L’autoefficacia

Reutlingen Che cosa è l’autoefficacia?

L’autoefficacia è una delle variabili psicologiche più fondamentali e determinanti del rendimento sportivo.

Corrisponde alla convinzione che si possa realizzare in maniera soddisfacente una condotta desiderata, dominando specifiche situazioni, attività o aspetti del proprio funzionamento psicologico o sociale.

L’atleta autoefficacie si caratterizza per: 

  • avere la convinzione che possiede le attitudini  necessarie per svolgere il compito che si deve realizzare. L’atleta si sente cioè all’altezza delle circostanze, in possesso di tutte le abilità necessarie per affrontarlo nella migliore maniera possibile.
  • avere la convinzione che possiede la capacità per acquisire potenzialmente le destrezze e le competenze necessarie (tanto fisiche come mentali) che gli permettono di raggiungere il suo massimo rendimento. L’atleta crede dunque di poter acquisire, attraverso il lavoro e l’allenamento, gli strumenti che gli mancano per alzare il suo livello competitivo.

E’ fondamentale saper differenziare l’autoefficacia dall’ego e dalle convinzioni infondate senza il supporto del lavoro e dell’allenamento necessario. La presunzione, nello sport come nella vita, non porta da nessuna parte e maschera i limiti senza che questi possano diventare risorse. Al contrario, l’autoefficacia, influisce sull’impegno messo per raggiungere l’obiettivo e sulla resilienza mostrata di fronte ai fallimenti e alle difficoltà. Nel video postato sopra Draymond Green rappresenta un chiaro esempio di atleta autoefficace, cosa ben diversa dall’essere un atleta presuntuoso come è probabilmente apparso alla maggior parte dei giornalisti presenti in sala stampa.

bacheka incontri imola Quali sono i vantaggi di possedere un buon grado di autoefficacia? 

  1. Genera l’attivazione di emozioni funzionali: tranquillità, equilibrio nelle situazioni di pressione, temperamento nella presa di decisioni e coraggio nel prendersi dei rischi
  2. Fomenta la motivazione: predispone energeticamente l’atleta nel mettersi alla prova e generare sfide
  3. Stimola la voglia e il bisogno dell’atleta a partecipare all’attività sportiva, potenziando il suo entusiasmo.
  4. Facilita la concentrazione: mente libera da preoccupazioni circa le conseguenze delle sue azioni, del suo rendimento, del risultato, dell’errore… Si concentra sul presente, nel compito da svolgere e in ciò che si ha bisogno per risolverlo.
  5. Influisce sugli obiettivi: si stabiliscono limiti il più alto possibile per ottenere il potenziale più alto possibile. L’atleta autoefficace è ambizioso e stimolante. e possiede la convinzione che sforzandosi può raggiungere i suoi obiettivi.
  6. Aumenta lo sforzo che l’atleta è disposto a compiere: la quantità e la durata dello sforzo dipendono dal grado di autoefficacia che possiede.
  7. Influisce sulle strategie del gioco: giocare per vincere. Maggiore è il grado di autoefficacia minore sarà la paura di correre rischi e si tende ad assumersi il controllo della situazione, con l’obiettivo di mettersi in vantaggio.
  8. Influisce sull’impeto: capacità di produrre impeto positivo per invertire il trend negativo che può sorgere in determinate situazioni sportive.

Colomadu L’ego

L’ego non ha nulla a che fare con l’autoefficaca.

  1. L’ego tende ad operare sempre nella stessa maniera, nascondendo la sua vera identità:  tira la bomba e non solo nasconde la mano responsabile, ma accusa un’altra persona come responsabile
  2. E’ il lato più fragile e delicato che tutti noi abbiamo, la culla di tutte le nostre insicurezze
  3. E’ l’origine di tutte le nostre paure, paure che siamo soliti manifestare  attraverso altre emozioni e/o attitudini: rabbia, superbia, egoismo, autorità, ecc.
  4. L’ego opera in maniera cammuffata, mostrando qualcosa di differenti da se stessi e dalla delicata naturalezza di ognuno. Fa mostrare cioè ciò che si vuole e non ciò che si è.
  5. Senza tutto ciò che fa apparire e non essere si sente insicuro, nudo, fragile.

La cattiva notizia è che ognuno di noi ne possiede uno. Quella buona è che, partendo dall’umiltà, possiamo apprendere ad identificare come opera in ciascuno di noi.