Nell’ultima decade il termine gegenpressing è divenuta una parola d’ordine nelle strategie tattiche di squadre di ogni categoria. Portato in auge dai successi del Barcellona di Guardiola e del Borussia Dortmund di Klopp, il gegenpressing – o contropressing – è stato spesso citato come uno dei tratti distintivi principali di tante squadre che nell’ultimo periodo hanno proposto un calcio proattivo. In alcuni casi addirittura, come quelli delle squadre marchiate RedBull – penso al Lipsia e al Salisburgo su tutte – questo aspetto tattica ha marchiato a fuoco un’intera filosofia calcistica e aziendale, tanto da non definire solamente un aspetto del proprio modello di gioco, ma da rendere lo stile del gegenpressing un vero e proprio tratto distintivo alla base di ogni scelta tecnica e manageriale.
Che cos’è il gegenpressing?
Gegenpressing significa pressare l’avversario subito dopo aver perso il possesso, cioè pressare come un’unità organizzata nel momento in cui si passa alla difesa. L’intera squadra dà la caccia al pallone e, nel caso ideale, lo riconquista immediatamente dall’avversario. L’obiettivo è duplice: prevenire il contropiede avversario e conquistare la palla.
Come attuare la riaggressione con successo?
Ci sono diversi prerequisiti per una pressione immediata di successo. Alcuni fondamentali fattori da tenere in considerazione per essere in grado di portare una riaggressione efficace sono il posizionamento generale della squadra e il suo stile di gioco prima di tentare il contropressing.
- Lo scaglionamento collettivo
Partiamo dal primo. Al momento della perdita del possesso, i giocatori dovranno essere in posizioni il più vicino possibile l’uno all’altro in modo da poter pressare insieme come un’unità subito dopo aver perso la palla, un principio alla base del calcio associativo portato in auge negli ultimi anni da Guardiola. Allo stesso tempo però, i giocatori non dovrebbero trovarsi così vicini al punto da non riuscire a coprire abbastanza campo, per questo non si può prescindere, oltre che da una buona disposizione in fase di possesso, anche ad una buona struttura di difesa preventiva dietro alla linea della palla.
Affinchè questo possa funzionare è necessario un adeguato scaglionamento della squadra che deve esercitare la riaggressione e ciò include i seguenti aspetti:
– un’occupazione appropriata degli spazi che garantisca un numero di giocatori in zona palla che possano rendere accessibile la contro pressione
– una buona compattezza verticale della squadra
– distanze verticali e orizzontali fra i giocatori relativamente brevi, che consentano loro di avere un buon gioco di associazione in fase di possesso e consentano un rapido accesso alla contro pressione appena viene persa palla
Se si rispettano queste linee guida, di solito c’è un’organizzazione adatta per contro-pressare durante il proprio possesso. Il gioco posizionale di Guardiola ad esempio, è considerato la causa del motivo per cui il Barcellona ha praticato un eccezionale gegenpressing durante gli anni in cui è stato alla guida dei catalani.
"Il gioco è un'unità indivisibile, non c'è momento difensivo senza un momento offensivo. Entrambi creano un'unità funzionale.”
Juanma Lillo
Alcuni allenatori usano la regola di base di “occupare il minor numero possibile di zone con i singoli giocatori, ma la massima distanza possibile tra i giocatori all’interno di quelle zone in modo che non occupino lo stesso spazio” per rendere il posizionamento semplice da capire, anche se, con una regola empirica come questa, alcuni aspetti si perdono in termini di complessità.
- Gioco d’associazione o gioco diretto?
Veniamo ora al secondo grande fattore identificato, il tipo di gioco di possesso scelto per la propria squadra.
Avendo analizzato nel paragrafo sopra le implicazioni nella riaggressione di un gioco maggiormente associativo, mi concentrerò ora principalmente sugli aspetti da tenere in considerazione nel caso di principi offensivi generali che implicano un attacco diretto per mezze di giocate a più ampio raggio.
Nel caso delle palle lunghe – situazioni per cui è necessaria una chiara attenzione alle seconde palle, argomento su cui ho scritto in questo precedente articolo – ci sono spesso problemi nel riuscire a controllare in maniera efficace il proseguo dell’azione. Infatti, se in alcuni casi si ha sufficiente spazio e tempo per poter giocare verso un compagno libero da pressione avversaria, su cui l’avversario ha relativamente poco accesso per portare un’aggressione forte durante il controllo, in altre situazioni, molto frequenti, la palla non viene giocata ad un giocatore ma in uno spazio. Di conseguenza, affinchè la squadra possa riuscire mantenere il possesso dovrà posizionare molti giocatori nella zona di ricezione, il che porterà a disorganizzare la propria struttura sbilanciandosi verticalmente o orizzontalmente e quindi aprendo spazi attaccabili in caso di non riuscita della riaggressione.
Inoltre nei casi di palla alta, è anche possibile che gli avversari possano o debbano impattare direttamente a loro volta la palla a causa delle difficili opzioni a loro disposizioni per giocare palla in maniera pulita. Per questo la riaggressione non è quindi pianificabile a causa dell’incertezza di controllo dell’avversario.
- Altri fattori rilevanti
Fondamentalmente, per allenare la riaggressione, si possono distinguere i seguenti componenti, tutti strettamente correlati tra loro:
- La struttura posizionale quando si perde la palla (in primis la propria, ma ovviamente anche quella dell’avversario);
- Il tipo di gioco di possesso (gioco associativo, palla lunga con focus sulla seconda palla, ecc.);
- L’azione che porta alla perdita del pallone (tiro, passaggio o dribbling);
- Nel caso di un passaggio, l’altezza del campo in cui questo avviene;
- La zona di campo in cui viene perso il possesso;
- La direzione dell’azione.
Tuttavia ci sono molti altri fattori in gioco in ogni situazione, come il ritmo o alcuni altri aspetti legati alla specifica situazione di transizione. Il passaggio sbagliato è stato giocato da una situazione controllata o da una situazione che era già sotto pressione? In quest’ultimo caso, a differenza del primo, la zona intorno al portatore di palla potrebbe essere già stata ristretta e rendere dunque più difficile ed imprevedibile l’organizzazione della riaggressione immediata.
Questi aspetti situazionali sono principalmente implicitamente allenati attraverso la ripetizione differenziale di situazioni di contro-pressing, anche perché sono difficili da isolare a causa della loro complessità.
Naturalmente, però, la sola ripetizione da sola non può essere sufficiente per creare un contro-pressing efficace. Come spesso accade, ai principi collettivi di squadra è necessario che siano implementati sottoprincipi individuali.
Anticipare la riaggressione, ovvero, i segnali di pressione
Affinchè la transizione difensiva avvenga in tempi sufficientemente rapida per garantire un’immediata riaggressione sulla palla, oltre alla velocità di accelerazione dei singoli giocatori e alla breve distanza dalla palla, è necessario che i giocatori siano in grado di anticipare il passaggio sbagliato del proprio compagno e la successiva azione di riaggressione.
Per farlo è possibile identificare alcuni aspetti tecnici che rendono più alta la probabilità che il passaggio possa avere esito negativo: una postura errata di chi trasmette o di riceve, un passaggio troppo lento, un controllo errato, o più semplicemente ancora una corsa aggressiva del difensore. Non appena i giocatori in zona palla e non si accorgono che una di queste situazioni si sta per verificare potranno già anticipare la situazione successiva e iniziare a muoversi in zona palla. In questo modo saranno in grado di ridurre la distanza dall’eventuale zona di contropressatura e mantenere compatta la struttura difensiva collettiva.
Le diverse varianti di riaggressione
Ci sono fondamentalmente quattro varianti di attuazione del gegenpressing:
Nel Gegenpressing orientato all’uomo, si cerca un avversario da coprire subito dopo che la squadra ha perso palla. Un giocatore corre, taglia fuori l’avversario e lo costringe a un’azione successiva. Di solito un passaggio arriva a un giocatore e solo dopo il passaggio avviene il recupero della palla. Tutte le opzioni di passaggio vicine dovrebbero essere messe sotto pressione immediata, in modo che l’avversario non possa liberarsi e sfuggire alla pressione. L’FC Bayern ha praticato questo stile sotto la guida di Jupp Heynckes.
Un’altra opzione è la riaggressione orientata alla zona palla. Qui, c’è relativamente poca considerazione per l’avversario, ma ci si concentra maggiormente sul portatore di palla, sulla palla stessa e sull’area circostante. Tutta la squadra preme in direzione della palla e cerca di generare la massima pressione possibile. Questa pressione dovrebbe forzare gli errori, consentire alla squadra di coprire e supportare il primo giocatore in pressing e contemporaneamente assorbire le opzioni di passaggio vicine. Questa pressione intensa spesso fa sì che l’avversario perda immediatamente la palla o la calci lungamente. Il Borussia Dortmund ha utilizzato questo stile sotto la guida di Jürgen Klopp.
Anche nel contropressing orientato al passaggio l’avversario sarà anche messo sotto pressione da un giocatore, ma qui, come nella versione orientata all’uomo, verrà “messo in condizione” di effettuare il primo passaggio. A differenza della riaggressione orientata all’uomo, tuttavia, non verrà attaccato il ricevitore del passaggio, ma il passaggio stesso. L’obiettivo è quello di posizionarsi tra alcuni avversari e poi, dopo che la palla è stata passata, recuperare la palla in modo flessibile, intercettando il passaggio o, nel caso in cui non fosse possibile, pressare il ricevitore da due giocatori. Il Barcellona ha usato spesso questo stile negli anni di Pep Guardiola. Per una migliore comprensione consiglio la visione di questo video su Youtube, non pubblicabile per diritti appartenenti a LaLiga.
Nell’aggressione orientata alla palla, invece, una squadra va semplicemente verso la palla senza preoccuparsi di una perdita di struttura. Ciò significa che, da un lato, una squadra può raggiungere il massimo ritmo e aggressività, ma, dall’altro, una volta compreso il sistema difensivo, potrà essere facilmente vulnerabile. Questo stile fu reso celebre negli anni ’70 dall’Ajax e dalla nazionale olandese.
L’importanza della riaggressione
È evidente che la il principio della riaggressione è tatticamente complesso, difficile da perfezionare e si tratta di un qualcosa di impegnativo mentalmente e fisicamente. La domanda è, naturalmente, perché si dovrebbe attuare e quali sono i vantaggi.
- Stabilità difensiva
Nel calcio moderno, la maggior parte delle squadre può effettuare la transizione molto rapidamente: i giocatori scattano in avanti ad alta velocità, i giocatori con la palla sono tecnicamente abili e con la palla tra i piedi possono sfondare rapidamente gli spazi e trovare buone soluzioni di passaggio. I giocatori sono anche allenati tatticamente in modo che i giocatori sopra la linea della palla mantengano posizionamenti preventivi in grado di rendere il contropiede ancora più pericoloso. Inoltre, è nel momento in cui una squadra perde palla che è disorganizzata, mentre molte squadre hanno stabilito una filosofia di transizioni rapide e verticali.
Se in seguito alla perdita del possesso una squadra proverà a ritirarsi sotto palla nelle proprie posizioni difensive, l’avversario potrà approfittare della mancata pressione sulla palla per avanzare e guadagnare rapidamente spazio per giocare in avanti. La riaggressione, al contrario, spinge l’avversario all’indietro e impedisce quanto appena descritto, aumentando così la stabilità difensiva.
- Evitare la perdita di spazio e la mancanza di organizzazione
Questo aspetto va di pari passo con il primo. Ipotizziamo che un atteggiamento maggiormente conservativo come quello di una “ritirata” sotto la linea della palla permetta di conquistare costantemente la palla a un livello simile a quello di una buona riaggressione. Dopo che la palla sarà stata recuperata, però, ci si troverebbe in una zona del campo più bassa e in una forma difensiva. Il grande vantaggio del gegenpressing è rappresentato dal fatto che la palla viene normalmente recuperata in una forma offensiva e in una posizione più alta sul campo. Questo assicura il terzo grande vantaggio, l’aumento della presenza offensiva.
- Attacco migliorato
Dopo che la palla è stata conquistata nelle zone alte, si potrà contrattaccare contro una squadra che, in seguito al recupero del possesso, avrà modificato la propria struttura difensiva aprendosi e creando spazi attaccabili.
Non per niente Jürgen Klopp ha definito il gegenpressing il “miglior regista del mondo”, un aspetto evidenziato anche da Roberto De Zerbi in un recente intervento alla BoboTv nel quale ha definito la riconquista immediata del possesso per mezzo della riaggressione come uno degli aspetti fondamentali per vincere contro un blocco basso avversario a protezione della propria porta.