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Il lavoro dell’analista è vedere il calcio in maniera oggettiva. Intervista a Simone Contran

Simone Contran è allenatore Uefa A, attualmente in attesa di sostenere l’esame per ottenere la licenza UEFA Pro presso il Centro Tecnico di Coverciano, e un analista tattico che a discapito della giovane età vanta un curriculum di tutto rispetto. Dal 2018 è nello staff della nazionale maggiore con la quale si è laureto campione d’Europa e nel 2020 viene nominato responsabile dell’area match analyst della federazione azzurra. Dopo l’esperienza al fianco di Daniele De Rossi alla Spal è oggi uno dei membri dello staff di Roberto Mancini, C.T. alla guida della nazionale dell’Arabia Saudita.

Ho avuto il piacere di chiacchierare con lui per un’ora abbondante durante un periodo di sosta dagli impegni di calendario della nazionale araba e quello che mi ha offerto è uno sguardo dall’interno sul lavoro svolto giorno dopo giorno da un video analista tattico.

Nella tua metodologia di lavoro, qual è lo step iniziale per la preparazione di una team analysis?

Il primo punto del mio lavoro è relativo alla raccolta del materiale. Sembra un passaggio superfluo e scontato, ma che invece risulta profondamente utile per facilitare tutto il lavoro successivo, soprattutto considerando che per gli analisti delle squadre di club il tempo a disposizione è molto poco, fra turni infrasettimanali e partite di coppa. Quando parlo di raccolta del materiale intendo studiare le ultime formazioni della squadra che si va ad analizzare, i minutaggi, piuttosto che capire l’andamento dei risultati delle ultime partite. Si tratta di informazioni che permettono di fornire all’allenatore una visione più chiara e definita dei singoli della squadra avversaria che in quel momento stanno giocando di più, e quindi di avere meno margine di errore possibile nel preparare la partita, cercando di prevedere gli undici che gli avversari potrebbero schierare o i cambi che potrebbero effettuare in corso d’opera, per esempio. Senza contare che, in un mondo sempre più incentrato sull’informazione veloce, fornire queste indicazioni potrebbe risultare di aiuto allo staff tecnico o ai calciatori stessi anche per presentare la partita in conferenza stampa.

Una volta raccolte le informazioni sulla squadra da affrontare, come si procede operativamente?

E’ importante capire e selezionare il giusto materiale video da utilizzare. Solitamente io osservo le ultime due gare giocate dalla squadra che vado ad analizzare, cercando di avere al termine della visione un’idea generale della squadra in questione, dopodichè cerco di capire quale sia, fra tutte le altre partite giocate, la migliore da andare ad analizzare per ottenere indicazioni sugli avversari ancora più specifiche, soprattutto in funzione della mia squadra. Se la mia squadra gioca con il 3-5-2, per esempio, cercherò di visionare partite in cui gli avversari hanno affrontato quel sistema di gioco, cercando di vedere le uscite che facevano, gli spazi che concedevano, come portavano la pressione o come altre squadre li hanno messi in difficoltà. Nel calcio moderno i numeri contano sempre meno, pertanto si prenderanno in considerazione partite simili oltre che per il sistema di gioco anche per i principi e idee di gioco. 

Quando si lavora su una team analisi è fondamentale avere la giusta sensibilità nel selezionare il materiale corretto con cui lavorare, altrimenti il rischio è quello di avere una gran quantità di informazioni ma di poco valore pratico.

Ci sono altri tipi di informazioni, meno tangibili, ma altrettanto importanti da tenere in considerazione all’atto di selezionare il materiale video da analizzare?

Ci sono squadre che cambiano molto il loro rendimento fra casa e trasferta, per esempio. In Serie B soprattutto si tratta un andamento piuttosto comune. Se so che la squadra che andrò ad affrontare fa molta fatica fuori casa potrebbe risultare utile osservare con maggiore attenzione quelle partite piuttosto che quelle giocate fra le mure amiche.

Terminata la parte di preparazione, con quali modalità avviene invece la presentazione del video alla squadra?

Sia quando ho lavorato nei club che in nazionale ho sempre diviso il lavoro di presentazione in due parti. La prima la chiamiamo “preview” e si tratta di un video introduttivo sulla squadra avversaria che mostriamo nei primi giorni della settimana della partita per fornire ai giocatori un’imput sul tipo di partita che dovranno affrontare: se dovremo affrontare una squadra di palleggio che ci terrà maggiormente nella nostra metà campo, piuttosto che una squadra prevalentemente difensiva che gioca più sulle ripartenze, se sviluppano il gioco sugli esterni piuttosto che centralmente… Tutte informazioni molto generali, senza entrare troppo nel dettaglio, ma con il solo intendo di dare un’infarinatura generale di 5-6 minuti sui concetti di fase offensiva e difensiva degli avversari.

Nella seconda parte, invece, preparo un video in cui prendo in considerazione prevalentemente le partite giocate dagli avversari contro squadre affini alla nostra ed in cui vado ad approfondire molto di più gli aspetti tattici e strategici del nostro piano gara: costruzione, pressioni, sviluppi, rifinitura e attacco linea, oltre alle palle inattive ovviamente, che però spesso raccolgo in un video a parte.

Nella preparazione della partita, fornisci anche altri tipo di video allo staff tecnico? Individuali su qualche specifico giocatore, per esempio.

Si, ci sono altri tipi di video che andiamo sempre a preparare, per esempio quello specifico sui giocatori offensivi avversari. Non si tratta di materiale che mostriamo a tutta la squadra, ma solo ai giocatori direttamente coinvolti nella stessa zona di campo dei giocatori analizzati. Si tratta di video brevi, della durata di non più di 2-3 minuti in cui cerco di riassumere le principali caratteristiche individuali dei singoli avversari. Per i portieri poi, prepariamo ulteriore materiale specifico che raccoglie le punizioni dirette e i rigori calciati dagli avversari.

Utilizzi i dati statistici a supporto delle tue analisi?

Molto, anche se ultimamente ho cambiato impostazione di lavoro al riguardo. Prima ero solito guardare le partite, farmi un’idea e poi cercare ulteriore conferma di ciò che avevo visto nei dati, ma poi mi sono reso conto che talvolta correvo il rischio di “inquinare” un dato oggettivo con la mia percezione. Adesso invece svolgo il processo contrario: osservo i dati in maniera “asettica”, mi faccio un’idea di ciò che i numeri mi indicano sui comportamenti della squadra da analizzare e solo successivamente visiono le partite, cercando di interpretare il valore statistico.

Il caso più classico è quello del possesso palla. Alcune volte ci sono percentuali di possesso piuttosto elevate, ma non sempre sono numeri che indicano una forte propensione offensiva nella metà campo avversaria. Penso all’Inghilterra, per esempio. Si tratta di una squadra che ha un numero di passaggi per partita importante, ma molto spesso si tratta di un possesso piuttosto sterile, caratterizzato da numerosi giro palla difensivi per la ricerca della filtrante. Si tratta di un’informazione importante ma da interpretare.

Dove reperisci i dati di cui hai bisogno?

Ho la fortuna di lavorare ed aver lavorato anche in passato ad alti livelli, pertanto ho sempre avuto accesso alle informazioni di numerosi provider di dati statistici. Quando raccolgo informazioni non osservo un singolo report, ma tre o quattro. So di essere un privilegiato, così come so perfettamente che più il livello si abbassa e più le disponibilità economiche sono minori e di conseguenza anche la possibilità di reperire dati, però ritengo che durante l’analisi di una gara sia possibile ricavare manualmente qualche dato statistico utile. I passaggi chiave sono uno di questi. Una squadra che ne fa molti per partita ne fa 40-45, dunque si tratta di un evento che si può evidenziare abbastanza agevolmente in maniera autonoma, con carta e penna. E’ chiaro che in questa maniera si tratterà di un dato “limitato” a causa dell’impossibilità di compararlo con quella che è la media dei passaggi chiave effettuati da tutte le altre squadre del campionato, ma si tratta pur sempre di informazioni utili ed indicative rispetto a quelle che sono le costanti di una squadra.

Quando raccogli informazioni su una squadra avversaria osservandone i dati, immagino che ti troverai a dover gestire molti dati. Quali fra questi ritieni siano di maggiore utilità per avere un’idea più definita della squadra che andrai ad analizzare?

Il possesso palla è un indice per me importante, che mi permette di avere una prima informazione tanto basica quanto importante sugli avversari: vogliono o non vogliono la palla? Preferiscono giocare con la palla nei piedi o senza? Chiaramente poi, come dicevamo prima, è necessario andare un po’ più in profondità sul dato e non fermarsi al singolo numero, pertanto correlo questa informazione con il numero di volte in cui la squadra avversaria tocca palla negli ultimi 30 metri per capire se si tratta di un possesso nella propria metà campo o se invece è una squadra che passa più tempo nella metà campo avversaria.

I passaggi chiave e i dribbling sono altri dati che vado a ricercare per trarre ulteriori informazioni sul collettivo o sui singoli. Il Milan che vinse lo scudetto due anni fa aveva numeri molto importanti sui dribbling, inflazionati per lo più dalle giocate di Leao e Theo Hernandez. Sapere che la squadra contro cui andrai a giocare ricerca un certo tipo di giocata con un determinato giocatore permette all’allenatore di avere le informazioni necessarie per preparare un miglior piano partita.

Dunque si tratta di una raccolta dati non solo “globale”, intesa come di squadra, ma anche sui singoli.

Esatto. Quando vado a svolgere i video per reparti mi capita di inserire anche alcuni dati statistici sui singoli avversari analizzati. Se le informazioni che ho raccolto indicano che l’attaccante avversario ha una media di 4 tiri a partita, di cui tre di destro ed uno di sinistro, può essere utile per i difensori esserne a conoscenza.

Correndo il rischio che poi, puntualmente, faccia gol di sinistro…

Si, ma su questo sono molto intransigente.

Il lavoro dell’analista è quello di vedere le cose in maniera oggettiva, con la consapevolezza che non può avere la sfera di cristallo per prevedere ciò che avverrà.

Se un attaccante su 100 volte tira 95 volte con il piede forte io ho il dovere di informare il mio difensore, perché dovrà essere portato a coprire prevalentemente quel lato di campo. Se poi accade l’imponderabile e in quella partita calcia solo di sinistro, bisogna essere pronti ad accettare il rischio.

Il rischio di non accettare che in partita può accadere qualcosa di diverso da ciò che si è analizzato è quello di iniziare a fornire informazioni generiche, sterili ed inefficaci.

Se dicessi al mio difensore “calcia di destro ma può calciare anche col sinistro” non starei dicendo nulla.

Come ti comporti nelle tue analisi quando ti trovi davanti ad una squadra che cambia spesso sistema di gioco, variando di conseguenza anche il numero e le disposizioni dei giocatori coinvolti in costruzione per esempio?

Quando una squadra propone delle modifiche a livello tattico le mostro all’allenatore nel video, soprattutto se quei cambi sono avvenuti contro squadre affini alla nostra. In questi casi cerco di reperire più informazioni possibili, anche sui quotidiani, per provare a capire quale potrebbe essere, fra quelle conosciute, lo schieramento più probabile, ma è difficile da prevedere. Per questo ci è capitato molte volte di preparare in settimane due tipi di pressione, una contro una costruzione a 4 ed un’altra contro una costruzione a 3.

Ricordo una partita contro l’Olanda quando eravamo nella nazionale italiana: nelle ultime partite avevano cambiato molto ed ero molto indeciso sul tipo di soluzione tattica che avrebbero potuto adottare contro di noi. La preparammo considerando diverse soluzioni, ma ponendo maggior attenzione sulla possibilità che giocassero con il 4-3-3, invece si schierarono con il 3-5-2, un sistema che avevamo previsto e su cui avevamo lavorato, seppur con minor intensità.

Entrando maggiormente nel dettaglio della team analysis, mi piacerebbe approfondire alcuni aspetti del processo di analisi. Quali sono gli aspetti che osservi di una linea difensiva?

Le prime cose che vado a vedere sono l’altezza della linea, alta, media o bassa, e la sua densità orizzontale, dunque se si tratta di una linea molto stretta sul lato palla o se concede più spazi rimanendo più larga. Questi due fattori cambiano totalmente l’attacco alla profondità ed il posizionamento dei giocatori offensivi. Dopodichè ci sono ovviamente anche altri fattori da valutare: se si tratta di una linea che lavora di reparto con riferimento palla o se assume un atteggiamento maggiormente indirizzato sull’uomo rompendo il reparto per andare sul riferimento.

Con le evoluzioni del calcio moderno oggi molte squadre riescono a difendere con una linea difensiva in grado di “switchare” fra difesa di reparto e difesa a uomo in base all’altezza a cui si trova.

Nella serie che ha documentato la vittoria dell’Italia agli Europei ho notato un episodio curioso: prima dei quarti di finale contro il Belgio, durante la riunione tecnica, il C.T. Mancini disse alla squadra che gli avversari avrebbero concesso diversi tiri dai 20-25 metri. Situazione dalla quale, effettivamente, l’Italia segnò grazie al gol dal limite dell’area di Insigne. Da quale processo di analisi è emersa questa informazione?

Nell’analisi del Belgio io ed Antonio Gagliardi e tutto lo staff tecnico, notammo che la loro linea difensiva difendeva di reparto e, nello specifico, come i difensori erano poco aggressivi nell’uscire sul portatore di palla. Notammo quindi che una volta ricevuta palla fra le linee per i nostri giocatori c’era la possibilità di girarsi per l’ultimo passaggio o per il tiro in porta.

Nelle analisi video a livelli più bassi, penso ai dilettanti per esempio, spesso le riprese non consentono di avere una visione ideale di una linea difensiva, di un posizionamento preventivo o comunque, di ciò che accade lontano dalla palla. Come può comportarsi in questi casi un buon analista?

Ovviamente in quei casi ci sono cose che l’analista non potrà rilevare. Come potrei fornire informazioni al mio attaccante su dove posizionarsi preventivamente se non ho modo di osservare il comportamento degli avversari? In questi casi, quando il materiale video non permette di avere certe informazioni, credo che sia importante spostare l’attenzione su altri aspetti, come le caratteristiche dei singoli giocatori che effettuano un determinato tipo di giocata.

Facciamo un esempio.

Supponiamo che la squadra avversaria adotti costantemente una costruzione diretta con palla calciata sopra, una soluzione piuttosto frequente quando si scende di categoria. In questi casi, oltre ad evidenziare la scelta di giocare sopra, diventa utile studiare le caratteristiche dei giocatori coinvolti. Verso chi calciano? Che caratteristiche ha il giocatore che riceve prevalentemente la palla indirizzata sopra? Una volta che la palla viene recuperata chi si butta negli spazi?

Le caratteristiche dei giocatori coinvolti cambiano molto lo sviluppo, pertanto è necessario analizzare ogni aspetto delle costanti evidenziate.

Quali sono i compiti del match analyst durante la partita?

Dipende dalla divisione dei compiti che viene stabilita con lo staff tecnico. La prima cosa che solitamente faccio è quella di andare in “pressing alto” sul team manager per avere la formazione e, una volta avuta la lista, consultarmi col mister ed il resto dello staff circa la disposizione in campo degli avversari ed avere un ultimo scambio di idee. Le partite poi le seguo dalla tribuna, dove ho una visuale che il bordo campo non può fornire ovviamente, restando collegato con un membro dello staff in panchina a cui, se necessario, passo mediante il tablet ed il live tagging alcuni tagli relativi ad aspetti tattici strategici degni di nota per l’allenatore.

A fine primo tempo, sempre grazie al lavoro di tagli video svolto durante la gara, se necessario guardiamo insieme allo staff alcune situazioni rilevanti che poi, su indicazione dell’allenatore, mostriamo anche ai giocatori a livello individuale.

Durante la settimana invece?

Anche qui dipende molto dall’impostazione dello staff e dalle richieste dell’allenatore. Qui in Arabia vado anche in campo e quando necessario sono di supporto al mister nelle esercitazioni tattiche.

Partecipi alla scelta della struttura della seduta di allenamento?

Secondo me questo è lo step futuro dei collaboratori tattici: capire il calcio, capire gli avversari e saper tradurre la gara da svolgere a livello di esercitazioni. Prossimamente giocheremo contro il Pakistan, una squadra piuttosto bassa nel ranking mondiale che, molto probabilmente, porterà un blocco difensivo molto basso, e quindi con Antonio Gagliardi stiamo cercando di preparare alcune situazioni allenanti da proporre allo staff che presuppongano soluzioni per superare un blocco basso con differenti giocate negli ultimi 30 metri: triangolazioni, entrate a muro, attacchi alla profondità corta, sovrapposizioni, seconde palle su respinte del portiere…

Un’ultima domanda, Simone. Qual è stata il percorso professionale che ti ha portato oggi in Arabia?

Sono partito da una società dilettantistica di Milano, la Scarioni, nella quale allenavo i ragazzini, poi, dal momento che il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare nel calcio, feci un corso privato di video analisi con l’agenzia SICS nel quale risultai il migliore del corso. Dopo la laurea in Economia feci il master in Sport Business Management che mi diede l’opportunità di lavorare nel Sassuolo organizzando l’attività con le affiliate, al termine del quale proposi al Direttore Carnevali l’idea di creare un dipartimento di video analisi all’interno del club. Gli presentai il progetto e da lì iniziò il mio percorso all’interno del Sassuolo come analista della Prima Squadra, con Bucchi prima e Iachini poi. In Federazione già collaboravo con le nazionali giovanili e si creò l’opportunità di salire in Nazionale A all’interno del dipartimento guidato da Gagliardi, un’esperienza straordinaria, che si è chiusa con la vittoria degli Europei a luglio 2021. Un’altra esperienza indimenticabile e molto formativa sono stati i mesi passati a Ferrara alla Spal con Daniele De Rossi e il suo staff.  Tutte tappe di un percorso che mi ha portato ad essere qui, oggi, a cercare altre soddisfazioni.