I due principali tipi di copertura utilizzati nel calcio sono la marcatura a uomo e la marcatura dello spazio. In questo articolo mi concentrerò sulle diverse varianti e caratteristiche della marcatura a uomo, analizzandone vantaggi e svantaggi.
Cenni storici sulla marcatura a uomo
Juanma Lillo, attuale vice di Guardiola al Man City, sostiene che il miglior libro di tattica calcistica che sia mai stato scritto sia il regolamento. In effetti sono molte le innovazioni tattiche che negli anni sono state implementate in seguito ai diversi cambi di regole adottati dall’IFAB.
Agli albori del calcio il sistema utilizzato per controllare il gioco avversario era una rudimentale zona: l’inventore del sistema di controllo a uomo viene storicamente individuato in Herbert Chapman, allenatore dell’Arsenal dal 1925 al 1934 e ideatore del WM.
In seguito alla modifica della regola del fuorigioco introdotta nel 1925, secondo cui erano sufficienti due giocatori dietro la linea dell’attaccante e non più tre, Chapman ideò una maniera differente di difendere, interpretando la fase di non possesso con un’ottica in cui ogni giocatore non si limitava ad occupare una determinata zona di campo, ma realizzava una specifica funzione.
In un’era in cui la formazione 2-3-5 era la norma, Chapman introdusse un terzo difensore in maniera tale che potesse difendere individualmente il riferimento centrale degli avversari, impiantando una prima forma di sistema di marcatura a uomo che andava a sostituire la difesa zonale abitualmente utilizzata a quell’epoca. La marcatura a uomo dominò quasi integralmente la scena fino agli inizi degli anni ‘60, quando (ri)apparvero i primi esperimenti di difesa maggiormente orientata sul controllo dello spazio. Le squadre iniziarono a sfruttare schemi difensivi zonali e a implementare strategie di pressing, riducendo la dipendenza dalla marcatura individuale. Da allora le due filosofie hanno convissuto con alterne fortune e, soprattutto, infinite ibridazioni.
Con l’evolversi del gioco la marcatura a uomo divenne sempre più selettiva e mirata, con i difensori che si concentravano maggiormente sui giocatori considerati come elementi chiave degli avversari.
Nel calcio contemporaneo, la marcatura a uomo è tornata ad essere una componente chiave delle tattiche difensive. Tuttavia a differenza del passato le squadre oggi riescono a combinare con maggiore fluidità la marcatura individuale con gli elementi della zona, anche all’interno di una stessa partita.
La marcatura dell’uomo nel collettivo
Marcatura dell’uomo a tutto campo
La marcatura rigorosa dell’uomo, o quella che chiamerei una marcatura dell’uomo classica, è probabilmente il metodo più conosciuto.
Questo tipo di interpretazione della marcatura si riduce fondamentalmente ad un semplice concetto: ogni giocatore ha il compito di seguire un avversario specifico per 90 minuti. Uno stile che rappresenta la variante aggressiva del sistema di marcatura ideato da Chapman, per cui era sufficiente che un giocatore tenesse l’avversario nel proprio campo visivo e ad una distanza tale che permettesse al difensore di poter accorciare sull’attaccante in maniera agevole.
Da un punto di vista tattico, l’implementazione della marcatura a uomo è semplice: il pane quotidiano del difensore è solo una questione di tracciamento disciplinato e fisicamente stressante sul proprio riferimento. Ralf Rangnick, ex allenatore del Manchester United ed appartenente alla scuola tedesca che per diversi anni è stata fautrice del sistema di marcatura a uomo, ha descritto questo metodo come “marcatura numerica” perché l’avversario viene seguito attraverso il campo osservandone costantemente il numero sul retro della maglietta.
I vantaggi di una marcatura a uomo rigida sono evidenti: semplicità, nessun problema di comunicazione dovuto ai cambi di marcatura, nessun allenamento tattico di reparto, un atletismo idealmente superiore e una continua attenzione sui giocatori avversari, i quali vengono costantemente accorciati subendo la pressione ogni volta che entrano in possesso di palla.
Tuttavia anche gli svantaggi sono “a portata di mano”. Dal momento che il movimento dei difensori infatti dipende da quello degli avversari, in assenza di un sistema di copertura efficace, quando un uomo viene superato il resto della difesa è costretta ad abbandonare il proprio compito individuale per intervenire sul possessore, generando una situazione di inferiorità numerica e la creazione di costanti micro situazioni di uno contro due che verrebbero riequilibrate solamente dal rientro sotto palla del difensore precedentemente saltato.
I punti deboli di un’interpretazione difensiva così aggressiva sono poi particolarmente evidenti anche nelle partite contro linee d’attacco fluide e flessibili. Se si gioca contro un sistema di marcatura a uomo in parità numerica ci sono molti modi semplici per causare problemi: spostare un giocatore per attrarre il suo marcatore aprire nuovi spazi, effettuare interscambi di posizione per destrutturare il blocco difensivo, ripiegare sotto palla per creare un buco nella difesa, o creare attraverso il movimento con e senza palla sovraccarichi in spazi di campo mirati, liberandone altri.
Nelle foto sotto si può notare il sistema di marcatura a tutto campo adottato dal Brighton di De Zerbi contro il Manchester City di Guardiola. I difensori del Brighton accorciano sui propri riferimenti all’altezza della linea del centrocampo in maniera molto aggressiva, concedendo spazio alle proprie spalle. Il lancio lungo di Ederson, unito all’eccellente movimento in smarcamento di Haaland, saranno sufficienti per eludere il sistema difensivo degli avversari e segnare il gol del momentaneo 1-0.
Esistono tuttavia ulteriori soluzioni, che ci portato ad una seconda variante nella marcatura a uomo.
Marcatura a uomo con il +1 dietro
Esiste un altro tipo di variante di marcatura a uomo in cui il giocatore avversario viene seguito con la possibilità, ad un certo punto di “consegnarlo” ad un altro giocatore quando possibile per non modificare eccessivamente la propria struttura difensiva. Questo inoltre consente a chi difende di gestire meglio due avversari che si scambiano le posizioni, ad esempio due attaccanti che si incrociano, anche se a questo punto potrebbero venire a verificarsi i già citati problemi di comunicazione fra difensori.
Si tratta della variante più comunemente praticata nel calcio moderno e fornisce una progressione logica rispetto alla rigorosa marcatura dell’uomo a tutto campo. L’avversario infatti non solo può essere lasciato ad un compagno, ma anche nello spazio.
Con questo stile è anche possibile organizzare una sorta di pressione collettiva. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa prevede questo sistema di sistema di marcatura a uomo.
Sostanzialmente si tratta di una variante del modello di marcatura a uomo a tutto campo nel quale viene applicata la regola del +1 in difesa e -1 in attacco. All’interno di questo sistema di marcatura a uomo si implementa quello che Bielsa chiama il principio del “libero parziale”. Ciò sostanzialmente significa che viene deliberatamente “regalato” un uomo agli avversari libero da marcatura – un difensore – affinchè la linea difensiva possa beneficiare di un giocatore in grado di lasciare la propria responsabilità di marcatura quando giudica che seguirlo genererebbe una situazione pericolosa. Ed è qui che entra in gioco l’uomo di riserva, il quale dovrebbe prendersi cura dell’avversario che si libera dopo qualsiasi “rimpasto” difensivo.
Recentemente mi è capitato di analizzare una squadra di Lega Pro che ha utilizzato diverse volte questo tipo di soluzione difensiva, il Pontedera di Max Canzi. Nel video qui sotto ripropongo alcuni tagli video che possono evidenziare maggiormente pregi e difetti di questo adattamento.
Nel primo taglio il passaggio del difensore libero da marcatura permette di saltare l’intera linea di centrocampo del Pontedera e far giungere la palla in zona di rifinitura (se volete approfondire i movimenti coordinati messi in mostra dagli attaccanti della Carrarese li potete trovare in questo articolo) per Simeri, che di prima cerca il proprio compagno di reparto in verticale, stretto però dalla morsa dei due centrali, uno in stretta marcatura e il secondo libero di intercettare.
Nel secondo taglio avviene qualcosa di simile, ma in cui si avvera il cambio di marcatura sopra descritto. La verticalizzazione del difensore raggiunge Simeri, ma la pressione individuale del giocatore del Pontedera permette alla difesa di respingere l’attacco. Sulla seconda palla è però ancora la Carrarese a mantenere il possesso. Simeri attacca a profondità e raggiunge l’area di rigore, dove avviene un chiaro cambio di marcatura fra i due difensori del Pontedera.
Nel terzo ed ultimo taglio si evidenziano i limiti di un’impostazione fortemente indirizzata sull’uomo. Il solito giocatore della Carrarese deliberatamente lasciato libero da marcatura sfrutta i movimenti senza palla dei compagni che aprono la struttura difensiva degli avversari con movimenti d’inganno verso l’esterno, permettendo al proprio compagno di poter avanzare palla al piede a ridosso dell’area di rigore.
Marcatura a uomo nello spazio
La marcatura a uomo nello spazio è un compromesso tra la marcatura a zona e la marcatura a uomo. In questo tipo di impostazione difensiva si gioca con una formazione di base in cui, dalle rispettive posizioni di base, i giocatori si orientano in modo flessibile nello spazio che coprono per mantenere una certa distanza dall’avversario più vicino a loro.
Il contrasto con la marcatura dell’uomo è evidente. Nella marcatura a uomo, un giocatore si attacca in maniera molto stretta ad un avversario, spesso seguendo anche fuori posizione. Nella marcatura a zona, invece, un giocatore deve coprire lo spazio intorno alla sua posizione, adattando la sua posizione per orientarsi verso qualsiasi avversario che si posiziona vicino a lui. Ogni difensore sarà quindi responsabile dell’uomo nel proprio spazio.
Questa variante della marcatura a uomo può essere praticata lasciando che la posizione alle spalle del difensore in pressione sull’uomo rimanga aperta – soluzione molto rara – o in maniera tale che il buco venga “riempito” attraverso adattamenti collettivi o da un giocatore sostitutivo, soluzione molto più praticata. In questi casi la formazione mantiene la compattezza in zona palla, aprendo però “buchi” in altri spazi. Proprio in virtù di quanto appena descritto le difese che marcano a uomo nella zona possono essere particolarmente vulnerabili agli uno-due rapidi, qualora gli adattamenti difensivi non avvengano in maniera quasi simultanea alla rottura del reparto del compagno.
Marcatura a uomo “situazionale”
L’ultima variante collettiva che prenderò in esame è un misto di copertura a zona e marcatura a uomo, ma con una forte e maggiore propensione al riferimento dell’uomo.
Questo stile è meglio spiegato come una variante mista di copertura zonale e marcatura dell’uomo. Non si tratta di una marcatura collettiva a uomo, ma di una tattica applicata in base alla situazione.
La foto sotto è un chiaro esempio dell’applicazione di questo sistema difensivo da parte della Cremonese di Alvini, nella scorsa stagione di Serie A. Si nota molto chiaramente come, con palla laterale, tutti i giocatori avversari negli spazi di fase più vicini alla palla sono marcati a uomo e solamente quelli più lontani, sul lato opposto del campo, vengono lasciati liberi. Questo consente alla Cremonese di portare una pressione individuale improntata sull’uomo in zona palla mantenendo allo stesso tempo un certo grado di copertura nella zona forte del campo, garantito dal +2 in ultima linea.
La marcatura a uomo di un singolo giocatore
Marcatura a uomo dei giocatori chiave
Il modo più comune e frequentemente usato di utilizzare la marcatura a uomo è quello di affidare ad uno dei propri giocatori compiti difensivi specifici ed esclusivi su un determinato avversario identificato come giocatore chiave. L’esempio più chiaro per noi italiani, anche se forse non il più recente, è la celebre marcatura a uomo di Gentile su Maradona ai Mondiali di Spagna ’82. Nel corso degli anni tuttavia sono stati molti gli esempi di marcatura individuale a uomo: Vierchowod, Gattuso contro Cristiano Ronaldo nella semifinale di Champions League 2007, Sami Khedira su Iniesta nel Clasico del 2012.
Questa opzione fornisce una semplice struttura di copertura a zone con solo pochi giocatori – il più delle volte solamente uno – isolati da compiti di difesa a uomo su un avversario prestabilito, con la possibilità tuttavia di poter ripiegare nella formazione di base se necessario. Quindi, a seconda dell’aggressività con la quale questo tipo di variante viene impostata, si tratta di un modo per passare costantemente da una copertura a uomo a tutto campo ad una situazionale.
Marcatura a uomo di uno spazio
In questa seconda opzione è possibile coprire sia i singoli giocatori che le zone. Un buon esempio potrebbe essere la difesa contro una squadra che adotta un sistema offensivo con il falso nove.
Per via della tipica mobilità che ne contraddistingue la funzione, in alcuni casi il falso nove potrebbe essere marcato a uomo dal difensore centrale, in altri invece da un centrocampista centrale. In questo caso, non si tratterebbe di preoccuparsi di un singolo giocatore per via delle sue capacità tattiche, ma di prevenire l’importanza che, per i movimenti e le funzioni, quel giocatore ha sulla sua squadra.
Conclusioni
Il calcio continua a essere un continuo gioco di azione e reazione, in cui le difese provano a trovare soluzioni per arginare le innovazioni offensive degli avversari ristrutturandosi e cercando di sfruttare a proprio vantaggio le scelte delle fasi difensive. E’ stato così nel recente passato, quando il gioco di posizione del Barcellona di Guardiola sembrava la proposta offensiva definitiva ed è invece stata “annientato” proprio da un rigido sistema di marcatura a uomo e sarà così anche in futuro per arginare le sempre più comuni tendenze “relazionistiche” delle squadre moderne.
Oggi la tendenza è quella di una maggiore attenzione al controllo dell’avversario rispetto alla gestione degli spazi tuttavia sono convinto che il futuro, o meglio, presente, del calcio sia proprio quello che la nostra scuola allenatori sta da tempo sostenendo, ovvero una continua alternanza fra marcatura a uomo e marcatura a zona all’interno della stessa partita o, vista la velocità del calcio attuale, azione.