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L’allenamento cognitivo del F.C. Barcellona

"Tutti gli allenatori parlano di movimento, di correre tanto. Io dico che non è necessario correre così tanto. Il calcio si gioca con il cervello. Bisogna essere al posto giusto, al momento giusto, né troppo presto né troppo tardi."
Johann Cruyff

Il calcio è uno sport che richiede non solo abilità fisiche eccezionali, ma anche un elevato livello di attenzione, concentrazione e capacità decisionali e come in molti altri aspetti, il genio olandese lo aveva capito in anticipo rispetto a tanti altri.

Uno degli attuali allenatori che seguono i precetti cruyffisti è Andrea Pirlo, attuale tecnico della Sampdoria che in una sua passata intervista ha dichiarato che “a calcio si gioca con la testa, i piedi sono soltanto uno strumento per farlo.”

Intelligenza e comprensione sono concetti che ci rimandano a un profilo molto specifico di un calciatore e ci conducono all’allenamento cognitivo, una forma diversa e specifica di preparazione rispetto a quella “classica” basata principalmente sulla forma fisica e la conoscenza dei dettami tattici. 

Dici calcio “cognitivo” e subito la mente porta a Barcellona, dove con Cruyff prima e con Guardiola poi si è sviluppato un differente tipo di calcio, basato sulle qualità tecnica individuali e sul grado di comprensione di ogni giocatore in funzione non solo dei principi di gioco della propria squadra, ma del gioco stesso. Ricard Pruna è un esperto di training cognitivo. Medico del FC Barcellona dal 1996 al 2007, e poi nuovamente dal 2021, Pruna ha portato da molti anni il “training cognitivo” all’interno delle strutture di allenamento dei catalani. 

In questo articolo riporterò alcuni passaggi chiave dell’intervista che rilasciò sull’argomento, oramai qualche anno fa, al mensile di Marti Perarnau “The Tactical Room”.

Cosa si intende per allenamento cognitivo

L’allenamento cognitivo nel calcio si concentra sull’ottimizzazione delle funzioni cognitive, come l’attenzione, la memoria, la percezione e la presa decisionale. Gli allenatori stanno sempre più riconoscendo che un cervello ben addestrato può migliorare le prestazioni di un giocatore in modo significativo. Ma cosa si intende esattamente con il termine “cognitivo” quando viene applicato al calcio?

“La parola cognitivo racchiude molte cose.” spiega Pruna. “Ogni azione calcistica racchiude in sé un elemento cognitivo. Quando prende una decisione, il cervello analizza tutti gli stimoli a cui è esposto il giocatore, permettendogli di prendere decisioni. Parliamo di decisioni istantanee e continue durante tutta la partita e che devono essere prese sotto pressione, con tempo limitato, con fatica, con diverse intensità di esercizio e talvolta con risorse e informazioni limitate.”

Il gioco del calcio è per sua natura un gioco caratterizzato da un alto grado di complessità. in cui un insieme di calciatori interagisce continuamente tra loro e nel quale le decisioni di ogni singolo elemento si ripercuotono sulla totalità del sistema stesso, condizionandone continuamente l’evoluzione. Ciò significa che controllare tutti gli aspetti del gioco richiede un alto livello di abilità cognitive e di intelligenza calcistica. 

“Mi riferisco alle proprietà intellettuali che possiede il giocatore e che influenzano la sua prestazione in campo, come la capacità di elaborare informazioni, conoscenza, esperienza, processo decisionale, tempo di reazione, tempismo, memoria a breve e lungo termine, vista, udito, elaborazione sensomotoria, attenzione, anticipazione e percezione del tempo e dello spazio. Tutti questi sono aspetti che possono riferirsi all’intelligenza del gioco e che possono essere allenati.”

Modulare l’allenamento cognitivo

Nei primi anni in cui mi sono avvicinato ed appassionato al basket americano, lessi l’intervista di un giocatore NBA (forse Derrick Rose, anche se non ricordo esattamente il protagonista), il quale raccontò che in seguito ad un brutto infortunio che lo costringeva a restare fuori dal parquet per molto tempo, si preoccupò molto di come avrebbe potuto migliorarsi durante il lungo periodo di inattività. Confrontatosi con lo staff tecnico, iniziò un percorso individuale di studio del gioco e allenamento cognitivo che potessero permettergli di incrementare il suo livello da giocatore una volta recuperato dall’infortunio.

Lo stesso tipo di percorso viene portato avanti anche all’interno della struttura medica guidata da Pruna. “È un lavoro che è sostanzialmente legato alla tipologia di giocatori di ciascuna squadra. Non è valido per tutti i contesti, perché dipende molto dallo stile di gioco. Qui al Barça abbiamo giocatori molto intelligenti, con un alto livello cognitivo. Il nostro compito è garantire questa caratteristica e, quando sono infortunati, potenziare queste capacità.”

Come già accennato nell’articolo sull’allenamento della creatività infatti, non tutti i giocatori si possono considerare equamente abili da un punto di vista cognitivo. Molto semplicemente, alcuni lo sono di più, altri di meno.

“Per questo abbiamo sviluppato il concetto di Field Independent Player (Giocatore Indipendente dal Campo) e di Field Dependent Player (Giocatore Dipendente dal Campo).”

Secondo Pruna il giocatore “indipendente” è un calciatore in grado cioè di interpretare gli elementi del gioco e convertire questa sua capacità nella creatività funzionale al gioco in maniera che potremmo definire autonoma. Si tratta di un tipo di giocatore visivamente e uditivamente molto dotato, in grado di poter percepire l’ambiente intorno a lui pur restando girato di schiena “solamente” per essere capace di sentire a livello uditivo dove si trovano i compagni e gli avversari più vicini. Al contrario, il giocatore “dipendente” non è in grado di avere questa capacità. Non vede gli spazi e il suo gioco in maniera diretta come i “field independent”, ma le sue azioni dipendono per lo più da quello che fanno gli altri giocatori.

La differenza è dovuta in parte ad una componente genetica, ma per Pruna “è soprattutto segnata da quanto appreso durante l’infanzia. Pertanto qui al Barcellona cerchiamo non solo di recuperare dagli infortuni a livello fisico, ma approfittare dello stop per migliorare le debolezze cognitive. Le cosiddette “Mental Skills”.

Ciò che facciamo, fin dal primo momento, è incorporare alla riabilitazione circuiti e test affinché funzionino e mantengano attive le loro capacità cognitive. Lo realizziamo in diversi modi, ad esempio attraverso circuiti con luci che si accendono in modo che il giocatore le colpisca con la palla.
Fondamentalmente eseguiamo allenamenti cognitivi con calciatori infortunati affinché non perdano le loro capacità durante il processo di recupero.”

Nel video qui sotto, per esempio, è possibile visionare un esempio di seduta riabilitativa eseguita anni fa con alcuni giocatori infortunati del Barcellona, tra cui Iniesta.

L’obiettivo dello staff medico del Barcellona è quello di potenziare le capacità cognitive dei giocatori come il processo decisionale, i tempi di reazione, i riflessi, la valutazione degli spazi, il campo visivo, l’attenzione e la memoria attraverso e il circuito luminoso appena visionato è uno dei mezzi utilizzati per farlo. “A seconda di dove si accende la luce, il giocatore deve fare una cosa o l’altra: attraversare parte del circuito, cercare spazio o passare la palla. Mentre lo fa, raccogliamo dati e analizziamo i suoi tempi di reazione ad ogni stimolo visivo. Contiamo cioè il tempo necessario per reagire e completare il circuito, dati che poi ci aiutano ad analizzarne l’andamento. Gli stimoli visivi o uditivi che diamo loro possono essere stazionari o in movimento perché nel gioco reale possono avere alle spalle un giocatore fermo o in movimento e per percepirlo è necessario il sesto senso.”

“Quando l’infortunio è grave certi lavori devono aspettare, anche se noi cerchiamo sempre di mobilitare il giocatore il prima possibile. Se non può muoversi per esempio, abbiamo esercizi che possono essere eseguiti anche stando fermi a letto. Proiettiamo sul muro un pannello di numeri che si illuminano in modo casuale: 2, 9, 3… e quello che il giocatore deve fare è colpire con una pallina il numero illuminato. Se non riesci a farlo con la gamba perché è la parte lesionata, lo facciamo con la mano.”

Mappa della presa di decisione secondo Pruna (2016).

Pruna evidenzia poi un interessante effetto collaterale dell’allenamento cognitivo: “attraverso il cognitive training per una persona infortunata il processo di recupero è molto più sopportabile, perché il giocatore in un certo modo percepisce che sta giocando a calcio e questo lo incoraggia.

Al giorno d’oggi la riabilitazione dall’infortunio consiste nella guarigione dell’infortunio stesso, nel riadattamento della forza, ma anche nel riadattamento della parte cognitiva.
Parliamo di una riabilitazione globale, nella quale viene preso in considerazione il giocatore nel suo insieme e quindi, anche il suo aspetto mentale.”

"Ciò che ci interessa durante la riabilitazione è l'azione ed analizzare i tempi di reazione e la velocità di esecuzione per vedere come il giocatore sta migliorando e progredendo. Questa informazione è molto preziosa perché quando un infortunato esegue un buon test cognitivo capisce che non sta così tanto male per giocare e che appena sarà guarito potrà rientrare direttamente nel gruppo ed allenarsi potendo rispondere bene sul campo. Senza questo lavoro l’integrazione nel gruppo richiede molto più tempo."

Ci sono poi i casi di lesioni molto gravi che richiedono l’immobilità totale. In questi casi, sostiene Pruna, guardare partite e video può essere uno strumento complementare utile tuttavia “al Barcellona vorremo iniziare a implementare occhiali 3D tridimensionali in modo che i giocatori possano guardare le partite di calcio e imitare le azioni. Sarebbe utile, ad esempio, nei casi di rotture del crociato, in cui viene richiesta l’immobilizzazione per un lungo periodo di tempo.
È un tipo di lavoro che, parzialmente, i giocatori già fanno a casa con la PlayStation. Guardare partitee giocare con i video giochi sono già un allenamento cognitivo, ma se possono muoversi, dobbiamo andare oltre e integrare l’allenamento cognitivo con i circuiti di lavoro fisico. Avere gli occhiali, immaginare o visualizzare non basta.”

 

Conclusioni

L’abilità cognitiva è una qualità che, soprattutto nel calcio moderno, sta diventando sempre più vitale per migliorare le percezioni e la capacità di elaborazione delle informazioni dei giocatori, la velocità del loro gioco e le loro prestazioni in generale e come tale deve essere allenata.
Non si tratta però di un lavoro isolato. La base dell’allenamento cognitivo è introdurlo agli allenamenti quotidiani e a quelli specifici per il recupero dagli infortuni, perché ciò significa trattare il giocatore nella sua interezza (aspetti fisici e mentali). Portando la medicina in campo porta ad avere un giocatore appena guarito dall’infortunio con la possibilità per l’allenatore di poterlo utilizzare subito, senza doverlo prima inserire nella squadra ed allenarlo separatamente.
L’allenamento cognitivo non è però disponibile ovunque e soprattutto non è adatto a tutti i tipi di giocatori, ma è un lavoro essenziale che farà sempre più parte della formazione di tutti gli atleti.