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Elementi di tecnica calcistica: il passaggio

"Un fattore cruciale del successo della Spagna a Euro 2008 è stato il nostro centrocampo. Marcos Senna, Cesc Fabregas, Andres Iniesta e David Silva sapevano tutti come controllare e passare il pallone."
Xavi

Se, come era solito affermare il compianto Professor Franco Ferrari, ex docente di tecnica e tattica ai corsi Master per allenatori FIGC a Coverciano, tempo e spazio rappresentano il nome e il cognome del calcio, il passaggio rappresenta uno dei principali – se non il principale – fondamentali di tecnica applicata in fase di possesso in grado di controllare e regolare questi due macro elementi del gioco. 

Uno dei più grandi teorici del fùtbol moderno, Juanma Lillo, tecnico fortemente voluto da Pep Guardiola nel suo staff al Manchester City, definisce il passaggio il fusibile del calcio, specificando che “puoi possedere il miglior televisore del mondo, in 4K e con il maggior numero di pollici possibili, ma se non ti funziona un fusibile…avrai certamente un problema.” E se, in un calcio sempre più indirizzato verso una visione ed un approccio di tipo sistemico-ecologico, basato su principi di interrelazione e autorganizzazione, il passaggio rappresenta l’azione tecnica in grado di creare connessione fra due o più giocatori, ecco che la frase di Lillo assume un contorno decisamente più tangibile e meno teorico circa l’importanza di questo fondamentale.

Lo scopo di questo articolo vuole essere quello di trattare il tema scavando sotto alla superficie e stimolare l’attenzione a diversi particolari di questo gesto tecnico da poter trasmettere ai nostri giocatori. Perchè se è vero che tutti sono in grado di effettuare un passaggio, in pochi sono quelli in grado di renderne una vera e propria “arte”. 

Passaggio come regolatore di ritmo

"Nel calcio la velocità è data dal pallone e dai passaggi."
Pep Guardiola

Quello del “ritmo” è un concetto che sempre più spesso, soprattutto nel calcio attuale caratterizzato da una velocità molto più sostenuta che in passato, viene associato a partite e (o) allenamenti. Molti sono gli allenatori che in fase di presentazione illustrano la volontà di implementare un modello di gioco basato su un calcio offensivo, propositivo, proattivo, in cui sia la propria squadra ha imporre il proprio, appunto, ritmo. E sia esso quello del rock and roll del Real Madrid di Mourinho, il jazz di Guardiola o l’heavy metal di Klopp, il minimo comune denominatore, frontman o direttore d’orchestra, è sempre lo stesso: il passaggio.

 

"Al Real Madrid il nostro era un calcio rock and roll. Pum, pum. Con tre occasioni facevamo due gol. Il nostro non era un calcio eleborato, era molto più diretto. Al contrario al Bayern, era un calcio molto più combinato, una sinfonia jazz."
Xabi Alonso

“Da giocatore intervenire sul ritmo della partita era il mio lavoro” spiegò Xabi Alonso in una magnifica intervista di Marti Perarnau “Posso fare un passaggio conservativo, sapendo che però probabilmente non creerò nulla. Oppure posso rischiare di più, forzando un passaggio in avanti e se succede qualcosa, bene. Altrimenti dovremo essere ben posizionati affinchè si possa creare comunque qualcosa giocando sulla seconda palla. Questo è tutto ciò che devo leggere durante le partite. Io non sono l’uomo dell’ultimo passaggio, ne quello che finalizza, non sono queste le mie aree. Io devo leggere e impostare il ritmo della partita.”

Allenare le diverse tipologie di passaggio

Leggenda narra che fra i vari episodi che gli sono valsi l’appellativo di ‘Loco’, in seguito alle sue dimissioni da commissario tecnico della nazionale argentina, Bielsa si sia ritirato per tre mesi in un convento, senza alcun tipo di mezzo di comunicazione, a studiare calcio: legge tantissimo, si documenta e approfondisce ogni minimo dettaglio del Gioco, frammentandone, schematizzandone e catalogandone ogni aspetto. (“Dopo tre mesi – rivelerà – ho iniziato a parlare da solo…e a rispondermi. Stavo davvero impazzendo, ed ho capito che era arrivato il momento di andarmene.”) Parte del frutto di questo percorso di analisi ed introspezione è visibile nelle conferenze in cui è stato relatore, godibili su YouTube da chiunque mastichi un pò di castigliano. Bielsa è un fiume in piena. Illustra in maniera talmente semplice da risultare quasi spiazzante come aggirare un blocco difensivo attraverso l’occupazione degli spazi in ampiezza ed in profondità, l’utilizzo degli spazi intermedi, enumera e descrive le dodici situazioni che rappresentano il gioco del calcio – specificando di aver studiato 170 esercitazioni idonee a soddisfare tutte le categorie identificate – e addirittura si sofferma su aspetti apparentemente futili come la descrizione dei diversi modi per colpire il pallone e la differenza in termini di difficoltà, velocità, distanza e precisione fra le differenti modalità.

"Il passaggio è un elemento chiave del calcio."
Marcelo Bielsa

Prendendo spunto dall’attuale tecnico del Leeds – che richiameremo in causa anche più avanti quando parleremo dei direzione del passaggio – proviamo ora a identificare e schematizzare le diverse modalità di trasmissione, illustrando per ognuna di esse alcune proposte esercitative utilizzabili nelle nostre sedute di allenamento.

  • Filtrante e passante

Nella infinita disputa fra sostenitori del lavoro situazionale o situazionale, l’appena citato Bielsa sembrerebbe avvalorare la tesi secondo cui la verità sta nel mezzo e che anche un lavoro più analitico sia necessario per interiorizzare tecnica e tempi delle gestualità tecniche apparentemente più semplici. Nel video che segue, “el Loco” illustra attraverso le sue famose “5 modalità per smarcarsi” due diverse funzionalità della trasmissione, il passaggio filtrante e il passaggio passante, e per ognuna di queste trasmissioni propone una soluzione esercitativa a cui affiancheremo, molto più modestamente, un’altra possibile idea di sviluppo Prima però andiamo a definire, in maniera decisamente teorica, il significato e la differenza dei due tipi di trasmissione chiamati in causa. 

Il passaggio filtrante è quel passaggio che viene effettuato nello spazio alle spalle di un avversario o di una intera linea e la cui direzione è verso la porta avversaria. Tipico dell’ultimo passaggio, rappresenta un tipo di soluzione ad alto coefficiente di difficoltà per il labile equilibrio fra aspetto tecnico e capacità di lettura individuale di tempi e spazi. 

Al contrario, il passaggio passante è la trasmissione effettuata nella zona non intercettabile del difensore che però, non essendo indirizzato verso la porta, permette a quest’ultimo di tornare in posizione difendente, tra palla e porta.

La discriminante fra l’utilizzo dell’uno piuttosto che dell’altro è, ancora una volta, descritta magnificamente – e chi aveva dubbi? – da Bielsa. “Tanto più stretta e vicina è la marcatura del mio avversario, tanta più possibilità dell’attaccante di attaccare lo spazio alle sue spalle (e ricevere un filtrante, ndr). Se però il rivale si allontana” – allentando la marcatura – “l’attaccante non può più attaccare lo spazio alle sue spalle. Essendo che il giocatore della squadra in possesso dovrà sempre compiere movimenti contrari rispetto al suo avversario, se questo si allontana riceverà nello spazio davanti a lui.” Fondamentale sarà, in questo caso, lo spazio che il giocatore andrà ad occupare durante la fase di ricezione e il principio regolatore è molto semplice: tracciando un’immaginaria linea orizzontale in prossimità del difendente, chi riceve dovrà trovarsi alla stessa altezza o al di sopra di questa. Il perchè è presto spiegato: se durante la ricezione mi trovo sotto la linea del difendente questo, sul tempo della trasmissione, si sposterà lateralmente chiudendo la mia linea di corsa; se invece mi troverò sulla linea orizzontale o sopra di essa farò in modo che la diagonale difensiva del difendente venga neutralizzata, non permettendo il recupero dell’avversario.

"Conoscere questa distinzione è il primo passo pedagogico per insegnare al giocatore e dare l'idea di ciò che gli vogliamo insegnare."
Marcelo Bielsa

Qui di seguito il contributo video sopra citato che consigliamo di vedere in versione integrale a chiunque abbia una discreta conoscenza dello spagnolo, con la parte teorica e alcune esercitazioni sul campo…

Centrale e terzino di sinistra coprono lo spazio centrale, rendendo difficile attaccare lo spazio verso la porta. L'esterno dovrà riceverà un passaggio passante all'altezza della proiezione orizzontale del difensore, per poi provare a saltarlo con un primo controllo offensivo.
Quando invece il terzo si avvicina all'esterno, lasciando spazio fra lui e il centrale di parte, l'attaccante dovrà attaccare lo spazio alle spalle del difensore in direzione della porta avversaria, ricevendo il passaggio filtrante del compagno.

…mentre qui propongo invece una semplicissima struttura esercitativa, utile ed utilizzabile durante una fase di attivazione tecnica, per allenare i nostri giocatori al fondamentale tecnico del passaggio, passante e filtrante, sulla base della scelta di smarcamento del compagno (chi ha la palla decide il tempo, chi è senza la direzione!)

La disposizione dell’esercizio è come da figura, con un numero variabile di corridoi a seconda del numero dei ragazzi a disposizione e tre giocatori per ogni spazio di lavoro, due agli estremi ed uno in posizione centrale, all’interno di una piccola porticina formata da cinesini o, meglio ancora, manichini. Partendo da una fase analitica in cui il focus dell’allenatore sarà indirizzato solo alla corretta esecuzione della trasmissione, con particolare attenzione alla direzione, alla forza e al tempo, i giocatori dovranno alternare passaggi filtranti, indirizzati dentro alla porticina centrale, o passanti, indirizzati invece all’esterno dello spazio interno fra i due cinesini, ognuno dei quali rappresenta, ovviamente, un avversario. Anche se fuori tema rispetto al tema del passaggio, ritengo importante sottolineare che, in questa fase, sarà importante allenare il nostro giocatore B ad assumere una posizione di partenza intermedia fra i due cinesini/manichini/avversari (da avere anche in partita!) per poi muoversi per attaccare lo spazio alle spalle o in ampiezza.

Naturale variante sarà quella di inserire un difendente D attivo sul giocatore B, costringendolo ad una scelta maggiormente situazione e contestualizzata sul tipo di smarcamento da eseguire e aumentando in maniera decisamente più vicina al contesto di gara la difficoltà dell’esecuzione del passaggio.

  • Passaggi preparatori e passaggi chiave

Con il sempre più diffuso approccio posizionale in fase di possesso utilizzato in ambito europeo e non solo, il “key pass” o passaggio chiave è diventato negli ultimi tempi un concetto talmente importante da diventare un vero e proprio indice di misurazione utilizzato dagli amanti della statistica e dei big data per calcolare la pericolosità di una squadra o di un singolo giocatore. Nessun indice – per lo meno non di mia conoscenza – tiene però conto di ciò che resta sotto alla punta dell’iceberg rappresentata dai key pass, vale a dire i passaggi preparatori.  A tal proposito, introducendo questo tema, è una frase di Juanma Lillo, collaboratore nonchè mentore di Guardiola, a fornire l’assist – giusto per rimanere in tema – migliore per esemplificare questa distinzione.

"Voglio dare un criterio di intenzionalità al passaggio. Non deve essere fatto tanto per passare, ma con l'entusiasmo di conquistare spazio per avvicinarsi alla porta rivale e farci trovare nella metà campo avversaria pronti per attaccare nelle migliori condizioni possibili."
Juanma Lillo

Viene definito passaggio chiave ogni trasmissione che elimina, salta, almeno una linea avversaria, ed rappresenta, come detto in precedenza, un elemento fondamentale di qualsiasi squadra che intenda assumere una posizione di dominio e controllo sull’avversario per mezzo di una struttura posizionale. Attenzione però! Se l’obiettivo di ogni passaggio chiave è quello di eliminare più avversari (o meglio ancora, linee) possibili, cercando un compagno libero alle spalle della pressione avversaria, non bisogna però confondere il concetto di linea con quello di reparto. Una “linea di pressione” può infatti essere composta da due o, addirittura, un solo avversario e, se la trasmissione effettuata è stata in grado di superare solo questo primo livello di opposizione viene definito “passaggio chiave ad una linea.”

Va da sè dunque che il passaggio chiave aumenterà la sua efficacia quante più linee riuscirà a superare, potendo diventare un passaggio chiave di seconda linea, come questo…

…o addirittura di terza linea. come quest’altro… 

Vengono invece definiti passaggi preparatori tutte le soluzioni sotto la linea della palla utilizzate dai giocatori della fase in possesso per far muovere gli avversari e aprire spazi per effettuare il passaggio chiave, secondo un principio che potrebbe essere riassunto in “muovo le palla orizzontale per cercare gli spazi in verticale.” Nel video sotto, pezzo di repertorio di mister Francesco Farioli, attuale tecnico dell’Alanyaspor da noi intervistato qualche tempo fa, si può chiaramente apprezzare la funzione dei passaggi preparatori, utili ai giocatori sopra la linea della palla per trovare il tempo e lo spazio per farsi trovare liberi alle spalle degli avversari.

Quali proposte sono utili per allenare questo tipo di soluzioni? Chiaramente ogni proposta di tipo situazionale, la scelta dei tempi con cui far viaggiare la palla non può certo essere rappresentata mediante proposte analitiche dipendendo da troppi fattori, ma, senza addentrarsi in esercitazioni troppo articolate prendiamo in esame quella che descritta da tutti i “guardiolisti” come l’unità base del gioco posizionale: il rondo. In un esercizio così semplice e banale, spesso utilizzato prima dell’inizio delle sedute, sono moltissimi i principi allenabili, uno dei quali riguarda proprio la velocità della gestione della palla e la qualità delle scelte. Scomodando ancora Lillo “bisogna dare un criterio di intenzionalità al passaggio”. Per questo ritengo che anche durante un semplice torello autogestito sia assolutamente fondamentale che l’allenatore ponga la massima attenzione all’evoluzione dello stesso: quando scelgo di effettuare un passaggio appoggiato? Quando e perchè è preferibile effettuarlo? E quando invece va ricercato il filtrante? Ho spesso utilizzato questo mezzo per incrementare questa abilità e posso affermare con assoluta certezza che i benefici ottenuti nel lungo termine sono stati tanto a livello cognitivo, di comprensione del gioco e di lettura delle situazioni, quanto a livello tecnico. 

Un altro tipo di proposta esercitativa potrebbe essere un gioco di progressione, con il campo diviso in tre zone e i giocatori che possono muoversi, per lo meno inizialmente, solo all’interno del proprio settore, facendo si che l’azione possa progredire solo mediante un passaggio, come in questo video.

Direzione del passaggio

Se i criteri elementari appena descritti relativi alle differenti tipologie di passaggi – filtranti, passanti, appoggiati e key pass – rappresentano particolari di fondamentale importanza per costruire un modello di gioco, altrettanto si può dire per quanto riguarda la direzione degli stessi (“Bisogna sempre dare un criterio di intenzionalità al passaggio”, ricordate?) 

  • Passaggi verticali, orizzontali e diagonalità

I passaggi verticali sono, ovviamente, utili per guadagnare metri di campo in avanti durante l’azione. Molti allenatori fanno di questa tipologia di passaggio un principio chiave nel loro modello di gioco – uno su tutti, Giampaolo – ma di fondamentale importanza in questi casi risulterà l’angolazione del corpo del ricevente che, se errata, potrebbe portare a degli svantaggi. In caso di ricezione con le spalle verso la porta avversaria, infatti, si perde la visione frontale del gioco, perdendo la possibilità di progredire, senza contare che un controllo di questo tipo rappresenta un chiaro segnale di pressione forte da parte degli avversari. Forse questi sono solo alcuni dei dettagli che hanno fatto pensare ad un allenatore come Tuchel che è meglio creare campi di allenamento esagonali, senza lati verticali, per incentivare un altro tipo di soluzione, decisamente più efficace, quella in diagonale.

Se il passaggio verticale, come appena visto, ha il vantaggio di raggiungere zone del campo più vicine alla porta avversaria, quelli orizzontali fanno in modo che la squadra in possesso possa raggiungere zone del campo con meno densità e, quindi, maggiori spazi, senza che però ci sia, per lo meno il più delle volte, possibilità di rendersi pericolosi.

Il passaggio in diagonale, invece, racchiudono entrambi questi benefici, permettendo di avanzare spostandosi in zone di campo più libere, senza contare che per gli avversari risulta decisamente più pericoloso al fine di una riorganizzazione collettiva efficace per intervenire. Ed è per questo che ritengo rappresentino lo stile di passaggi da ricercare con maggiore frequenza all’interno del proprio modello di gioco.

Facciamo però un piccolo passo indietro e torniamo al passaggio verticale e alle problematiche che ne potrebbero conseguire. Ciò che ritengo fondamentale che i giocatori delle squadre che alleniamo sappiano è che anche nell’errore (se di errore vogliamo parlare) esiste rimedio. Proviamo a vedere alcuni semplici casi di soluzioni utili da insegnare ai nostri giocatori per risolvere una situazione che potrebbe diventare problematica per la nostra squadra:

  • gioco in verticale e mi apro per offrire una nuova linea di passaggio in diagonale
A gioca su B e si muove verso l'interno del campo per ricevere il possibile passaggio di ritorno.
  • apertura fuori linea del ricevente
B viene marcato da C. Prima della trasmissione di A si allontana dal suo avversario, curando la postura del corpo, con schiena verso il fuori, per ottimizzare le possibilità di gioco dopo il passaggio.
  • 1 contro 1 dorsale

Situazione come quella appena descritta ma con il ricevente B che, anzichè aprirsi fuori linea, riceverà in protezione palla per poi andare a giocarsi un duello dorsale nel tentativo di guadagnare lo spazio alle sue spalle.

Thomas Tuchel e l’arte del passaggio

Nel corso di 10 anni nel calcio giovanile, Thomas Tuchel ha lavorato prima come assistente allenatore allo Stoccarda di Hansi Kleitsch, considerato un luminare del calcio giovanile tedesco e successivamente ha maturato esperienze come capo allenatore di squadre di varie fasce d’età. Come era tradizione e dottrina nelle accademie tedesche dell’epoca, Tuchel ha utilizzato fin dai suoi primi anni in panchina la ripetizione come principio fondamentale dei suoi esercizi: lo stesso passaggio praticato 100 volte, le stesse 100 sequenze di passaggi ripetute durante una routine di allenamento. Sono questi i principi che il tecnico ha riportato anche nei suoi primi anni fra i professionisti al Mainz. Per aumentare il numero di ripetizioni i campi utilizzati erano solitamente (e decisamente) molto piccoli. “Ci alleniamo su campi molto complessi e stretti” dichiarò in un’intervista ad una domanda sul suo metodo di lavoro “e i giocatori si esercitano sui passaggi in circostanze di gioco sotto una pressione maggiore rispetto a una partita, ma troppo spesso vengono eseguiti senza pensare a cosa stanno facendo.”

"I principi devono essere chiari: con quale piede ricevo la palla? Con quale piede la gioco? È possibile passarla al mio compagno in una posizione aperta o è una situazione chiusa? E se è una situazione chiusa, come mi offro per far ripartire l'attacco?"

Settimana dopo settimana, i giocatori del Mainz si fidavano di più del proprio allenatore, rendendosi conto che gli esercizi proposti erano la migliore preparazione possibile. Le partite di campionato e coppa, con l’aumento improvviso degli spazi in campo, che davano più tempo per prendere le decisioni, sono diventate più facili degli allenamenti, proprio come voleva l’allenatore. All’epoca il centrocampista Eugen Polanski osservò: “Per alcuni dei nostri esercizi servirebbe il livello Uefa A! ” aggiungendo che dopo tali sessioni, le menti dei giocatori erano più stanche dei loro corpi.

Durante le sessioni, Tuchel di solito rimaneva sulla linea di metà campo, facendo costantemente commenti, correggendo ogni errore dei suoi giocatori, spronandoli, mettendoli sempre sotto pressione. Soprattutto, il lavoro sulla tecnica non era mai stato trascurato. “Così come Roger Federer deve esercitarsi ogni giorno sul servizio e sui colpi da fondocampo, anche un calciatore deve praticare le tecniche di base ancora e ancora”, disse Tuchel.

Un concetto questo che ha risuonato per molto tempo nella testa dei suoi giocatori, come Andreas Ivanschitz. “Con Tuchel abbiamo fatto un numero estremamente elevato di esercitazioni sui passaggi, in cui era costantemente preoccupato della qualità del passaggio. Sulla base di ciò, ha poi elaborato sei, sette soluzioni che tutti noi dovevamo conoscere e che prevedevano ogni tipo di passaggio. Ci esercitavamo in continuazione, ancora e ancora, dovevamo sempre aprire nuovi triangoli. Più prendevamo confidenza con il suo modo di intendere il calcio e più questo diventava per noi divertente. Ma l’inizio di tutto questo processo è stato il passaggio, un gesto semplice che doveva essere eseguito sempre con estrema qualità. Non ho mai visto un allenatore avere il coraggio di porre l’attenzione su cose così semplici”.

Conclusioni

Nessuna conclusione particolare. Meglio chiudere con la visione del video che segue, nell’augurio che tutti gli allenatore di qualsiasi squadra possano godere di un giocatore così, per cui tutto quello appena scritto sarebbe assolutamente inutile.