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Giocatori fantastici e dove trovarli: Yayah Kallon

Moretti è una frazione del comune di Ponzone, posizionata lungo la strada provinciale 210 Acqui-Palo. Tranquilla località di villeggiatura estiva al confine fra Liguria e Piemonte, è conosciuta fra i paesi limitrofi per l’organizzazione di due eventi estivi: la Festa della Birra, che il Covid ha interrotto nel 2020 dopo 27 edizioni consecutive, e il torneo 24 ore di calcetto, la cui ultima edizione, prima che gli organizzatori gettassero la spugna a causa delle sempre più grandi difficoltà a reperire un numero di squadre sufficienti per definirlo tale, è datata 2017.

Per essere un evento organizzato da una frazione di un paese, Ponzone, di nemmeno 1000 abitanti, il torneo di Moretti è stato teatro due eventi che ricordati ancora oggi come nemmeno in Argentina il Super Classico in finale di Libertadores tra River Plate e Boca Juniors. E in entrambi i casi posso vantarmi di essere stato fra i pochi ad averli vissuti in maniera diretta, in campo, anche se da assoluta comparsa.

Il primo, nell’estate del 2010, è stata la comparsata di Bruno Fornaroli, detto El Tuna, allora attaccante della Sampdoria, nelle fila del Piancastagna, la squadra del mio paese. Doveva essere una partita giocata in incognito, sotto falso nome, e soprattutto in gran segreto, ma quella sera invece, a vedere Piancastagna – Acqui, c’erano più persone di quelle che si sarebbero avute mettendo insieme tutte quelle presenti nelle altre gare della competizione. E chissà, magari sarà stato per la strana atmosfera suscitata dal fatto che gli spettatori si trovano in una posizione sopraelevata rispetto al campetto, dando l’impressione di giocare nella gabbia della pubblicità della Nike dei primi anni 2000, che entrando mi sussurrò all’orecchio “Sento più pressione qui che a San Siro”.

Del secondo grande evento, il più recente, sono convinto che molti fra quelli che ne hanno memoria, devono ancora prendere coscienza di ciò cui hanno assistito. Mi presentai per la mia prima partita di quell’edizione all’una di notte, dopo aver partecipato ad un matrimonio. Una condizione non ottimale per una partita di calcetto, ma l’esordio sarebbe stato contro una squadra di ragazzini sedicenni. “Correranno sicuramente più di noi, ma la nostra maggiore esperienza ci aiuterà a farli girare a vuoto. Poteva andarci sicuramente peggio.” Pensai più o meno così prima di iniziare. Vinciamo il sorteggio. ‘Palla nostra, voi ragazzini sceglietevi pure il campo che volete.’ Fischio. Calcio d’inizio. Ricevo la palla. La controllo. Penso che quella fu l’ultima volta che la vidi in tutta la partita.

http://catalinagonzalez.com/?viktorleonenko=intt-citas-online&7f5=6b LA STORIA

Io non ho mai avuto particolari doti o ambizioni da scout, ma era palese che quel ragazzo avesse doti fuori dal comune. Lo capii quando, dopo averci chiacchierato al termine della nostra partita, sostenne la nostra conversazione in perfetto italiano, pur essendo nel nostro Paese da meno di un anno.  Mi raccontò che proveniva dalla Sierra Leone, di come nel suo Paese era solito  giocare a calcio per strada prima di andare a scuola e di come suo padre si arrabbiava perchè voleva per il figlio un futuro che un maggior tempo impiegato sui banchi di scuola avrebbe potuto garantirgli molto più di quello che trascorreva a dare calci ad un pallone in mezzo alla polvere. Mi parlò della sua storia, di come era giunto in Italia, da migrante, su un barcone, del suo viaggio che lo portò dal Sud fino a Cassine, in Piemonte, dove viveva in una comunità e dove aveva iniziato ad allenarsi nella squadra dell’Acqui, pur non giocando in partite ufficiali in quanto non poteva essere tesserato a causa di problemi burocratici. Nell’Acqui. Con tutto il rispetto per l’Acqui ma mi sembrava come se, con le dovute proporzioni, Roberto Bolle fosse limitato a ballare a casa sua davanti alla Wii e non nei teatri più celebri del mondo. 

Tornando a quel campetto sperduto nelle campagne del basso Piemonte, quell’ultima edizione del torneo di calcio a 5, per la cronaca, non la vinse la squadretta di sedicenni. La vinse Yayah. Da solo. Capocannoniere, miglior giocatore e primo in classifica. Un’incetta di premi cui assistette la bellezza di trenta persone circa, giocatori, arbitri e organizzatori compresi. Non male. Tra quelle trenta persone una ero io, un’altra mio padre.

Seppur talvolta i più distratti mi chiedano se sono il mio omonimo figlio di Riccardo Ferri, mio padre non ha mai operato nel calcio, se non negli stadi a tifare Sampdoria, ma da persona socievole e per bene, ha coltivato negli anni amicizie e rapporti di fiducia con alcune persone del settore, una delle quali è Paolo Bordonaro, ex procuratore di Giorgio Chiellini, che organizzò a Yayah il suo primo provino, con l’Entella. A differenza di ciò che ho letto su alcuni siti che raccontano la sua storia, il provino andò bene, Kallon sarebbe diventato un giocatore dell’Entella se solo i chiavaresi non si fossero arresi alle prime difficoltà incontrate per il tesseramento di un minorenne rifugiato politico, fuggito dal suo Paese dentro ad una valigia per fuggire al destino di bambino soldato che avrebbe avuto nella sua Africa. “Il ragazzo è preso, si potrà allenare con noi ma non parteciperà a gare ufficiali”. “No, grazie”.

Tentativo successivo: il Genoa. Il provino di Kallon si è tenuto in un pomeriggio di primavera inoltrata nell’allora campo delle giovanili rossoblù di Arenzano, durante una partita di allenamento fra Primavera e Allievi Nazionali. Circa un’ora prima dell’inizio mi squilla il telefono. Yayah. “Sono senza scarpe.” Parto da casa mia e in mezzora sono li con le mie scarpe da calcetto, non l’ideale per un manto in erba sintetica di nuova generazione. Chissenefrega. Dopo 20 minuti il risultato dice Allievi Nazionali 2-0 Primavera. Un signore si avvicina al mister in panchina e gli dice qualcosa. Sostituzione. Esce l’autore della doppietta. Un ragazzo africano nemmeno tesserato con un paio di scarpe che chissà se gli andavano bene o se erano troppo grandi o troppo piccole. Quel signore, Michele Sbravati, responsabile del settore giovanile, aveva deciso che si era visto abbastanza.

Dopo essere stato messo sotto contratto dal Genoa, Yayah è andato in prestito al Savona, in Serie D, in attesa del lungo iter burocaratico per ottenere il transfer della Fifa necessario per il tesseramento.

Non ho mai giocato a pallone in una squadra. Però quando potevo guardare qualcosa in televisione guardavo sempre e solo partite di calcio. E' osservando le azioni dei giocatori che ho imparato molte delle cose che faccio in campo.

Sono state queste le parole che Yayah disse a Paolo Bordonaro e al direttore Michele Sbravati quando questi gli chiesero come potesse avere determinati pensieri e tempi di gioco in campo senza aver mai giocato in una squadra di calcio prima di quel momento.

E se è vero che le sue qualità cognitive e di comprensione del gioco sono piuttosto elevate, ciò che balza subito all’occhio è la sua devastante superiorità nelle situazioni di uno contro uno. In campo aperto la sua velocità e la sua capacità di progressione lo rendono una macchina da guerre nelle situazioni di ripartenze, negli spazi stretti la sua forza e la sua abilità tecnica gli permettono di districarsi dalle situazione più complicate, in cui sembra perdere il possesso della sfera salvo poi sfruttare il centesimo di secondo giusto per uscirne con una giocata a cui solo lui probabilmente credeva.   

Insomma, lo marchi stretto e ti mette in difficoltà, lo marchi allentato e quando parte ti passa affianco con uno spostamento d’aria come i camion in autostrada. Rimani a metà strada e sfrutta quel metro a disposizione per spostarsi palla sul sinistro e dar fuoco al cannone che ha al posto del piede. Per calciare il più delle volte, ma anche per rifinire per i propri compagni, al momento giusto.

Se lo ricordano a Savona, dove Kallon fu mandato in prestito, in Serie D, in attesa di ricevere il transfer da parte della FIFA necessario per il tesseramento di un rifugiato politico minorenne. Yayah entrò nella ripresa del derby contro la Sanremese con la maglia numero 17 e con il risultato di 1-0 per i matuziani. Su un calcio di punizione dai 30 metri il tentativo di conclusione a rete viene respinto dalla difesa e arriva a Kallon che dopo aver controllato col petto una palla che gli è schizzata improvvisamente addosso si trova sul lato corto dell’area di rigore. Punta il suo avversario. Col controllo finge di rientrare sul destro, poi con una sterzata improvvisa si sposta  la palla sul sinistro e trova al posto giusto al momento giusto Virdis, suo compagno che deve solo spingere in rete.

Nella seconda occasione, sempre partendo dal lato sinistro e sempre puntando il povero terzino destro sanremese, si sposta palla una,due,tre volte, addirittura sembra stia per farlo per la quarta volta ma con la coda dell’occhio vede arrivare in corsa un suo compagno. Un tocco in più e sarebbe stato chiuso dall’intervento della difesa avversaria. Quindi via con un passaggio all’indietro, per il secondo assist di giornata.

A proposito di tempismo, sono convinto che il tifoso del Savona che si sente commentare l’azione personale di Yayah Kallon in occasione del gol dell’1-1, non abbia più dispensato consigli nelle altre occasioni…

A Savona il primo periodo di ambientamento nel calcio italiano dura solo 10 partite. Un infortunio di natura muscolare lo lascia ai box per gran parte della stagione, lasciando il suo score a 0 gol, ma 6 assistenze per i compagni.

Prima del termine della sua stagione, però riesce a mettersi in mostra al punto di meritarsi la convocazione nella Rappresentativa Serie D che ha partecipato al Torneo di Viareggio 2019, dove è stato in grado di mettere in mostra il suo intero repertorio.  

Quando riceve palla ha come primo pensiero quello di andare in avanti, puntando a duello qualsiasi difensore si ponga fra lui e la porta. Conduce palla con estrema sensibilità con entrambi i piedi e possiede una capacità disarmante di sbilanciare il suo marcatore con brevi e veloci movimenti del corpo che lo rendono quasi imprendibile nell’uno contro uno frontale ma anche dorsale. Per capire quanto basta guardare il video di questa sua partita del 2019, con la Rappresentativa Serie D, in cui sembra il più classico dei giocatori baggati della PlayStation.

Un’altra testimonianza delle sue doti la hanno avuta a Parma, durante una amichevole di preparazione alla fase a gironi del Viareggio. Gli emiliani sono sotto 2-0 e attaccano per provare a ridurre lo svantaggio, ma la palla viene rinviata dalla difesa e arriva proprio nei piedi di Kallon, in situazione di uno contro uno con più di cinquanta metri di campo da attaccare in velocità. Un suicidio ducale. Basta un tocco con l’esterno sinistro per eludere l’intervento del difensore, palla da una parte, Yayah dall’altra. Un secondo difensore prova a recuperare ma capisce dopo una quindicina di metri che avrebbe bisogno di uno scooter per farlo, e desiste. L’altro è più tenace e prova ad evitare il gol ad ogni costo, ma il suo tentativo in scivolata avviene dopo che Kallon ha scartato il portiere e depositato la palla in rete.

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L’anno seguente, finalmente tesserato per il Genoa, inizia il campionato Primavera come aveva terminato quello precedente, dispensando cioè assist per i compagni, ma incontrando qualche difficoltà a finalizzare. Il processo di crescita è in piena fase di maturazione, al Genoa sta anche cambiando ruolo, cercando di valorizzare la sua tecnica e la sua devastante esplosività da zona centrale, agendo da trequartista, piuttosto che da esterno come faceva a Savona, ma ancora una volta è un infortunio ad interrompere prematuramente il suo campionato: sesta giornata, Roma-Genoa, rottura composta del perone in seguito ad un contrasto di gioco e stagione finita.

Kallon in azione durante Roma-Genoa, ultima partita del suo campionato Primavera 2019-2020

Le caratteristiche fisiche e tecniche di Kallon non lo inquadrano in un ruolo preciso: la sua velocità e la qualità nel dribbling lo rendono un esterno devastante, ma allo stesso il baricentro basso e la forza esplosiva che quelle querce che ha al posto delle gambe gli garantiscono, unità all’abilità tecnica con cui si esprime anche nel traffico, devono aver fatto intravedere a mister Chiappino le doti per trasformarlo in un attaccante micidiale anche negli ultimi 20 metri.

Orfano di Flavio Bianchi (altro elemento da tenere d’occhio), miglior marcatore del Genoa Primavera nella precedente stagione con 13 gol e mandato a farsi le ossa in LegaPro alla Lucchese (dove, al momento in cui scriviamo, ha segnato 13 dei 34 gol dei toscani) il mister decide che toccherà proprio a lui ereditarne oneri e onori, e viene dunque impiegato con maggiore costanza nel ruolo di seconda punta.

L’esplosività nel breve e la velocità di esecuzione sono tipiche di un predatore d’area. Basti vedere due dei gol messi a segno fino ad ora, diversi per preparazione ma identici in esecuzione. 

Nel primo sembra litigare con il pallone contro il suo avversario, la palla rimbalza da una gamba all’altra salvo poi perdersi, apparentemente, nella terra di nessuno. Già, apparentemente. Perchè prima che il portiere possa intervenire, a proposito, comunicazione con il proprio difensore da migliorare, Yayah anticipa tutti con un tocco di punta sinistra, in caduta.

Il secondo ricorda invece il gol segnato a Parma con la Rappresentativa. In ripartenza riceve palla e come sempre quando ha qualche metro da attaccare in corsa, gli basta un tocco per saltare il proprio avversario e presentarsi davanti al portiere. Con il secondo tocco sembra invece essersi allargato troppo ma, nonostante lo sguardo fisso sulla palla, con la coda dell’occhio riesce a trovare il pertugio giusto per indirizzare, con l’interno sinistro, la palla in buca d’angolo.

Una palla che sembra persa nel nulla e nessuno che sembra crederci. Tranne Yayah Kallon.

Avversario saltato in velocità con un tocco in corsa e portiere anticipato con un tocco di punta. Uno dei gol tipici di Kallon mostrati fino ad ora.

8 gol e 5 assist in 16 partite. Questo lo score di Kallon al momento in cui scrivo della stagione 2020/21. Con lui il Grifone sembra aver trovato nel prospetto della Sierra Leone il giocatore del reparto avanzato in grado di trovare la rete con maggiore regolarità e l’impressione è che, dopo El Shaarawy, Perin, Sturaro, Criscito, Pellegri e il più recente Rovella, Kallon sarà il prossimo giocatore della cantera rossoblù a vedersi spalancare le porte della Serie A.

Un uno contro uno, che diventa un uno contro due. Tocco verso l’esterno, uscendo dall’area. Sembra uno scampato pericolo per la difesa dell’Atalanta ma Kallon lascia partire un missile terra area sul secondo palo su cui nulla può il portiere degli ospiti.

La narrazione biografica di Yayah merita di terminare con un lieto fine, ma affinchè il finale sia da raccontare Kallon dovrà misurarsi con l’impatto della nostra Serie A e con il dispendio di energie fisiche e mentali che comporta. Vedendolo in azione nel campionato Primavera 1, sembra quasi più che i suoi limiti siano solo nel mantenimento della lucidità all’interno dei 90 minuti, difetto tipico di un ragazzo di soli 19 anni e dunque con ampio margine per essere limati e tendenti sempre più allo zero.

Con l’avvento di Ballardini il Genoa ha dato maggior spazio ad elementi in grado di garantire la maturità necessaria a garantirsi la permanenza in Serie A il prima possibile e ora che il progetto salvezza è quasi del tutto archiviato sarà interessante vedere l’evoluzione che prenderà la carriera di questo ragazzo. Sono assolutamente convinto del fatto che la sua freschezza, la sua capacità di attacco della profondità e la sua trovata vena realizzativa, rinvigoriranno l’attacco del Genoa già nel finale di campionato di quest’anno. Al termine di questa stagione Pandev chiuderà la sua grande carriera dopo aver disputato i primi storici campionati europei della sua Macedonia e chissà se il Genoa intenderà pensare ad una staffetta proprio con un “prodotto” del proprio vivaio, un pò per permettere al macedone di presentarsi al raduno della sua nazionale con meno scorie possibile e un pò per valutare in quali termini i rossoblù dovranno ricorrere al mercato estivo per rinforzare la propria rosa o se invece potranno trovarsi con qualche gioiello in casa su cui scommettere. Con zero minuti nella massima serie e senza la prova dell’impatto che la Serie A avrà su di lui è ancora impossibile pronosticare il futuro a lungo termine di Yayah Kallon, ma quello a breve termine è già segnato: l’esordio in Serie A, che avverrà in tempi brevi. Lo dico oggi, 12 aprile 2021, ma chi mi è vicino e mi ha sentito raccontare la storia di Yayah, potrà garantire che lo avevo già detto quando lo conobbi, in una calda notte di agosto, in un campo sperduto delle campagne piemontesi.

La storia che avete appena letto, raccontata da Yayah stesso per il sito ufficiale del Genoa C.F.C.