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Il falso nove nella storia e nella teoria

Il falso nove è un attaccante che arretra la sua posizione in maniera sostanziale per conseguire uno dei seguenti obiettivi:

  • eludere la marcatura di un centrale difensivo avversario
  • attrarre fuori dalla sua zona di presidio un difensore centrale avversario
  • liberare spazi per le corse di inserimento dei propri compagni  
  • collaborare attivamente nell’organizzazione dell’attacco 
  • provocare situazioni di dubbio ed incertezza nell’organizzazione difensiva avversaria
  • generare una superiorità numerica, posizionale, qualitativa o dinamica per la propria squadra nella zona centrale del campo

Il tutto combinando quanto sopra con la missione prioritaria e fondamentale dell’attaccante: fare gol. 

"Un falso nove senza gol non è un vero falso nove" Pep Guardiola

La nascita del terzo uomo

La funzione del falso nove ha origine nel 1910 da una geniale intuizione dell’uruguayano Josè Piendibene e dalla sua empatia con un centrocampista scozzese, John Harley. Il fatto che le sue partecipazioni con la nazionale terminarono nel 1922 però, due anni prima che la celeste iniziò ad essere conosciuta per via delle sue vittorie internazionali, impedì che la sua intuizione relativa alla funzione del falso nove ebbe una proiezione a livello mondiale.

John Harley era un ingegnere meccanico emigrato in Sud America che per primo importò in Argentina, dove giocava con il club Ferro Carril Oeste, il gioco di associazione, impostato sui passaggi corti, che qualche anno prima aveva preso piede proprio in Scozia come risposta al gioco diretto tipicamente inglese basato sulla “long ball”. Questa nuova forma di interpretare il Gioco affascinò l’attaccante l’uruguayano Josè Piendibene, che sollecitò il suo club, il Penarol di Montevideo, affinchè acquistasse lo scozzese. E così accadde. Siamo nell’anno 1909, John Harley emigrò in Uruguay dove creò una nuova scuola di gioco che creerà le basi per i successi internazionali che l’Uruguay ottenne nella decade successiva. L’associazione con Harley portò Piendibene ad arretrare molto la sua posizione per avvicinarsi al centrocampista e con lui iniziare le azioni d’attacco. Fu così che la formazione fino a quel momento tipica e riconducibile al 2-3-5 modificò la sua occupazione degli spazi d’attacco, passando da una struttura lineare, ad una a V che prevedeva due esterni, due interni leggermente più arretrati ed una punta centrale come vertice arretrato.

Piendibene fu il pioniere di questa funzione, anche se la sua fu un’intuizione piuttosto isolata, che non trovò continuità nella storia fino al 1925, quando un cambio del regolamento provocò un gigantesco impatto concettuale.

Formazione dell'Uruguay 1910 schierata con l'attacco a V

La modifica della regola del fuorigioco generò la maggior rivoluzione che lo sport del calcio abbia mai conosciuto e di fato significò la nascita di quello che possiamo intendere come calcio contemporaneo. La regola primitiva, prevedeva infatti che affinchè un giocatore fosse in fuorigioco, era necessario che ci fossero almeno 3 giocatori alle sue spalle. Questo faceva si che molte difese praticassero la pratica del fuorigioco in maniera sistematica disponendo i due difensori centrali in verticale molto distanti fra loro, lasciando l’attaccante alle spalle del più avanzato dei due. Riducendo a due il numero minimo di giocatori che potevano stare alle spalle dell’attaccante, questo stratagemma perse la sua efficacia. Come reazione, le squadre retrocedettero un centrocampista convertendolo in un difensore con il compito di sorvegliare l’attaccante rivale: il centrocampista divenne così uno “stopper”. Questa nuova disposizione tattica, portato alla ribalta dall’Arsenal di Chapman, fu conosciuta come “la tattica del terzo difensore”, o più comunemente “Il sistema” o WM.

Il sistema WM dell'Arsenal 1925

Di fronte a questo sistema di gioco, la prima reazione dell’attaccante centrale fu quella di cercare di eludere la marcatura del terzo difensore, e il movimento più naturale per farlo era quello di arretrare la propria posizione. In questo processo gli attaccanti compresero che non solo potevano eludere la marcatura del proprio difensore diretto, ma potevano anche generare nuovi spazi per gli inserimenti dei propri compagni e allo stesso tempo generare incertezza nella struttura difensiva avversaria. In entrambi i casi, il falso nove contribuiva a generare superiorità numerica nella zona centrale del campo permettendogli di collaborare con i compagni per la creazione di un attacco alla linea nella zona strategicamente migliore e più pericolosa: il centro della difesa avversaria.

Il primo ad accorgersi dei benefici di un posizionamento da falso nove fu Norman Bullock, attaccante centrale del Bury FC. Bullock era un giocatore già allora definito come thinking footballer, un leader studioso del gioco che non pretendeva superare le difese avversarie con le cattive, bensì per mezzo di un gioco maggiormente posizionale. Siamo nell’autunno del 1925 e il Bury si trova nel mezzo di una crisi di risultati che la porta ad occupare il penultimo posto della classifica. Fra l’ottava e la sedicesima giornata, la squadra disputò nove partite vincendone solamente una, pareggiandone due e perdendone sei, con un bilancio di 10 gol segnati e 25 subiti. Il culmine di questa crisi fu una serie di tre sconfitte di fila contro West Bromwich Albion, Arsenal e Manchester United, incassando 13 gol a fronte di solo uno segnato. In particolare il 6-1 rimediato contro i Gunners di Chapman fu la svolta per il Bury. Avendo analizzato l’innovazione tattica dei suoi avversari, Bullock non solo suggerì al suo allenatore di arretrare un centrocampista a difensore con l’obiettivo di fortificare la fase difensiva, ma modificò l’idea di Chapman facendo arretrare l’attaccante centrale – e non più uno dei due interni, negli ampi spazi liberi che si venivano a creare in quella che oggi chiameremmo zona di rifinitura nella metà campo avversaria. L’intuizione di Bullock fu decisiva per le sorti del club: la squadra entrò in un vortice di risultati positivi che gli permisero di risalire la classifica e il Bury FC terminò il campionato al quarto posto della Prima Divisione, ancora oggi il miglior risultato della storia del club.

Il sistema WM con falso nove utilizzato dal Bury FC nel 1925

Eredità e sviluppi successivi

Se nel caso di Piendibene i motivi per arretrare la sua posizione erano riconducibili al desiderio di iniziare il gioco accompagnando il centrocampista Harley e, al tempo stesso, compensare la mancanza di profondità dell’attacco in linea, ciò che mosse l’inglese fu invece l’intuizione tattica di occupare un enorme spazio lasciato libero dal movimento in arretramento di uno dei suoi compagni. Oltre all’intuizione e alla riflessione, però, sono stati anche altri i fattori che hanno fomentato il consolidamento della funzione del falso nove nel calcio: l’ispirazione, l’imitazione e la trasmissione. Non è un caso, infatti, che una volta terminata la carriera da calciatore ed intrapresa quella di allenatore – proprio al Bury FC – Bullock fece giocare il suo attaccante di allora, Matthew, come falso nove. E quando l’esterno destro di quella squadra, George Raynor, diventò selezionatore della nazionale svedese, portò con sè l’eredità appresa da Bullock, implementando la stessa funzione nella Svezia che fra il 1948 e il 1958 fu una delle nazionali migliori al mondo.

Se intuizione e riflessioni sono sempre stati i primi semi delle grandi rivoluzioni calcistiche, i processi di implementazione di un nuovo concetto sono per lo più propiziati da stimoli fondamentali come l’ispirazione ideologica e la trasmissione ereditaria delle idee. Non è un caso infatti che gran parte dei falsi nove sono nati in determinati contesti seguendo una linea ereditaria ben precisa: Penarol Montevideo (Piendibene, Matoso Feitico, Lago, Guzman), Ungheria (Turay, Sarosi, Palotas, Hidegkuti, Szusza, Guzman), Austria (Gschweidl, Sindelar), Bury FC e la sua derivazione svedese, River Plate (Ferreyra, Pedernera, Di Stefano), Real Madrid con lo stesso Di Stefano, Ajax e Barcellona con Cruyff fino al più recente Manchester City di Sterling, Bernardo, Foden, Mahrez e De Bruyne.

La Maquina del River Plate 1941
Real Madrid 1960
Ajax 1970
La formazione de Barcellona, nella storica partita contro il Real Madrid terminata con la vittoria per 6-2.

Una funzione complessa

Molti attaccanti hanno esercitato la funzione di falso nove a partire dall’intuizione di Piendibene. Da allora non è più così fuori dal comune vedere attaccanti abbassarsi alla ricerca di superiorità numerica o posizionale per organizzare azioni offensive efficaci con cui attaccare. 

Questa nuova interpretazione tattica ha portato alla ridistribuzione dei ruoli all’interno del campo, con centrocampisti e attaccanti che lavorano in modo più integrato. Inoltre, il falso nove ha contribuito a diminuire l’importanza dell’attaccante centrale “classico”, aprendo la strada a nuove interpretazioni del ruolo d’attacco.

"Se il tuo attaccante si abbassa e uno dei difensori lo segue, nel centro si formerà uno spazio abbastanza grande se i tuoi attaccanti esterni manterranno l'ampiezza. E dunque, con un buon passaggio da dietro, gli esterni si troveranno in posizione di 1 contro 1 in fascia. E nel caso opposto in cui il difensore non segue l'attaccante, hai un passaggio aperto facile per lui." Cruyff

Anche Guardiola si è espresso sulla funzione del falso nove:

"L'obiettivo è quello di lasciare i difensori centrali senza carne da mordere. Solitamente i difensori sono alti e forti, a cui piace il contatto con l'uomo. L'obiettivo del falso nove è quello di toglierli questo contatto, facendo si che debbano uscire dalla loro zona di 10-15 metri, con l'aggravante che non vanno in una zona centrale, ma in una zona intermedia e per di più vanno incontro al giocatore con maggiore qualità. Noi togliamo l'attaccante da davanti per far uscire la difesa dalla sua posizione e beneficiare degli spazi che si aprono."

Quanto detto sopra non fa altro che evidenziare la complessità della funzione (e non posizione) del falso nove, che esige che il protagonista possieda un’elevata qualità tecnica e, ancor di più, comprensione tattica del gioco. Non è un caso che tutti i falsi nove della storia siano accumunati da caratteristiche tecniche e cognitive sopraffini. Giocatori che hanno determinato radicalmente il modo di giocare delle proprie squadre , dal momento che la funzione del falso nove influisce in tutte le direzioni e in tutti gli spazi del gioco, vicini all’area di rigore avversaria, ma anche più distante. Tratto comune di tutti i falsi nove è infatti quello di essere un attaccante che, in momenti di difficoltà della propria squadra, può andare ad occupare anche la posizione di centrocampista centrale per organizzare la manovra. Cruyff, Di Stefano, Bobby Charlton, Gerd Muller, Messi…tutti formidabili falsi nove che all’occorrenza avrebbero potuto tranquillamente giocare come centrocampisti. Anche se di fatto, già lo facevano.

La presenza di un falso nove, poi, aggiunge una dimensione tattica in più alla squadra. Gli avversari non possono semplicemente prevedere la posizione e le azioni dell’attaccante e le conseguenti risposte dei suoi compagni al suo movimento, il che rende più difficile per loro organizzare o anche solo pianificare una marcatura efficace.

Mezzi tattici difensivi contro il falso nove

Il concetto di falso nove è considerato enormemente difficile da difendere nel calcio moderno. L’avversario può creare superiorità a centrocampo, rompere la linea difensiva e quindi aprire buchi per i suoi compagni di squadra. Inoltre, aumenta il possesso della palla e, indirettamente, la possibilità di creare occasioni qualitative oltre a ridurre il rischio di contropiedi a causa della possibile distanza dell’avversario dalla propria porta.

Partendo da una prospettiva tattico-teorica, qui di seguito riporto una serie di diversi approcci difensivi che potrebbero essere utilizzati per contenere l’influenza del falso nove.

  • Marcatura a uomo

Una prima opzione potrebbe essere quella di assegnare un difensore specifico al falso nove, affidandogli compiti di marcatura a uomo. I vantaggi di questa tattica difensiva includono la possibilità di neutralizzare efficacemente quella che con ogni probabilità potrebbe essere la fonte principale dell’attacco e di limitare lo spazio in cui potrà operare. Inoltre, questa soluzione può creare un ostacolo efficace per rallentare o interrompere il gioco fluido dell’avversario, rendendo difficile la costruzione di azioni offensive.

Tuttavia questa strategia potrebbe anche risultare molto rischiosa. Prima di tutto, si tratta di un tipo di soluzione che richiede una grande energia fisica e mentale da parte del difensore poiché deve seguire da vicino l’attaccante in movimento per l’intera durata della partita. Inoltre, il falso nove potrebbe volutamente trascinare il difensore fuori posizione, aprendo pericolosi spazi nell’ultima linea.

Utilizzando questo tipo di soluzione bisognerebbe poi essere in grado di adattare il resto della squadra ad un gioco difensivo a 10 giocatori, il che rende questo mezzo tattico ancora più interessante. Ad esempio, alcune squadre potrebbero scegliere di giocare con un 4-3-2, un 4-4-1 o un 4-2-3. Un altro aspetto importante da valutare nel caso in cui si dovesse volesse adottare questa soluzione – o la si trovasse nella squadra avversaria – è quello relativo all’interpretazione della marcatura a uomo da parte del giocatore adibito a tale mansione. Questo infatti potrebbe avere un atteggiamento molto aggressivo, e spesso rischioso, oppure potrebbe avere un approccio più intelligente cercando semplicemente di “spingere” il falso nove lontano dalle sue zone ideali, causare danni posizionali al gioco della squadra avversaria, mettendolo in posizioni di tiro deboli o isolandolo dai compagni di squadra, riducendone quindi enormemente i pericoli offensivi.

  • Marcatura a uomo nello spazio

Un’alternativa meno estrema alla marcatura a uomo è rappresentata dalla marcatura dell’uomo nello spazio. Questo tipo di soluzione difensiva comporta il fatto che ciascun giocatore della linea difensiva, e presumibilmente con maggior frequenza i centrali, deve essere in grado di rompere il reparto con corse in avanti per portare una pressione immediata al falso nove ogni qualvolta che questo si venga a trovare davanti alla propria zona di riferimento in posizione utile per ricevere palla. Questo è, in qualche modo, un compromesso tra uomo e difesa a zona. La squadra è allestita in un blocco compatto di copertura dello spazio e quando l’avversario, in questo caso il falso nove, riceve palla questo dovrebbe essere coperto e pressato nell’immediatezza in cui riceve un passaggio mentre il resto della squadra si assicura che non ci siano spazi aperti alle loro spalle.

Questa soluzione ha il grande  vantaggio di poter in grado di combinare i vantaggi della marcatura a uomo a quelli della difesa a zona, ma richiede una collaborazione ed una coordinazione del reparto perfetta. Nella difesa a uomo nella zona è infatti necessaria una comunicazione costante tra i giocatori per assicurarsi che tutte le zone pericolose siano ben coperte e che non siano spazi fra le maglie difensive da poter attaccare con inserimenti con o senza palla. Per questo motivo alcune squadre scelgono in questi casi di sacrificare un attaccante o un centrocampista a favore di un centrale difensivo in più e rendere così meno rischiose le uscite sul falso nove, godendo comunque di una copertura adeguata fornita dagli altri due centrali difensivi.

Si tratta di una strategia difensiva in cui i problemi di spostamento e trasferimento di giocatori in termini di spazio non vengono a verificarsi con frequenza, ma in cui la corsai in avanti del difensore può essere battuta da un attacco intelligente, come una veloce situazione di uno-due in caso di corsa ritardata o, al contrario, di un’uscita troppo veloce verso l’attaccante.

  • Ritorno del libero 

Contrastare la tendenza (presumibilmente) moderna del falso nove con un mezzo tattico vintage: il ritorno del libero. Ad esempio, potrebbe essere sviluppata una catena a quattro uomini con una protezione aggiuntiva dietro di essa oppure una linea difensiva a tre con marcature a uomo con un libero aggiuntivo. La squadra potrebbe quindi uscire in modo aggressivo e premere sui riferimenti, mentre il giocatore aggiuntivo funge da copertura e protezione degli spazi aperti dai movimento del falso nove.

Tuttavia, ci sono molti problemi con questa variante. Innanzitutto giocare con il libero significa perdere un uomo in avanti questo potrebbe portare, per esempio, ad una situazione di inferiorità numerica a centrocampo. Tuttavia, nel caso in cui si assumesse uno stile di gioco basato sul contropiede, allora il libero potrebbe risultare un’idea interessante. Questi infatti potrebbe aiutare la costruzione del gioco e avviare immediatamente contropiedi dopo attacchi interrotti. In alcuni casi potrebbe anche assumere un ruolo ibrido in cui in fase di possesso non agisce come un vero e proprio stopper d’altri tempi per tutta la partita, ma si colloca all’interno della linea permettendo ad un compagno di avanzare, o avanzando lui stesso. Questo permetterebbe una copertura flessibile, sia garantendo pressione sul falso nove, che, in qualche modo, risolvendo il problema dell’inferiorità numerica a centrocampo.

Una variante a questa soluzione potrebbe essere rappresentata da un “libero di centrocampo”, ad esempio, una sorta di uomo libero in un sistema 4-1-4-1. Se necessario, quest’uomo potrà prestare particolare attenzione al falso nove, fungendo per il resto della partita da play davanti alla difesa.

  • Pressione e chiusure delle linee di passaggio

La successiva idea difensiva potrebbe essere rappresentata da una pressione forte sui possibili “innescatori” del falso nove i quali, attraverso le loro direzioni di corse andrebbero anche a chiudere le eventuali linee di passaggio. Lo stesso identico principio potrebbe anche essere innescato nei confronti del falso nove stesso: in alcune zone i passaggi verso il falso nove potrebbero essere lasciati volutamente aperti in maniera tale da innescare, successivamente, il pressing nei suoi confronti. 

Questo mezzo però diventa molto difficile da attuare con regolarità a causa dei problemi che la mobilità del falso nove potrebbe portare, facendo mancare i riferimenti e le distanze per l’inizio del pressing avversario.

  • Raddoppi

Trovandosi il falso nove in posizione intermedia fra le linee della difesa e del centrocampo, un’altra soluzione potrebbe essere quella di prevedere raddoppi costanti sul giocatore in pressione.

Questo assicurerà che il falso nove soffra il fatto di essere l’unico attaccante in zona centrale: i palloni dal centrocampo possono essere ricevuti tra le linee, ma le due catene avversarie – difesa e centrocampo – possono facilmente stringersi grazie alla mancanza di un secondo attaccante centrale. Il pericolo si sposterà quindi sugli esterni, ma una buona compattezza data prima della contrazione e la doppia pressione sul falso nove dovrebbe comunque riuscire ad impedire facili combinazioni.

  • Fluidità difensiva

Ci sono anche altri modi “estremi” per neutralizzare il pericolo del falso nove. Uno di questi è rappresentato da un’occupazione fluida degli spazi in fase difensiva. Esattamente come nella fase offensiva, la squadra si adatta costantemente alle nuove circostanze create dal falso nove e quindi assume in funzione dei suoi movimenti le posizioni ideali. Questo però richiede un livello esorbitante di giocatori eccellenti ed intelligenti, ed espone la squadra a rischi molto alti: una minima mancanza di concentrazione o errata interpretazione individuale o collettiva potrebbe far perdere ogni tipo di riferimento facendo sgretolare ogni forma di muro difensivo.

Studio di un caso di successo: Chelsea 1-0 Barcellona, Champions League 2012

Chelsea – Barcellona giocata il 18 aprile 2012 è stata partita valida per la semifinale di andata della UEFA Champions League, vinta poi ai calci di rigore dai londinesi nella finale di Monaco di Baviera contro il Bayern.

In questa partita il Chelsea di Di Matteo giocò con un 4-5-1 piuttosto lineare, con Drogba come unico davanti. La zona centrale di centrocampo, zona che si sarebbe rivelato determinante nel corso della partita, era presidiata da una linea a tre composta da Mereiles, Mikel e Lampard, con Ramires e Mata ad occuparsi degli esterni. La linea difensiva a quattro vedeva invece, Ivanovic giocare sul lato destro, Ashley a sinistra e la coppia Cahill-Terry al centro.

Di contro il Barcellona schierò il suo tipico 4-3-3 con la Alves-Puyol-Macherano e Adriano a comporre il pacchetto di difensori, il centrocampo a 3 con Xavi-Busquets ed Iniesta e il tridente formato da Sanchez, Messi e Fabregas, con questi ultimi due a scambiarsi il ruolo di falso nove nel corso della partita.

In questo contesto, il sistema difensivo del Chelsea offriva alcuni piccoli svantaggi, ma anche vantaggi enormemente importanti nella contrapposizione tattica delle due squadra: i cinque centrocampisti infatti agivano in maniera disciplinati spostandosi in zona palla, dove trovavano con frequenza situazioni di superiorità numerica che gli permettevano di rendere più facile ed efficace il raddoppio sugli avversari. Inoltre, gli angoli di passaggio dei catalani sono venivano influenzati e modificati dalle linee di corsa della pressione avversaria. Questo ha di conseguenza portato a molti passaggi di sicurezza da parte degli spagnoli, che preferivano una innocua circolazione della palla nel mentre in cui cercavano di capire come risolvere il problema portato dagli inglesi.

 Lo spazio tra le linee era infatti molto ridotto, il che è stato un problema soprattutto per Messi e Fabregas. Un altro vantaggio portato dalla linea compatta a tre nel centrocampo centrale dei blues si evidenziava nel fatto che Messi poteva spesso subire fallo “intelligentemente”: quando l’argentina si posizionava tra due avversari, risultava abbastanza facile per loro sbilanciarlo con una piccola spinta e contrasti abbastanza innocui, senza dover ricorrere a falli evidenti tali da rischiare l’ammonizione. Per questo non sorprende a posteriori osservare che nessuno dei tre centrocampisti centrali del Chelsea abbia ricevuto un cartellino giallo in questa partita.

Lo spunto più interessante della partita però è stato sicuramente osservare come il Chelsea abbia variato le soluzioni difensive per presidiare gli spazi centrali del falso nove, utilizzando tre differenti soluzioni. In alcune fasi sono sembrati estremamente passivi, bloccando solo le linee di passaggio negli spazi intermedi e spostandosi in modo disciplinato con un blocco unico; in altre fasi del gioco hanno chiaramente pressato il possessore di palla, in maniera individuale o con raddoppi, il che spesso ha portato a piccoli falli con la chiara intenzione di interrompere la manovra e spezzare il ritmo offensivo avversario; la terza ed ultima variante era una sorta di falso pressing, in cui uno dei tre centrocampisti centrali si muoveva dinamicamente verso il falso nove, senza però dar vita veramente ad un duello. In questa maniera il Barça è stato costretto a fare molti passaggi appoggiati o retropassaggi. Inoltre, aspetto ancor più interessante, queste fasi sono state variate a intervalli irregolari, rendendo difficile per il Barcellona adattarsi alle strategie difensive all’avversario.