gioco diretta e non troppo distante, così come i giocatori che si trovano invece nella zona centrale.

Gli spazi intermedi hanno dunque una natura molto collettiva. Offrono la possibilità di combinazioni diagonali rapide e strategiche, gli effetti di un campo visivo migliore per chi riceve il passaggio ed una varietà di giocata nel contesto di una squadra. 

Mappa delle possibilità di passaggio e delle zone di campo più velocemente accessibili per ciascuno dei cinque corridoi verticali
Noi sviluppiamo il nostro gioco sfruttando questi cinque corridoi. La cosa fondamentale è che l'ala e il terzino non si trovino mai nella stessa corsia. In base a come si posiziona il difensore centrale, il terzino e l'ala sul lato devono farsi trovare in una o l'altra delle due corsie disponibili. L'ideale è che se il centrale si libera in mezzo, il terzino si fa trovare nella corsia di fianco, quella interna, e l'ala rimane larga in fascia, quasi sulla linea laterale, così che possa facilmente ricevere il pallone. Se riesci a raggiungere l'ala direttamente allora hai saltato l'intero centrocampo avversario e, anche quando il pallone viene perso, la posizione interna del terzino permette di chiudere immediatamente lo spazio. L'idea è che i nostri movimenti forzino un cambio di strategia nei piani dei nostri avversari. Il nostro terzino si accentra, portandosi la loro ala con sè. Se l'ala non lo segue, hai un passaggio comodo a un uomo smarcato. Se è la loro mezzala ad accorciare per coprirlo, allora il nostro centrocampista offensivo non è marcato, e così via.
Pep Guardiola
Herr Pep
L'occupazione di tutti e cinque i canali verticali del Manchester City
Le corsie esterne

"Che cos'è la difesa? Difendere è una questione di quanto spazio devo difendere. Tutto ruota intorno ai metri, tutto qui."

In questa intervista, Johan Cruyff definisce la difesa una questione di spazio da difendere. Il posizionamento degli attaccanti vicino alla corsie laterali è il principale mezzo tattico per mettere in crisi ogni linea difensiva.

Con gli esterni in massima ampiezza, le squadre costringono gli avversari a difendere un’area più ampia, creando maggior spazio al centro del campo per i giocatori più centrali. Ciò è particolarmente efficace quando le squadre giocano contro avversari che cercano di difendere un’area ristretta, in quanto può rendere più difficile per loro difendere in modo efficace.

Inoltre, come accennato in precedenza, occupare queste zone risulta strategicamente importante anche per il fatto che solitamente in questi canali i giocatori godono di maggior tempo e spazio di giocata dovuto alla poca densità che solitamente si trova in queste zone.

Esistono poi motivazioni che vengono sostenute anche da recenti studi statistici. Con l’avvento del gioco di posizione, le squadre hanno reagito fondamentalmente con due tipi di atteggiamenti difensivi: il primo, più “attivo” che consiste in una forte e coraggiosa difesa a uomo a tutto campo, e la seconda, decisamente più reattiva che prevede una fase di non possesso impostata con un blocco di squadra molto corto e compatto, difficile da scardinare centralmente.

 Nell’ultima edizione della Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022 ci sono stati 45 gol segnati da situazioni di cross, quasi il doppio dei soli 25 del 2018. Inoltre, è stato registrato anche un aumento del 12% dei tentativi in porta da cross.

Mappa comparata dei tiri provenienti da rifinitura laterale (in rosso le conclusioni, in azzurre le reti) delle ultime due edizioni della Coppa del Mondo FIFA

L’ex centravanti vincitore della Coppa del Mondo Jürgen Klinsmann ha fornito la sua personale interpretazione addicendo al fatto che era molto difficile per le squadre che difendevano con un blocco compatto far uscire i loro terzini per contrastare i cross degli attaccanti esterni avversari.

“Negli anni precedenti, uno dei compiti più importanti per un terzino destro o sinistro era quello di bloccare i cross”, ha detto. “Ma ora, con le squadre che difendono centralmente e strette nei blocchi centrali e bassi, i terzini giocano molto vicino ai loro difensori centrali per proteggere lo spazio interno. Questo rende difficile per loro uscire sui canali esterni abbastanza velocemente per fermare i cross o per portare una pressione sufficientemente forte sugli esterni per ridurne la qualità dei passaggi”.

Anche quando le squadre difendono la profondità con blocchi bassi infatti, affrontano un problema simile a quello che si trovano di fronte quando si tratta di portare una pressione più forte sul giocatore in possesso per fermare o influenzare la qualità del cross: se il difensore decide di rompere il blocco ed accorciare sull’avversario, può lasciare spazio a quest’ultimo per giocare verso lo spazio intermedio adiacente o verso il centro dell’area, dove la difesa si troverà con un giocatore in meno; se invece deciderà nel blocco difensivo renderà più semplice il compito dell’avversario.

Klinsmann crede che le modalità per difendere sui canali esterni rimarrà un enigma per gli allenatori in futuro. Per i centravanti, invece, lo sviluppo laterale presenterebbe grandi opportunità.

“I difensori centrali al giorno d’oggi sono più abituati a difendere quando la palla è davanti a loro che non quando arriva dai lati. Sui cross sono spesso molto statici, il che significa che un buon tempismo e un buon movimento da parte dell’attaccante, combinato con la capacità di crossare con qualità, possono essere molto difficili da difendere e diventare grandi opportunità per segnare”, ha aggiunto.

Un’analisi, quella del tedesco, che ha trovato d’accordo anche Arsene Wenger: “Il centro è diventato molto bloccato perché molte squadre hanno iniziato a difendere con blocchi bassi e i cross sono più difficili da difendere”.

 
Le modifiche di Vincent Kompany al Burnely

In una recente intervista di inizio stagione è stato chiesto a Vincent Kompany, attuale tecnico del Burnley, il motivo delle nuove linee disegnate sul terreno del campo di allenamento del club.

Il belga, assunto alla guida dei Clarets durante l’estate 2022, è per tre stagioni il capitano della squadra sotto Pep Guardiola al Manchester City e dunque ne conosce molto bene benefici e modalità operative per ottenerli.

“E’ diventato abbastanza comune segnare il campo di allenamento” ha dichiarato al Burnley Express. Osservando le foto del campo da gioco però si possono notare due ulteriori aggiunte alla classica divisione in 5 corrodoi.

La prima è rappresentata da due linee orizzontali in ciascuna trequarti che dividono la metà campo in due ulteriori metà. “Tracciamo linee orizzontalmente per cercare di segnare quella che si chiama la doppia linea delle 18 yard (la linea della “doppia area di rigore”) in maniera tale da sapere a partire da quando iniziamo la marcatura durante le combinazioni centrali avversarie, quando contrattaccare il pressing e così via”.

La seconda modifica invece è una doppia linea dentro l’area di rigore che congiunge il palo della porta al vertice dell’area, tagliando l’angolo dell’area piccolo. “Per quanto mi riguarda, mi piacciono le linee da fuori area agli angoli dei pali, perché è lì che devono finire i tuoi attaccanti per segnare gol, è dove devono finire i tuoi esterni per segnare gol.”

Panoramica aerea del campo d'allenamento del Burnley