In questo articolo andrò ad analizzare e descrivere diverse possibilità di scelta strategica evidenziate dagli allenatori in seguito ad uno degli eventi più in grado di scombinare i piani partita impostati in settimana: l’espulsione “prematura” di un proprio giocatore.
Postecoglou in Tottenham-Chelsea: attenersi ai propri principi
Da quando Postecoglou siede sulla panchina del Tottenham, gli Spurs hanno messo in mostra il loro talento offensivo, conquistando le attenzioni e gli apprezzamenti da parte di molti. Il loro stile di gioco basato sulla costruzione dal basso abbinato ad una mentalità offensiva in transizione in ogni terzo del campo sembrano aver invertito la grigia tendenza dello scorso anno, in cui gli Spurs terminarono il campionato all’ottavo posto, addirittura fuori dalla zona europea. Oggi invece il Tottenham si trova in quinta posizione, dopo essere stata protagonista di un avvio di campionato in cui ha mantenuto per diverse giornate vetta della classifica.
Uno dei loro principali punti di forza in questa stagione è stato il pressing alto, principio tattico certificato da valore PPDA più basso di tutta la Premier League che è, al momento in cui scrivo, 9,14. Eppure c’è stato un momento in cui l’approccio proattivo e propositivo che l’australiano ha incorporato a White Hart Lane poteva essere messo in discussione e temporaneamente accantonato.
Parlo ovviamente della partita giocata dal Tottenham contro il Chelsea, l’undecima giornata di campionato. Un match in cui sono stati molti gli spunti di discussione, soprattutto considerando che si è trattato della partita con la più bassa percentuale in cui la palla è stata in gioco (solo il 43% del tempo), ultima fra qualsiasi partita di Premier League nelle ultime due stagioni. Eppure, in quel 43% è successo di tutto: 5 gol segnati, altrettanti annullati e due espulsioni che hanno sicuramente cambiato l’inerzia della partita, ma non il comportamento in campo di chi li ha subiti, il Tottenham appunto. Rimasti in 10 al 33° minuto a causa di un fallo di Cristian Romero su Enzo Fernandez in area di rigore, la serata degli Spurs è ulteriormente peggiorata al 55° minuto, momento in cui Destiny Udogie ha ricevuto il suo secondo giallo della partita.
Tuttavia, rimasti in 9 contro 11, gli uomini di Postecoglou non si sono piegati e sono andati avanti giocando con una linea estremamente alta per il resto della partita.
La linea difensiva del Tottenham si è infatti spesso piazzata vicino alla linea di metà campo, tentando di cogliere il Chelsea in fuorigioco. La reazione tattica ha sorpreso non poco il Chelsea e in realtà ha funzionato piuttosto bene considerando che i Blues sono stati colti in fuorigioco sette volte durante la partita. Il Chelsea ha inizialmente faticato molto e la bandierina del guardalinee ha continuato ad intervenire ed interferire con la fase offensiva dei Blues.
La linea alta condensa efficacemente lo spazio degli avversari e, a discapito della tanta profondità concessa, a reso difficoltose le giocate sopra e praticamente impossibili le imbucate. Il Tottenham, poi, è stato in grado di utilizzare questa tattica grazie alle qualità del suo portiere, Guglielmo Vicario.
Nell’immagine sopra si può vedere il portiere italiano Vicario uscire ampiamente dalla sua area di rigore nel tentativo di recuperare la palla giocata in profondità dal Chelsea verso Nicolas Jackson. Nell’azione in esame, Vicario arriva per primo sulla palla ed elimina il pericolo, ma non si è trattato di un caso isolato, anzi, nel corso della partita è stato chiamato diverse volte in causa nell’intervenire in azioni analoghe, come testimonia la touch map della partita dell’ex portiere del Cagliari.
E’ evidente che alcuni tocchi erano ad una distanza considerevole dalla sua linea di porta. Vicario è stato la definizione di sweeper-keeper durante l’incontro, poiché ha effettuato 12 azioni difensive fuori dalla sua area di rigore, che hanno incrementato una media stagionale di interventi fuori dall’area di rigore già molto alta, 2,83 azioni difensive fuori dall’area di rigore ogni 90 minuti, dato statistico più alto di qualsiasi portiere del campionato in questa stagione.
Gli Spurs hanno quindi potuto beneficiare delle caratteristiche del loro portiere nell’implementare un comportamento così audace ed avrebbero anche colto un punto se il gol del pari di Eric Dier sugli sviluppi di un calcio piazzato non fosse stato annullato per fuorigioco. Alla fine, invece, dopo 20 minuti dall’espulsione di Udogie, il Chelsea ha trovato un modo per superare la retroguardia degli Spurs e ha vinto la partita. Anzi, considerate le difficoltà incontrate dal Chelsea, il Tottenham sarebbe forse stato stato in grado di ottenere qualcosa dalla partita se le espulsioni si fossero verificati più avanti nella partita. Ma a prescindere da ciò, quello che Postegoclou e il Tottenham hanno lasciato è una convincente argomentazione secondo la quale i principi di attacco possono essere implementati a prescindere da uno svantaggio numerico.
Man United e Union Berlino. Altri esempi approccio propositivo.
Nella quarta giornata del girone A di questa edizione di Champions League si sono sfidate in Danimarca Copenaghen e Manchester United. Nonostante i Red Devils siano rimasti in 10 a causa dell’espulsione di Marcus Rashford al 42° minuto la squadra di Ten Haag non ha rinunciato a voler attaccare nella restante parte del match, e per farlo sono passati dall’iniziale 4-2-3-1 ad un 4-4-1 con Rasmus Højlund unico riferimento avanzato.
L’immagine sotto mostra l’impostazione del 4-4-1 mantenuto in non possesso palla adottata dallo United. Alejandro Garnacho è posizionato leggermente in avanti nella linea a quattro del centrocampo, pronto a collegarsi con Højlund e sfruttare il suo posizionamento intermedio qualora si presentasse l’occasione.
Sebbene lo United abbia utilizzato un attaccante solitario, è stato comunque in grado di creare opportunità e sfruttare a proprio vantaggio le capacità di Højlund nel giocare spalle alle porta.
Nella sequenza di immagini qui sotto si può vedere come il giovane attaccante danese utilizzi le sue qualità per tenere a bada il difensore del Copenaghen prima di appoggiare la palla a Sofyan Amrabat, il quale dopo aver ricevuto lo scarico del compagno lancia immediatamente Garnacho sulle corsie laterali, con spazio per puntare la linea difensiva avversaria e premiare l’inserimento di Dalot.
Ciò evidenzia l’importanza dell’utilizzo dell’ampiezza del campo, la quale diventa particolarmente importante quando si è in 10 uomini in quanto mezzo per allargare l’avversario, come visto sopra.
A conferma di quanto sopra è stata la prestazione dell’Union Berlino nella seconda partita di Bundesliga giocata contro il Darmstadt, nel quale la squadra di Bonucci ha vinto 4-1. Il punteggio è reso ancor più sorprendente dal fatto che l’Union Berlino è stato costretto a giocare in dieci uomini dal 21° minuto, dopo che Brenden Aaronson ha ricevuto il secondo cartellino giallo della partita.
All’inizio del match l’Union Berlin è sceso in campo con un 3-5-2 e si è portato in vantaggio al quarto minuto di gioco. Dopo l’espulsione, il tecnico Urs Fischer ha inizialmente scelto di non fare sostituzioni, ma poco dopo il Darmstadt ha pareggiato ed a questo punto ha preso la decisione di sacrificare l’attaccante David Fofana a favore di Sheraldo Becker, un centrocampo, mossa che ha ripristinato i numeri iniziali nelle zone centrali.
In fase di non possesso, l’Union Berlino è sceso in campo con un 5-3-1. Giocare a cinque dietro ha reso la squadra una squadra difficile da superare, grazie all’ultima linea ben supportata dai tre centrocampisti che hanno assicurato una forma difensiva molto compatta centralmente.
Tuttavia, con la palla, l’Union Berlino non ha avuto paura di impegnare i propri giocatori in avanti nelle transizioni offensive.
L’immagine qui sotto mostra una delle azioni tipiche imbastite dai tedeschi in questa partita, con Robin Gosens che avanza lateralmente e viene servito da un compagno. L’ex Inter e Atalanta, e il suo corrispettivo dall’altro lato Juranovic, sono stati in grado di fornire uno sbocco offensivo alla propria squadra oltre a dare il loro fondamentale contributi per quanto riguarda i compiti difensivi.
Se vogliamo trovare un’altra similitudine con una delle partite precedentemente esaminate, l’Union Berlino ha segnato i 3 successivi gol, in inferiorità numerica, da situazioni di palla inattiva, esattamente come ha fatto il Tottenham contro il Chelsea, gol poi annullato.
Ciò suggerisce il valore delle opportunità sui calci piazzati quando si gioca con meno giocatori dell’avversario, in quanto ogni palla inattiva rappresenta un’opportunità per portare uomini in area e mettere pressione all’avversario.
Inoltre, questo serve a ricordare alla squadra che ha il vantaggio numerico l’importanza di mantenere la disciplina iniziale e non commettere falli inutili.
Retroguardia in ritirata
Analogamente agli Spurs, il Liverpool è rimasto in nove uomini nella trasferta proprio contro il Tottenham. Tuttavia, in contrasto con l’approccio della squadra di Postecoglou contro il Chelsea, Jurgen Klopp ha istruito la sua squadra per giocare con un’altezza media molto più bassa rispetto alla media delle partite di Premier League disputate in questa stagione.
Quando il club del Merseyside era in 10 uomini, tuttavia, ha rappresentato più di una minaccia offensiva ed è riuscito a pareggiare e a farsi annullare una rete per un dubbio fuorigioco. Con l’avanzare della partita, il Liverpool ha cercato di impensierire gli Spurs in contropiede con le sgroppate di Momo Salah, tuttavia i piani per la squadra di Klopp sono cambiati ulteriormente dopo la seconda espulsione.
Quando i Reds si sono trovati in nove uomini, la linea difensiva profonda ha sacrificato sensibilmente la loro minaccia offensiva, avendo tirato solo due volte verso la porta avversaria dopo il secondo cartellino giallo a Diogo Jota, ed ha anche (quasi) assicurato una solidità difensiva utile a garantire il risultato. Il Liverpool ha combattuto per il punto combattuto, salvo poi subire una sconfitta a causa dell’autogol di Joel Matip.
Lo svantaggio di giocare così basso è che invita gli avversari a esercitare continuamente pressione, e il Liverpool ha dovuto cedere a tale pressione.
Nel calcio permane comunque l’idea che giocare contro 10 uomini possa risultare, in alcuni casi, più difficile che giocare contro 11. Un aspetto questo che diverse squadre hanno toccato con mano nel corso degli anni, ultima la Fiorentina di Italiano che proprio nell’incontro di ieri sera giocato contro la Roma di Mourinho non è riuscita a segnare ai giallorossi in 10 dal 64° minuto, che diventeranno poi 9 nei 10 minuti finali di partita.
La Roma ha avuto il 34% di possesso palla nella partita e si è radicato nella propria metà campo per annullare gli attacchi della Fiorentina dopo l’espulsione del polacco. L’immagine sotto mostra come, come il Liverpool, la Roma abbia adottato una linea arretrata profonda al limite della propria area di rigore. Nonostante questo i viola hanno faticato a rendersi pericolosi, affidando i loro attacchi per lo più a cross e traversoni.
A dispetto delle grandi qualità in palleggio, infatti, la Fiorentina ha faticato enormemente a trovare spazi centrali pertanto hanno optato per utilizzare un numero maggiore di attacchi laterali nel tentativo di scardinare il muro difensivo della squadra di Mourinho, che nel frattempo, dopo l’espulsione di Lukaku è passato da una struttura 5-3-1 ad un 5-3-0.
Al termine della partita la Roma riuscirà a reggere la pressione offensiva della Fiorentina, portando a casa un pareggio dopo aver giocato i 3 minuti finali e i 7 di recupero concessi, in 9 contro 11.
Conclusioni
In questa analisi tattica, ho analizzato diversi approcci adottati da diverse squadre nel momento in cui hanno ricevuto cartellini rossi, cercando di evidenziarne pregi e difetti.
La filosofia di Postecoglou ha senza dubbio portato a un dibattito sul cambiamento di strategia del piano partita durante una partita a causa delle espulsioni. Nonostante lui abbia optato per un approccio apparentemente folle, il Tottenham ha quasi conquistato qualcosa dal recente derby di Londra, dimostrando che è un cambio di tendenza nelle scelte strategiche degli allenatori è possibile.