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A che punto abbiamo lasciato la Lazio

La stagione 2023/24 della Lazio è nata con l’auspicio che la “legge del terzo anno” di Maurizio Sarri potesse trovare conferme anche dalle parti di Formello. 

Dopo aver ottenuto con quattro giornate d’anticipo la salvezza con l’Empoli nell’anno del suo esordio in Serie A – prima del quale era stato sulla panchina degli azzurri per due stagioni in Serie B – anche a Napoli Sarri toccò l’apice del suo percorso ai piedi del Vesuvio nella terza stagione, con un secondo posto impreziosito dal record di punti conquistati dai campani in Serie A, 91 punti non superati nemmeno dal Napoli campione d’Italia di Spalletti, che si fermò “solamente” a 90.

Fino ad ora però, la stagione della Lazio sembra aver assunto le sembianze della classica eccezione che conferma la regola, piuttosto che la garanzia di un processo di crescita in grado di toccare il proprio apice in un triennio di tempo.

Un andamento fino a questo momento troppo altalenante, 7 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte, sta relegando i biancoazzurri in nona posizione, fuori dalla zona Europa che, classifica alla mano, rimane comunque ampiamente alla portata. A proposito di Europa poi, è doveroso ricordare come le energie fisiche e mentali dei biancocelesti siano fino ad ora state distribuite anche nella massima competizione continentale della Champions League, in cui la Lazio ha ottenuto la qualificazione agli ottavi di finali classificandosi seconda nel proprio girone alle spalle degli spagnoli dell’Atletico Madrid.

Insomma, una prima parte di stagione iniziata con qualche difficoltà ma nella quale non è tutto da buttare, come hanno ben certificato e sintetizzate le ultime due uscite stagionali.

Lazio – Inter

Ha sorpreso un pò non vedere dal primo minuto un giocatore chiave per la Lazio come Luis Alberto in una partita così importante eppure la scelta di Sarri si è mostrato fin da subito più che azzeccata.

Alla tecnica e alle geometrie dello spagnolo è stato preferito il dinamismo del giapponese Kamada nel ruolo di mezzala sinistra, in un centrocampo centrale che, completato da Rovella e Guendouzi, ha messo in grande difficoltà la manovra offensiva dei vice campioni d’Europa. Sia in possesso, nella circolazione della palla, che in non possesso, con l’intensità di pressione che la mediana laziale era in grado di portare sui propri avversari, i nerazzurri hanno spesso subito i ritmi dei giocatori della Lazio, in grado di mettere apprensione all’Inter a partire dalla fase di costruzione.

La Lazio ha avuto molto coraggio nel modo in cui andava a pressare l’Inter nella propria metà campo. La linea di pressione è sempre stata alta, con Immobile pronto ad attaccare Acerbi, centrale della linea difensiva a 3, mentre le due mezzali, Kamada e Guendouzi, uscivano dalla loro posizione per accorciare rispettivamente Bisseck, centro destro, e Bastoni, centro sinistro. In questo modo Felipe Anderson e Zaccagni potevano occuparsi agevolemente dei quinti di centrocampo dell’Inter, permettendo alla Lazio di avere la superiorità numerica in ultima linea senza accusare troppo della rottura del reparto del proprio terzino in zona palla pronto ad accorciare in zona di centrocampo sulla mezzala avversaria lasciata libera dal proprio centrocampista in pressione.

Anche Rovella lasciava la sua solita posizione di play davanti ai centrali per andare in pressione su Calhanoglu e togliergli le chiavi della partita.

Anche con la palla nei piedi la Lazio ha beneficiato del dinamismo del suo centrocampo, in particolare delle due mezzali. Durante lo sviluppo della manovra Kamada e Guendouzi sono stati in grado di destrutturare la fase di non possesso dell’Inter non fornendo riferimenti posizionali costanti agli avversari e alternandosi con frequenza nel garantire superiorità posizionale alla manovra della propria squadra attaccando le spalle della linea mediana della squadra di Inzaghi. 

Una volta superata la pressione avversaria, entrambi, grazie alle loro capacità di corsa, erano in grado di fornire ulteriore supporto alla manovra con inserimenti che garantivano alla squadra di Sarri di poter attaccare l’area di rigore con cinque uomini, attaccando tutti i canali verticali del campo.

Alla fine della partita saranno addirittura 6 i tiri verso la porta prodotti dal duo Kamada – Guendouzi, distribuiti in maniera equa fra i due.

Un esempio di quanto sopra è ben rappresentato dall’azione della Lazio al minuto 15 e riprodotta nella galleria fotografia qui sotto. Casale porta palla a ridosso della zona di centrocampo. In quel momento Guendouzi funge da attrattore, “portandosi dietro” la pressione di Mkhitaryan, mentre il giapponese prova a beneficiare dello spazio che si viene a creare alle spalle del centrocampo dell’Inter, ma senza possibilità di essere raggiunto dal compagno. 

A quel punto il francese cambia la sua posizione, alzandosi ed assumendo la funzione di trequartista, mentre Felipe Anderson si avvicina alla palla attirando a sè la pressione di Di Marco e creando spazi attaccabili alle sue spalle. 

Superata la pressione a centrocampo dell’Inter, la Lazio si produrrà in un’azione offensiva che porterà alla conclusione proprio il francese, che assieme a Kamada si era portato a ridosso dell’area di rigore.

Tuttavia la Lazio ha pagato caro il prezzo del suo stesso atteggiamento. Dopo un primo, clamoroso, errore di Marusic in fase di impostazione che ha letteralmente servito Lautaro Martinez per segnare il gol del vantaggio dell’Inter, il definitivo 2-0 che ha deciso la partita è nato proprio da una situazione di pressione alta laziale che ha “spaccato” in due la struttura laziale.

Sul lancio lungo di Sommer la palla è arrivata nella “terra di mezzo” fra il centrocampo e la linea difensiva celeste. Qui Gila perde il contrasto aereo con Thuram e la palla arriva nei piedi di Barella. Nonostante la palla libera, la situazione di vantaggio numerico 3 contro 2 lascia la possibilità alla difesa della Lazio di poter essere aggressiva sul portatore, ma la scelta della linea è quella di scappare all’indietro e questo lascia la possibilità allo stesso Barella di condurre e servire, dopo una prima respinta della difesa, Thuram per il gol che chiuderà la partita.

Empoli – Lazio

La successiva partita di Empoli ha certificato il buon stato di forma della Lazio, già evidenziato nella precedente partita contro l’Inter nonostante il risultato finale, oltre che alcuni aspetti tattici della squadra di Sarri. Tuttavia ne ha anche confermato i limiti, soprattutto in termini di continuità di prestazione.

Dopo un buon approccio iniziale alla partita la squadra di Sarri è andata in difficoltà nella parte centrale del match, subendo la qualità tecnica dell’Empoli ma venendo prima graziata dalla sterilità realizzativa dei toscani e poi salvata da Provedel nell’occasione più chiara avuta dai toscani, sui piedi di Cambiaghi ad inizio ripresa. Venti minuti di blackout che rischiavano di vanificare quanto di buono fatto in precedenza.

Dopo le prime due conclusioni della partita targate Empoli, un tiro da distante di Maldini e un altro tentativo da fuori area di Fazzini, è stata la Lazio a portarsi in vantaggio alla prima occasione creata. Ancora una volta è stato il posizionamento dei propri centrocampisti per garantire l’occupazione in zona di rifinitura che un’interpretazione statica del 4-3-3 non fornirebbe, a risultare decisivo per la manovra. 

 

Mentre la mezzala sul lato palla, in questo caso Guendouzi, lavora per un passaggio appoggiato, la mezzala opposta, Luis Alberto, si alza in posizione di trequartista eludendo la marcatura del proprio avversario. Lo spagnolo viene raggiunto dal proprio compagno con un lancio e di prima riuscirà a servire Zaccagni libero di puntare la difesa empolese. Sarà in seguito Guendouzi a finalizzare un’azione confusa all’interno dell’area di rigore portando in vantaggio i laziali.

La partita proseguirà con la Lazio in controllo della gara, fino a che il doppio cambio forzato per infortunio, con le sostituzioni di Immobile e Luis Alberto, ne ha minato gli equilibri. I biancocelesti hanno abbassato il loro baricentro e l’Empoli ha creato diversi occasioni da rete, soprattutto ad inizio secondo tempo. Sarà ancora una volta l’apporto dei suoi centrocampisti a portare l’inerzia della gara a proprio favore. 

Al minuto 66 Guendouzi recupera una palla a centrocampo. L’Empoli è sbilanciato e la Lazio attacca la linea beneficiando ancora una volta dell’apporto delle sue mezzali, lo stesso francese e il subentrato Kamada. Il 5 contro 4 verrà risolto da un’azione individuale di Zaccagni, che dopo una doppia respinta della difesa riuscirà a chiudere la partita.

Conclusioni

Dopo un avvio di campionato davvero difficoltoso, la Lazio sta ora lottando per ottenere la propria stabilità ed il proprio equilibrio fra prestazioni e risultati. Nelle ultime sette partite giocate la squadra di Sarri sembra aver dato un netto segnale di cambiamento, con quattro vittorie, un pareggio e due sconfitte “accettabili” contro Atletico Madrid, in Champions, ed Inter, in campionato.

La Lazio sembra sulla strada buona per trovare soluzioni che le permettano di non far rimpiangere la partenza in estate di Milinkovic, anche se soprattutto nelle numerose situazioni di transizione che la dinamicità della sua mediana le concede deve ancora migliorare molto nella scelta e nell’esecuzione dell’ultimo passaggio. Kamada e Guendouzi, dopo un avvio incerto, stanno trovando il loro equilibrio all’interno del contesto della Serie A e della propria squadra e la sensazione è che le prossime partite di campionato con Frosinone, Udinese e Lecce possano fornire alla Lazio la possibilità di rilanciarsi come squadra dalle ambizioni europee.