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Il regista non è un ruolo, ma un compito (parte 1)

Negli anni in cui il basket americano divenne per me una passione sono entrato in possesso di un libro che fino a poco tempo fa è stato per me solo un pezzo da collezione da tenere in libreria. Solo recentemente ho deciso di leggere con occhio differente “NBA Coaches Playbook”, uno dei testi più significativi sulla didattica degli attacchi (e delle difese) nella storia della pallacanestro d’oltreoceano.

Nel libro, all’interno dei capitoli delle cosiddette “post-up situations”, si dedica ampio spazio al ruolo del centro, o pivot, negli attacchi contro difese schierate. Riceve palla con le spalle a canestro, in post alto o basso, spesso con un difensore alle spalle ed un altro che arriva in suo aiuto. E’ lì che inizia il lavoro del centro: orientamento del corpo, percezione della pressione difensiva, uso della fisicità per guadagnare centimetri o per proteggere il pallone in attesa del momento giusto per scaricare palla ad un compagno.

La funzione del pivot non è soltanto quella di concludere.

E' un ruolo di gestione dello spazio e del tempo.

Il pivot legge la disposizione dei compagni e della difesa, valuta le reazioni al proprio movimento e poi sceglie: attaccare il ferro, girarsi per un fadeaway, oppure scaricare verso l’arco o tagliare verso il lato debole.

Questi gesti, apparentemente semplici, sono il frutto di un’elaborazione istantanea che trasforma il centro in un regista all’interno dell’area di rigore. E’ un ruolo di pausa ed accelerazione, di peso e delicatezza. Ed è proprio questa dinamica, tipica del basket ma anche del futsal, che oggi si è trasferita con forza nel calcio, nella figura di un centravanti che non vive più solo per il gol, ma per il flusso del gioco. 

Romelu Lukaku è probabilmente uno degli esempi più lampanti di questa metamorfosi. Spalle alla porta, quasi sempre ai confini dell’area di rigore, il belga riceve molto spesso il pallone come un pivot in post basso: corpo aperto, senso della pressione, braccia larghe a schermare l’avversario. Ma non cerca subito il tiro. La sua presenza serve a smuovere la difesa avversaria, a provocare raddoppi, a spostare l’attenzione verso il centro per poi scaricare verso l’esterno o liberare una corsia interna. Non è solo un appoggio, ma un catalizzatore confermato dai dati. Sono stati 10 gli assist del belga nel campionato 2024/25 di Serie A.

Nella storia recente della Serie A, Duvan Zapata è un altro esempio di attaccante “in post”. O in maniera diversa nell’interpretazione della funzione, Retegui. Oggi il campionato 2025/26 si è arricchito di altri interpreti come Ferguson della Roma, Pellegrino del Parma o Pio Esposito nell’Inter.

In queste situazioni il centravanti non è più il (solo) terminale, ma diventa il nodo centrale di un attacco posizionale. Una squadra che riesce a consolidarsi negli ultimi 30 metri avversari, che affronta un blocco difensivo basso, ha bisogno di qualcuno che sappia ricevere dentro l’area di rigore, con lucidità e che sappia usare il proprio corpo non solo per difendere palla, ma per attrarre, orientare le scelte dei difensori, ingannare.

Nella maggior parte dei casi poi, è l’appoggio, la scelta, a fare la differenza. Il passaggio corto dentro l’area, il più delle volte verso un compagno che ha tagliato partendo dalla seconda linea. Il “9”, come il pivot, resta sullo sfondo della scena, quando in realtà ha diretto tutta la scena.

Giocatori come Lautaro Martinez,  o Luis Muriel all’Atalanta con Zapata, hanno beneficiato enormemente della presenza di un 9 capace di giocare in questo modo. La loro libertà nei pressi dell’area nasce da un lavoro sporco e sapiente del compagno di reparto. Lo stesso, ad oggi, si può dire per Ferguson, attaccante  moderno che ha imparato a ricevere spalle alla porta non per proteggere il pallone, ma per leggere il campo intorno a lui. 

Tatticamente si tratta di un cambio di paradigma. Se il numero 10 classico sembra quasi scomparire dalle lavagne tattiche come risposta alle eccessive densità in mezzo al campo, la sua funzione creativa è migrata qualche metro più avanti. Oggi l’attaccante ha, fra le sue funzioni, quella di regista “in post”. Cambia il pallone, cambiano le dimensioni del campo, ma la geometria delle letture è sorprendentemente simile.