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La crisi a lungo termine del Siviglia

La scorsa settimana abbiamo assistito all’eliminazione della Fiorentina in semifinale di Conference League per mano del Betis di Siviglia. Ancora una volta una squadra andalusa sarà quindi protagonista di una finale europea anche se, fino a qualche giorno fa, è sempre stata l’altra metà di Siviglia a giocare (e spesso vincere) in campo continentale. 

Nonostante l’ultima vittoria dell’Europa League sia piuttosto recente (stagione 2022/23), negli ultimi 3 anni il Siviglia è entrato in una spirale negativa in campionato che l’ha portata a terminare sempre nella parte della classifica (12° nei 2022/23, 14° nel 2023/24). In questa stagione i biancorossi non sono riusciti ad invertire il trend e a tre giornate dal termine del campionato si trovano a soli 4 punti dalla retrocessione, con il prossimo match contro il Las Palmas che deciderà molto del prossimo futuro del club.

Instabilità tecnico tattica, declino della qualità della rosa e tensioni societarie

Dalla stagione 2022/23 a quella attuale il club ha cambiato allenatore sette volte: da Julen Lopetegui si è passati a Sampaoli, sostituito poi da Mendilibar. Successivamente Diego Alonso, Quique Sanchez Flores e Pimienta si sono succeduti, fino ad arrivare all’attuale guida di Joaquin Caparros. Questa continua girandola di cambi ha quindi impedito la costruzione di un’identità tattica stabile. I sistemi di gioco sono variati tra 4-2-3-1, 3-4-2-1, 5-3-2 e la mancanza di coerenza ha portato ad una squadra che ha evidenziato poca organizzazione, soprattutto difensiva, con difensori molto spesso fuori posizione e vulnerabili alle transizioni avversarie.

Dopo l’addio di Monchi nell’estate del 2023, il Siviglia si è reso protagonista di operazioni di mercato che col tempo sono risultato quantomeno discutibili. L’acquisto di giocatori come Rubèn Vargas e Akor Adams non hanno portato i risultati sperati, mentre la mancata cessione di esuberi ha limitato la flessibilità finanziaria del club. Le restrizioni salariali hanno costretto il Siviglia a fare ricorso ad acquisti proveniente dalla squadra B, complicando ulteriormente la situazione. Inoltre, la partenza negli ultimi anni di figure chiave come Jules Koundè, Diego Carlos e lo stesso Ramos ha lasciato un vuoto non colmato adeguatamente. I sostituti, come Tanguy Nianzou e Marcão non hanno fornito le stesse garanzie, contribuendo ad una difesa divenuta troppo instabile.

La dirigenza, guidata da Josè Maria del Nido Carrasco, è stata bersaglio di critiche e minacce da parte dei tifosi, culminate con gli episodi di atti vandalici e invasione del centro sportivo da parte degli stessi sostenitori del Siviglia avvenuti due giorni fa in seguito alla sconfitta per 3-2 a Vigo contro il Celta.

Grossi problemi difensivi

Nella stagione scorsa il Siviglia ha alternato diversi moduli, variando fra il 4-3-3 e il 3-4-2-1, affidandosi all’esperienza di Sergio Ramos, Gudelj e Navas. Il sistema difensivo degli andalusi è stato prevalentemente incentrato su una linea di difesa che, a prescindere dal fatto che giocasse a 4 o a 5 cercava di difendere più verso la propria area di rigore che in campo aperto. La mediana, composta da Jordàn, Rakitic e occasionalmente Fernando, offriva almeno una gestione minima dei ritmi. Sebbene l’intensità fosse carente, la gestione del possesso era sufficiente per riuscire a limitare gli attacchi degli avversari e in certi momenti il Siviglia riusciva ancora a dominare squadre di livello inferiore. Tuttavia i problemi difensivi erano evidenti e spesso legati al mancato raddoppio sugli esterni.

Nonostante la scorsa stagione si sia chiusa con una salvezza strappata nel finale e una rosa disfunzionale gestita ad intermittenza da vari allenatori (Mendilibar, Diego Alonso, Quique Sànchez Flores), l’attuale gestione Caparròs, subentrato in un contesto emergenziale dopo il licenziamento di Pimienta avvenuto lo scorso aprile, ha mostrato una deriva ancora più marcata.

Con l’addio di Ramos e la crescente involuzione fisica di alcuni riferimenti, la linea arretrata è stata affidata a profili giovani ma inesperti come Kike Salas e a un Badè in costante calo. Nemmeno l’esperienza di Gudelj, spesso utilizzato come difensore centrale forse per trovare un’alternativa come guida a Ramos, ha aiutato a limitare i danni. Anzi, i limiti mostrati dal serbo nel posizionamento e nella copertura degli spazi, hanno spesso enfatizzato le difficoltà difensive del Siviglia, facendo tornare a galla i limiti strutturali degli andalusi.

L'undici iniziale dell'ultima partita del Siviglia, contro il Celta Vigo
Problemi difensivi persistenti

Sotto la guida di Joaquin Caparros, che nel corso della sua carriera era già accorso al capezzale del club per alcune partite in due precedenti occasioni (stagioni 2018 e 2019), il Siviglia gioca un 4-4-2 tradizionale, con un blocco medio orientata alla compattezza orizzontale. L’idea alla base dell’approccio difensivo della squadra è quella di costringere gli avversari a giocare esternamente difendendo la densità centrale e chiudendo le linee di passaggio tra le linee senza però riuscire nella pratica nè nell’uno nè nell’altro intento. I centrali tendono infatti a non leggere le traiettorie in profondità, mantenendo spesso una linea piatta anche contro squadre che attaccano con tagli diagonali. I terzini, soprattutto Pedrosa, vengono attratti facilmente fuori posizione da ali larghi o esterni bassi che si sovrappongono, aprendo canali attaccabili, soprattutto negli half space.

Nel derby contro il Betis del 30 marzo scorso, vinto 2-1 dai rivali cittadini, questo comportamento è stato emblematico al minuto 24. Durante un’azione offensiva del Betis con difesa del Siviglia completamente schierata, Pedrosa si fa “tirare fuori” dal movimento incontro in zona di rifinitura – altro tasto dolente di cui parlerò nel paragrafo successivo – di Sabaly (immagine 1) che effettua poi un contromovimento tagliando in avanti dritto per dritto sfruttando il buco venutosi a creare fra il terzino di sinistra Pedrosa e il centrale di parte Kike Salas (immagine 2). Nel terzo frame di questa azione si nota chiaramente come il giocatore del Betis sarà libero di ricevere indisturbato dentro l’area di rigore per poi crossare sul secondo palo per l’inserimento da dietro di Cardoso (numero 4 del Betis, nelle slide ben visibile perchè si tratta del giocatore che si trova all’altezza dell’arbitro) a causa della completa assenza di copertura fornite dai centrali difensivi che si trovano troppo schiacciati, entrambi attratti dalla presenza di Hernandez dentro l’area di rigore.

Inoltre c’è un altro aspetto che contribuisce a rendere il Siviglia una delle squadre peggiori ne La Liga in termini di xGA: la distanza fra i reparti. Il Siviglia 2023/24 aveva un’inerzia negativa, ma riusciva a chiudersi e difendere collettivamente in maniera abbastanza soddisfacente. Il Siviglia 2024/25 invece è spesso apparsa una squadra disunita, a tratta completamente priva di connessioni e in balia di scelte che appaiono quasi “casuali”. La linea difensiva viene protetta molto poco da un centrocampo molto spesso passivo, con corse di rientro troppo pigre. Questa mancanza di coesione verticale e orizzontale produce uno scenario in cui ogni linea gioca per conto proprio, con movimenti casuali e un’identità tattica sbiadita.

Questo si può in parte vedere nella stessa azione del primo gol del Betis appena analizzata. Osservando la dinamica dello sviluppo da un punto più lontano del pallone si può notare come, nella parte in basso dell’immagine, Lukèbakio non presti nessuna attenzione al possibile 2 contro 1 sul secondo palo generato da un possibile inserimento di Rodriguez (numero 12, nell’angolo di destra nella prima immagine) o, più in generale, agli inserimenti degli uomini in seconda linea del Betis (come poi avvenuto con l’inserimento di Cardoso, visibile in zona dischetto nella seconda immagine).

La mancanza di compattezza orizzontale e verticale del Siviglia è ben visibile anche nel gol che ha sbloccato  la partita contro il Celta Vigo. Quando la palla giunge all’esterno di sinistra del Celta il centrocampo dei biancorossi si trova completamente slegato, con i due mediani a decine di metri di distanza dall’esterno in pressione. Nello sviluppo dell’azione il Celta trovo un umoo fra le linee libero di ricevere senza una pressione forte e con buon tempismo. Nel frattempo, lontano dalla palla, l’esterno alto di sinistra, Pedrosa – in quest’occasione utilizzato qualche metro più avanti del solito – non si preoccupa dell’inferiorità numerica che deve gestire il suo compagno Salas (complice anche una mancanza di comunicazione di quest’ultimo molto probabilmente). Tuttavia la superiorità numerica del Celta rimane ininfluente perchè sul cambio di gioco è un’ottima giocata individuale di Moriba a risolvere la situazione e portare in avanti la squadra di casa.

Vulnerabilità in zona di rifinitura

La mediana attuale del Siviglia soffre di una doppia disfunzionalità: incapacità di costruire un efficace gioco sotto pressione e poca intensità in fase di riconquista. Uno dei problemi più gravi risiede nella scarsa compattezza verticale. Nonostante le scelte volte a fornire alla squadra una stabilità collettiva, ma con poco riscontro pratico, il Siviglia si è cristallizzato in un 4-4-2 dall’interpretazione troppo rigida che non regge l’urto del calcio moderno. Le distanze fra centrocampo e difesa sono spesso eccessive e quando non lo sono l’assenza di un vero “anchor player” – un mediano posizionale capace di leggere e assorbire pressione centrale – è probabilmente il difetto costruttivo più grave. I profili a disposizione sono ibridi o specializzati in funzioni diverse: nessuno ha la continuità posizionale per schermare stabilmente lo spazio di rifinitura centrale.

Anche i difensori esitano a rompere la linea e uscire sull’uomo fra la linee. In generale, difesa e centrocampo, non appaiono connesse da un movimento sincronizzato. Questo ritardo e questa indecisioni creano “buchi” centrali per gli avversari. In particolare, quando la palla è nei mezzi spazi, i centrocampisti faticano a stringere verso il centro, lasciando quella che viene definita zona 14 (ne abbiamo parlato in questo precedente articolo) come punto cieco sistematico.

Anche in questo caso è il derby contro il Betis a fornire un primo esempio pratico di come la linea mediana del Siviglia si esponga agli inserimenti avversari in zona di rifinitura: Jesus Rodriguez entra dentro al campo (immagine 1) e nessuno segue il taglio fra le linee di Isco (immagine 2). La difesa del Siviglia rompe troppo tardi con il centrale e quando il passaggio verso Cuchu Hernandez è già partito, Salas si trova ancora a metà strada (immagine 3).

Contro il Real Madrid, il 22 dicembre 2024, il Siviglia ha subito 4 gol, molti dei quali originati da azioni sviluppate o finalizzate proprio nella zona di rifinitura centrale, spesso anche ai margini dell’area di rigore, evidenziando le difficoltà a gestire gli spazi centrali e coordinare i movimenti difensivi. Spesso anche nella stessa azione è possibile vedere come il Siviglia si esponga a situazioni in cui gli avversari trovano facilmente spazi fra le linee e, in generale, in zona centrale per rifinire o calciare.

Nei video qui sotto l’azione che ha portato al primo gol del Real è stato volutamente “splittato” in due per evidenziare i due momenti in cui la difesa ha sofferto il gioco fra le linee avversarie. La prima, in seguito ad una prima pressione slegata, senza l’adeguato supporto della difesa che rimane orientata a difendere lo spazio alle proprie spalle senza accorciare sul ricevitore avversario, e la seconda, in cui Mbappè può beneficiare dell’assenza di uscita in avanti del centrale e della pigrizia delle corse di ripiegamento dei centrocampisti andalusi.

 

Anche il terzo gol dei blancos è riconducibile ad una chiara difficoltà difensiva del Siviglia sia da un punto di vista strutturale (mancanza di supporto dei centrocampisti) che mentale (intensità delle corse di ripiegamento), oltre che a lacune di tattica individuale. 

Un progetto che richiede rifondazione, non solo salvezza

Il confronto tra il Siviglia 2023/24 e quello del 2024/25 mette in luce una verità scomoda: il club non è semplicemente in crisi di risultati, ma di struttura. La transizione da un “modello reattivo” a uno “confuso e vulnerabile” è avvenuto in pochi mesi, complice una gestione dirigenziale erratica ed una rosa mal assortita. Caparros, scelto per dare stabilità, non è riuscito a fornire soluzioni nè in fase di possesso nè, soprattutto, in fase di non possesso.

Per salvare il club – e non solo restare in Liga – al Siviglia serve un cambio di paradigma: un nuovo progetto tecnico, una rosa ricostruita con logica e un ritorno a principi chiari di gioco collettivo.